Marialuisa Bianchi.
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Ekaterina. Una schiava russa nella Firenze dei Medici.
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Parte 2.
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2017. END Edizioni, AOSTA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 21.
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Caterina accompagna la padrona da mastro Benintendo a prendere la statuina di cera. Lusanna paga e insieme ammirano l'oggetto come se da questo dipendesse davvero il miracolo della fertilit, proprio ora che Giovanni non viene pi a trovarla.
Ohim, tu m'hai disfatto, marito mio, ma la Vergine mi aiuter di certo pronuncia davanti all'altare Lusanna, mentre depone con cautela la statuina dopo averla pi volte baciata e accarezzata.
Caterina, qui davanti alla Nostra Signora io ti domando una cosa singolare, ma sono sicura che tu lo farai per me, sorella mia.
Sorella mia!, la padrona non le si era mai rivolta con questo tono, doveva chiederle qualcosa di veramente importante, dunque.
Ditemi, padrona, non posso rifiutarvi niente e voi avete in mano la mia vita.
Bene, Caterina, tu concepirai un figliolo per me e quando verr il tempo ce ne andremo in villa e poi tu lo allatterai, ma diremo che  figlio mio e di Giovanni, nato settimino. Tutti sono a conoscenza del fatto che lui veniva sempre a casa mia e anche se ora nega, con l'aiuto di monsignor l'arcivescovo e del bambino dovr accettarmi come sposa e rinnegare Marietta, anzi sar sciolto dal vincolo con lei e io, io....
Cosa mi chiedete? Io non posso, io non voglio ingannare ser Giovanni e Domineddio, cos davanti alla Vergine, voi mi chiedete....
Schiava, - dice Lusanna cambiando tono e guardandola con aria dura, - cosa credi, potrei venderti domani e che ne sarebbe di te? Troveresti altri padroni che ti ingraviderebbero di certo o finiresti in balia di vecchi e scrofolosi. Non puoi rifiutarmi questo dono e tu sai quanto la mia condizione sia legata a un figlio che Giovanni dovr pur legittimare.
Caterina si sente ancora una volta in balia di chi pu decidere di lei dall'oggi al domani. Non vorrebbe ingannarla, ma non pu certo accettare. Meglio fingere di assecondarla e poi sparire come aveva gi deciso.
Non parli? Se la mia proposta ti ha turbato non hai che da pensarci e mi darai la risposta, del resto mi hanno riferito che ti sei incontrata con Francesco di Benino. Sai che ci sono punizioni gravi per chi travia le schiave. Cosa aspetti, allora, ti do la mia benedizione per rivederlo quando e come vorrai e poi quel che dovr succedere....
Caterina annuisce chinando la testa e riflette: quello che la padrona vorrebbe  gi accaduto e il figlio suo e di ser Giovanni  ora agli Innocenti e lei non lo rivedr, ma non ci sar pi nessun fanciullo n per lei n per Lusanna.
Escono dalla chiesa e si avviano verso casa. Sulla strada del ritorno, davanti al palazzo di via Larga, sostano a osservare la lunga fila di bifore che si aprono sulla facciata di bugnato. La padrona spiega che l'edificio  stato terminato da poco e si dice che Cosimo abbia cercato di fare in grande, ma non troppo, al fine di evitare le invidie dei fiorentini, che gi l'avevano mandato in esilio una volta. Non aveva voluto rischiare... Perch si sa l'invidia  una brutta bestia e lei Lusanna ha sperimentato gli sguardi cattivi delle vicine che ora sono chiamate a testimoniare al processo e chiss cosa inventeranno, per questo non pu correre il rischio. Puntare solo sull'aiuto del vescovo non baster e lei vuole a tutti i costi un figlio, anche non suo, sapr ricompensarla, di sicuro la liberer, dopo il parto...
Mentre la padrona parla e sospira, Caterina ancora una volta assiste a qualcosa che non vorrebbe vedere. Nella penombra del cortile fra i luccichii dei raggi solari che si insinuano sotto il pergolato del giardino, in un riverbero di specchietti, vede Cosimo e Giovanni, sotto una pianta d'aranci, che si stringono la mano. Il signore di Firenze fa un cenno di assenso con la testa e l'altro sorride compiaciuto. Caterina ha intuito cosa accadr. Se il futuro dovr compiersi non avverr senza che la padrona avr combattuto fino alla fine, perch solo combattendo si pu riscattare il destino che non ci  stato amico. Nella lotta si vince comunque almeno la battaglia contro noi stessi. E la lotta ci d la forza di andare avanti, di vivere, pensa Caterina. Questo invidia a Lusanna e questo deve ancora imparare da lei. Una donna fiera e combattiva, anche se la bistratta spesso.
L'offuscamento si dissolve e dal portone esce ser Giovanni in tutta fretta. Lusanna ha uno slancio e sta per chiamarlo, poi si controlla e lo raggiunge mentre monta a cavallo. Lui la guarda dall'alto e solleva il mento come a un breve cenno di saluto o di disappunto, poi volta le redini e si allontana al galoppo. Lo vedono scomparire dietro il Battistero. La padrona immobile e attonita non proferisce parola, poi le lacrime cominciano a scendere. Caterina le sfiora leggermente il braccio e la guida verso casa, come si fa con un bambino piccolo e bisognoso di aiuto. In silenzio.
I sentimenti verso la padrona oscillano fra l'ammirazione e la rabbia e in momenti come questo anche pena. Dopotutto Lusanna sta scontando il prezzo della sua avvenenza fisica, rara ed esotica, un po' come lei, Ekaterina, strappata alla famiglia, ai suoi cari. Non penserete che sia ben fatto rapire una fanciulla in quel modo... Per io dico fate che tutte siano messe in sterminio. Riaffiorano pesanti le parole del vescovo. Dunque non pu e non deve affezionarsi a niente e nessuno; ha deciso di seguire Francesco ma corre enormi rischi e se non lo segue ugualmente non sar salva. Una strada le indica la libert, probabile, ma incerta, e se Francesco si stancasse di lei, come Giovanni si  stancato di Lusanna e se desiderasse un figlio suo, ora che lei non potr pi dargliene e scegliesse un'altra donna? Sarebbe sempre schiava. Dipenderebbe da lui la sorte che le  toccata. Non potrebbe tornare un giorno, libera, agli Innocenti a riprendere il bambino. Quante domande che non trovano risposte, meglio forse seguire l'istinto che la guida verso la fuga.
Le due donne in silenzio raggiungono l'abitazione e il solito gattino dal pelo rosso corre loro incontro. Ha gli occhi cisposi e il musino graffiato, si possono contare le costole, traballa e trema, cerca qualcuno che si prenda cura di lui. Lusanna lo prende in braccio e, cullandolo e parlandogli con dolcezza, calma la sua pena.
Padrona lasciatelo qui,  malato, vostro fratello non vuole animali.
Non mi curo di lui e delle sue fisime, lo terr con me e non avr da ridire di certo risponde col tono risoluto abituale.
Entrano in casa e la piccola Lisabetta saltella di gioia nel vedere il cucciolo fra le braccia della zia e batte le manine in segno di contentezza. Prova ad accarezzarlo, ma l'animale soffia e si dimena e poi le graffia una mano. La bambina spaventata scappa a nascondersi fra le gonne della madre. Non si  fatta nulla e la donna le bacia il ditino, poi rivolgendosi a Lusanna: Non vorrai tenere in casa codesto muso rosso, non ci s'ha topi da catturare e ora son tempi di economie, occorre farsi buoni massari per il processo e pagare il procuratore, senza contare che ho da far la dote alle figliole grandi.
Siete tutti tristi come il tre asso in questa casa!.
Triste sarai tu, cognata!.
Suvvia cognata, cosa volete che sia un gattino! Non  sulle piccolezze che bisogna fare economie! E poi, in questi giorni, ho bisogno di vezzi e non di rimproveri, vero Caterina?.
Caterina annuisce, pensando all'incontro con ser Giovanni, il cui atteggiamento non era certo incoraggiante. Eppure sembrava che proprio da quel gesto la padrona avesse attinto, attraverso il dolore e l'umiliazione, la forza per riprendere a sperare.  questo l'amore? Quando uno non ti vuole pi e sposa un'altra, continuare a credere che tutto sia ancora possibile e che il tuo amore possa bastare per tutti e due. Ma anche se la padrona vincesse la causa, ser Giovanni non l'amerebbe di certo.
Lusanna porge al gattino del pane bagnato e poi lo accarezza e lo stringe. Lo solleva in alto e lo fa ricadere in grembo. La bestiolina miagola e cerca di scappare via, ma viene sempre riacciuffato con gesti teneri.
Sai, Caterina, prima del tuo arrivo, la scorsa estate, io e Giovanni per fuggire il caldo siamo stati in villa a Pitiana, a casa di mio fratello, dove voglio portare anche te. Ci hanno visti tutti insieme come marito e moglie e Giovanni non si peritava di farsi vedere accanto a me, anzi quando non riuscivo a togliere l'anello dal dito lui mi disse, davanti a molti presenti: Portalo!  bene che si sappia di noi due, e intendeva del nostro matrimonio celebrato in questa casa.
Allora perch ha sposato Marietta Rucellai? sbotta la cognata.
Che ne sai, di come vanno le cose del mondo? L'avranno obbligato i fratelli, avr avuto una dote consistente. Lo sanno tutti come i Rucellai hanno fatto ad arricchirsi: un loro avo orin su una pianta in un paese esotico e vide che divenne violetta. Cap che poteva tingere le stoffe di rosso non spendendo nulla e da allora non hanno mai smesso, facendosi consegnare dai monasteri orci pieni di piscio.
Assai bene balla a chi fortuna suona, dice il proverbio. Ma il fratello  morto e ora  lui il maggiore, dovr avere cura delle nipoti e la vostra condizione non avrebbe incoraggiato altri signori a sposare le fanciulle.
Stai zitta, ricordi quando eravamo alla casa di Pitiana, no? Non puoi negare che lui mi amava e mi faceva vezzi continuamente e regali.
Si sa, gli uomini fan cos, specie con le belle vedove, ma da l a sposarle....
Lui mi ha sposata secondo la legge e tu cognata mia eri con noi quel giorno!.
S, in presenza di fra Felice che vi ha dato la benedizione, ma il notaio non  mai venuto e l'atto non c'.
Altre volte a Firenze si son celebrati matrimoni cos, come mi ha detto il procuratore. Una Lanfredini ha sposato un rammendatore e una degli Strozzi un vinattiere, addirittura!.
Non so cosa tu mi dici, comunque erano donne ricche che sposavano poveri e non il contrario, io non conosco nessuno che ha fatto come Giovanni.
Ma lui lo far, sono certa.
Le giornate proseguono scandite come sempre dal suono delle campane. Dato il caldo opprimente si sta molto per le strade, dove gli artigiani hanno collocato i loro banchini, mentre le donne giocano a mosca cieca con le vicine, e sui palazzi compaiono drappi e coperte damascate fra i vasi e le gabbie per gli uccelli. Fino a una certa ora molti sostano sui gradini freschi del Duomo. Si raccontano storielle piccanti come quella dell'amante chiuso nella stanza dei crocefissi che quando torn il marito, avvisato dai parenti, non lo vide, nascosto da un telo con le braccia aperte, e cos il dipintore fu becco e la moglie salva! Si parla spesso del processo e tutti scrollano la testa a esprimere biasimo, specialmente le donne. Gli uomini sottolineano di Lusanna la bellezza morbida e le forme pi prosperose sotto le vesti; si dice anche che sia incinta o che abbia gi partorito un figlio che avevano chiamato Pietro.
Lo sanno tutti che Lusanna  sterile e oramai ser Giovanni si  preso la Marietta Rucellai e ci ha fior fiori di procuratori per vincere la causa. Antonino o non Antonino, i Della Casa son potenti e amici di Cosimo.
Il caso divide la citt, gli uomini propendono per le ragioni di Lusanna, le donne sono convinte che il matrimonio sia tutta un'invenzione, come sostengono i procuratori di Giovanni.
Intanto il processo va avanti fra l'estate e l'autunno del 1455 le udienze si tengono nel palazzo arcivescovile, di fronte al Duomo, dove vengono interrogati i testimoni. Ser Filippo Mazzei, notaio del tribunale, elegante nell'abito di panno nero con i risvolti di velluto, annota con calligrafia minuta ogni dichiarazione resa ai magistrati. Le testimonianze a favore di Giovanni sono delle vicine di Lusanna, sicuramente invidiose; sostengono che i due erano amanti ma non c'era stato alcun matrimonio.
Invece la cognata ripete a memoria le parole che Giovanni aveva pronunciato. Alla richiesta di Lusanna Voglio che tu mi prometta che se mio marito muore, mi prenderai per moglie, aveva risposto: Lo far di buona voglia, scandisce sicura.
Giuliana Magaldi, principale testimone perch aveva assistito al pranzo di nozze, sorprendendo tutti, dichiara di aver ricevuto duecento fiorini dal fratello di Lusanna.
Che ti nascano mille vermini in corpo! urla, alzandosi in piedi, Antonio.  fuori di s dalla rabbia e il giudice gli ordina di uscire dall'aula.
Non appena varcata la soglia di casa, Antonio sbatte la porta e va direttamente in camera della sorella, sbraitando, e riferisce per filo e per segno.
Ebbene, Giuliana ammette di essere stata pagata per testimoniare, ma questo non vuol dire che le hai chiesto di testimoniare il falso.  una bugiarda, che sia morta a'ghiado!, urla Lusanna.
Le auguri di essere uccisa di spada, ma  l'unica testimone ad avere assistito alle nozze, le cose si mettono a mal partito. Non ti ho detto la cosa pi importante, ascoltami bene, il podest in persona ha dato il via a un'indagine, in seguito a denunzia segreta per lettera e... si trattiene a respirare e deglutisce. Ebbene ti si accusa... - continua tutto d'un fiato - Ti si accusa di aver avvelenato tuo marito, con la polvere d'argento e si nasconde la testa fra le mani.
Lusanna rimasta a bocca aperta, non proferisce una sillaba, mentre la fronte si imperla di sudore e comincia a tremare tutta.
Dio onnipotente, sorella, non pu essere vero,  solo un'invenzione per costringerti a chiudere la causa sul matrimonio, lo fanno per spaventarci.  un avvertimento, per dovremo agire con cautela e sperare nel vescovo.
Dunque fino a questo punto mi odia, fino al punto di accusarmi di omicidio. Vuole vedermi morta con il capo mozzato. Certo in questo modo si potr alfine liberare di me e si tocca il collo bianchissimo, facendo una smorfia.
Ma tu Lusanna, dimmi la verit, non avrai mica parlato di questa polvere con le vicine? Si dicono tante scempiaggini senza riflettere e quando si  innamorati si farebbe ogni cosa, pu esserti scappata una parola....
Fratello, - risponde Lusanna pallida - ti giuro sulla memoria di nostra madre, che non feci nulla per procurare la morte di mio marito, n lo desiderai e qui la voce si incrina appena e la donna abbassa la testa.
Non dicesti nulla di questa polvere, magari solo per celia o rabbia contro Andrea? Le parole son come sassi che tornano indietro quando siamo distratti. Tu hai cercato di imparentarti con un ricco, non credo che si far battere da noi tanto facilmente e ricorrer alla menzogna e all'inganno per vincere.
No, non dissi nulla risponde. Far di tutto per schiacciarmi, ma non ci riuscir e se dovesse mandarmi al ceppo, io intanto... avr avuto il fanciullo....
Quale fanciullo, sorella? A Firenze dicono che avete avuto un figliolo di nome Pietro e che l'avete destinato alla carriera ecclesiastica, ma io non smentisco le voci.
No, non sono gravida ma lo sar presto!.
Giovanni non verr mai a farti visita, lo sai, dunque non sar possibile, poi sei sterile, anche con tuo marito... e a meno dello Spirito Santo... e ride.
Non sono sterile, sai che Andrea era poco provvisto di beni maritali e mi tocc di rado, per questo non  da biasimarmi se mi sono rifugiata nelle braccia di Giovanni e l'ho amato perch era bello e virile e lui mi amava, sospira.
Lusanna, non vorrai cacciarti nei guai?.
Non inquietarti, so quel che faccio. La lealt nutre lendini, e io non voglio perdere il mio Giovanni.
Peccato celato  mezzo perdonato.
Alla fine ce l'hai fatta a venire, la padrona non ha pi avuto bisogno di te?.
Per l'appunto mi ha chiesto di uscire e cos avremo almeno due ore per noi.
Oggi sei pi bella del solito, i tuoi occhi risplendono in questa giornata di sole e sembrano proprio color del cielo, come il manto della madonna, animuccia mia.
Francesco, vorrai mica poetare, non farti beffa di me, dice a bassissima voce, tanto ha deciso e lo desidera quanto e forse pi di lui. Non ha fatto che pensarci, ogni notte e ogni ora del giorno, prefigurandosi le dolcezze dell'amore che non ha mai conosciuto, almeno nel senso vero.
Caterina, non essere vergognosa, sai benissimo quanto vali!.
Lo so, valgo 100 fiorini eppure, credimi Francesco, io non mi valuterei un quattrino, se non fosse che lo dite voi fiorentini, forse solo per i miei capelli biondi, che tanto attraggono perch da voi ce n' poche di pelo bianco. Al mio paese, che ora quasi non ricordo pi, tutte sono come me e io non sarei stimata pi bella di altre.
Oggi vali tutto per me, e dimentica la malignit della sorte che t'ha reso schiava, sarai per me la colombella bianca dell'amore e io sar per te il cagnolino fedele, tu sei la mia padrona oggi e ti porter con me a conoscere il Paradiso.
Vuoi dire le Porte di messer Ghiberti del Battistero? Quelle le vidi di gi e sono meravigliose.
Non quelle - e ride mentre la guarda sornione, - altre sono le porte del Paradiso che io e te varcheremo oggi!.
Basta Francesco con questi salamelecchi e andiamo, cauti, per non essere notati.
Non temere, le strade che ti fo percorrere sono poco abitate, ci si avvicina alla Porta a San Gallo, e oggi son tutti al Mercato Vecchio, aspettano notizie dal vescovado, tutti vogliono sapere di Lusanna, cosa  stato detto al processo. Tu sai?.
No, non voglio parlare di lei e del suo destino. In fondo, nonostante con me non sia stata sempre buona, provo pena per la sua sorte.
Oggi la faccenda si  complicata, pare che Giovanni abbia querelato Lusanna con una accusa terribile, ma son voci, e nulla  certo. Giovanni la accusa di aver avvelenato il suo primo marito!.
 una bugia, conosco la padrona:  vanesia, capricciosa, ma non ucciderebbe. Forse  ingenua, soprattutto  innamorata pazza di lui, ma non arriverebbe mai a questo.
Eppure oggi il processo si  fermato perch Antonino deve decidere se procedere con l'accusa e mandare avanti la seconda inchiesta. E se Lusanna fosse condannata per omicidio cadrebbe anche la richiesta sul matrimonio.
Ma  tremendo, vuol dire che lei sarebbe....
Giustiziata, certo. La bella testa di Lusanna cadrebbe e con essa tutte le accuse a Giovanni.
Mio Dio,  orribile! Questa notizia mi turba, devo tornare a casa subito.
Ma no, credo sia solo un modo per guadagnare tempo, Giovanni non vuole vedere scorrere del sangue sul matrimonio con Marietta. Ne deriverebbe un grosso scandalo e poi messer l'arcivescovo lo impedirebbe di sicuro.  o non  un santo?.
Voglio crederti Francesco, poi cosa cambierebbe?  stata Lusanna stessa a insistere perch uscissi... e ripensa alle raccomandazioni a proposito del bambino, agli infiniti dispetti e parole ingiuriose. Certo la padrona le aveva detto cosa voleva e per questo l'aveva mandata fuori, sapendo chi avrebbe incontrato.
Arrivano in breve tempo alla Stufa di San Lorenzo, nell'omonima strada, evitando l'ingresso della Chiesa, passano da via dell'Amorino e poi giunti al campo Corbolini entrano nel portone. Scendendo alcune scalette trovano ad accoglierli un uomo con la barba e una donna dall'aria torva. L'uomo lancia a Caterina un'occhiataccia e intasca il denaro che Francesco gli consegna. Caterina ha l'asciugatoio a nascondere fronte e bocca. Solo gli occhi vivaci e languidi spuntano guardinghi. Francesco assume un'aria spavalda e scambia due battute con il tenutario del locale. Mentre attendono di passare nel corridoio, un frate esce dalla porta e si allontana nemmeno troppo preoccupato di farsi notare. Subito dopo si intravede una suora, fra i vapori dei bagni una zaffata di sapone rancido li assale.
Caterina guarda perplessa Francesco che solleva le spalle e la prende delicatamente sotto braccio: Non meravigliarti,  risaputo che i religiosi hanno una vita amorosa e questo  luogo d'incontri, ce lo racconta Boccaccio.
Lo so e so leggere Francesco, mi ha insegnato monna Vaggia.
S,  stato tanto tempo fa... Ora  morta e sepolta. Ma noi siamo vivi e ci amiamo!, risponde caustico Francesco, impaziente di entrare nella Stufa.
Mio dolce signore, mio dolce amico, mio dolce amore / mai giorno n ora ho trascorso / che non mi fosse dura l'attesa! declama, guardandolo fisso.
Tale gioia  piacere che amore concede ai perfetti amanti / Come ricompensa delle sue pene, aggiunge Francesco.
Incalza Caterina, lusingata dalle belle parole: Tant' che dura poco, - cos pensa l'amante che lo possiede - a lungo non durer davvero.
Lascia perdere, il nostro amore durer per sempre e come vedi ho imparato anch'io i versi della castellana, dopo che me ne hai parlato. Ma ora entriamo.
Attraversano il corridoio su cui si aprono varie porte. Il luogo  decisamente oscuro, tanto che Caterina inciampa in uno straccio abbandonato sul pavimento. Dalle porte fuoriesce un vapore acqueo misto a un odore intenso di sapone, ma con note pi delicate che non riesce ancora a distinguere. Scivola sul pavimento a mattoni rossi, umido e appiccicoso, non perfettamente pulito.
Francesco apre l'ultima porta e l'aroma intenso li assale: note leggere di fiori e spezie. La stanza  rischiarata da candele che presentano una luce delicata e rossastra, appena velata dal vapore. Un catino di stagno molto grande si trova al centro, mentre su un lato  adagiato un materasso di bambagia con lenzuoli finissimi dai piccoli disegni di uccelli ricamati. Caterina osserva con ammirazione e si avvicina a un tavolino su cui sono deposti vasi d'acqua di rose e di fiori d'arancio, altri d'acqua di gelsomino e d'acqua nanfa. Francesco spruzza intorno con la mano racchiusa e poi aperta i profumi che inondano la stanzetta e poi fa cenno a Caterina di servirsi della frutta in un cesto e indica i confetti raccolti con cura in una concolina traslucida.
Francesco, tutto questo per me!. E gira su se stessa con lo stupore dipinto sul viso, come una bambina: Non posso crederci! L'hai fatto preparare per me, davvero? e lo guarda con occhi invocanti e commossi.
Francesco si perde in quell'azzurro. Osserva da vicino la forma perfetta leggermente a mandorla e quegli zigomi alti e scolpiti, e la bocca grande e carnosa. Si sente sciogliere e le gambe gli tremano, ma recuperando il piglio ironico risponde:
Non siamo mica qui per lellare e poi aggiunge serio: Potevi dubitarne, sono venuto stamattina presto e facendomi aiutare dalla serva della Stufa ho allestito la nostra alcova. Per noi due soltanto e ho dato ordine di non disturbarci. Non devi dire nulla, solo seguirmi perch cento anni mi pareva ciascun'ora che ti ho atteso e la stringe forte, poi con la bocca cerca quella di lei e le morde le labbra e lascia casti baci sulle sue guance e sul naso. Finch con la mano le accarezza i capelli e li scioglie sulle spalle, sollevandoli come una cascata di taffet impalpabile.
Caterina lo stringe forte al petto e chiudendo gli occhi si lascia andare alle carezze e ai morsi, poi come colta da improvviso furore preme il suo corpo a quello di lui e sente il duro sesso spostarsi sulla sua gonna. Allora gira di scatto la faccia e spinge la bocca contro quella di lui, aprendo le labbra e frugando con la lingua. Si scambiano un lungo bacio, poi lui le toglie i vestiti uno a uno, facendo altrettanto con i suoi finch non si trovano nudi, l'uno di fronte all'altra.
Fatti guardare, non avere fretta, riusciremo a trascorrere insieme ancora del tempo prima che la clessidra abbia versato la sabbia, prima che la tua padrona si accorga dell'assenza, lasciati guardare e le sposta il braccio, mentre Caterina cerca di coprirsi con le mani.
Appena lei lo scorse, / lo abbracci colle sue belle braccia / e come cento volte lo baci e la riavvicina a s per prenderle di nuovo le labbra.
Senza staccarsi da lei la guida dolcemente verso il grande catino e insieme si immergono fra i vapori bollenti e i saponi di Aleppo, adagiandosi piano nell'acqua.
Il loro desiderio cresce e le mani di Francesco accarezzano e strofinano, premono e massaggiano. Caterina vorrebbe partecipare al gioco, ma Francesco la ferma e le chiede sottovoce di lasciarlo fare.
Fra i fumi e le carezze, compare l'immagine di sua madre che la lava e la strofina e canta la ninna nanna, a lei bambina e inconsapevole di quello che il destino le sta preparando. Poi sparisce all'improvviso e resta il turbamento e l'ebbrezza, il piacere che sale e lui che indugia, in un'attesa che la rende pazza e impaziente. Dentro l'acqua trova il sesso di lui e l'afferra, sentendolo grosso e turgido, emette un sospiro e lo avvicina.
Ancora una volta Francesco la blocca e fermandole il polso, allontana la mano: Aspetta, la delizia  nell'attesa e non dobbiamo affrettare questo momento. Quindi la bacia ancora, mentre con la mano esperta le solletica il sesso che si protende nel desiderio verso le sue dita. Le lingue si fondono in un bacio profondo e lunghissimo. Poi la solleva e uscendo dal catino le porge l'asciugamano morbido e caldo con cui le avviluppa il corpo arrossato dal calore e dal desiderio. Subito dopo apre il telo per coprire entrambi, stringendo forte i lembi della stoffa. I sessi si toccano di nuovo, ma  un attimo, Francesco si scosta e facendo cadere l'asciugamano ai piedi la osserva e allargando le braccia esclama: Quanta bellezza!.
Caterina ora non prova pi vergogna, nemmeno della bianca peluria che le ricopre il sesso e che aveva suscitato le risa di monna Alessandra e la libidine di qualcun altro, ma ora dimentica di tutto e del tempo che  trascorso, stringendo la mano del ragazzo lo conduce sul letto. E qui rimangono nudi a lungo ad accarezzarsi, finch colto da improvviso impulso e udendo la campana suonare lui l'avvicina a s nel bisogno urgente di penetrarla. Un attimo, un sospiro e tutto finisce.


Capitolo 22.

Prima di questo giorno il ragazzo aveva provato l'amore con le prostitute e non era stato difficile; senza sentimento e con rabbia aveva giaciuto e si era sollazzato con donne ormai sfatte e inacidite dal mestiere. Poche volte, a dire la verit, perch il denaro era scarso, ma, quando era tornato a Firenze, qualcosa dei guadagni aveva deciso di spenderlo in quel modo perch temeva, la prima volta, temeva di non essere all'altezza e la giovane et non lo incoraggiava a sentirsi sicuro. L'esperienza non era stata esaltante, ma il suo orgoglio maschile alquanto soddisfatto. Il pascipecore, come lo chiamava a bottega mastro Totto, il pascipecore aveva funzionato, le pecore erano state dunque pascolate, ma questa agnella, che pure gli stava cos a cuore, che lui adorava, di certo non aveva avuto alcun nutrimento.
Francesco ombroso si riveste in silenzio, recuperando i panni che erano appesi alle stanghe di ferro. Sul tavolo ancora intonsi i frutti che con cura aveva scelto al mercato e i confetti acquistati dallo speziale a caro prezzo e che non aveva voglia alcuna di gustare. Il solo desiderio era fuggire da lei che troppo aveva desiderato e troppo forse omaggiato. E la gelosia ricomincia a tormentarlo come un tarlo che scava nel cervello.
Caterina si alza dal letto e lo raggiunge, senza parlare, da dietro gli accarezza il collo e la testa e sussurra al suo orecchio parole dolci di cui Francesco non comprende il significato, parole che sembrano cullarlo e consolarlo. Di nuovo un brivido lo attraversa, si gira e la stringe forte. Poi in ginocchio, come in adorazione estatica, allarga le braccia e la abbraccia. La bocca  proprio l sulla morbida e bionda peluria, il vello d'agnello entro cui si perde attrae il respiro e fra l'odore pungente e dolce la sua lingua si muove a frugare gli anfratti umidi e teneri. Un lungo e insolito bacio ardente e profondo unisce i loro corpi, finch un grido arrochito ripetuto la scuote e poi ancora e ancora, sembra non avere fine.
Infine un silenzio assordante li coglie esausti.
Caterina, assaggia queste frittelle di fiori di sambuco dice Lusanna, con un gran sorriso, nell'attimo in cui varca la soglia di casa.
Perdonatemi se ho tardato, padrona, ma al forno c'era molta gente e poi.... Lusanna la interrompe con fare mieloso: Oh, non curartene, vedi ho ingannato l'attesa impastando uova, farina e latte, con il fiore a bagno e completate con zucchero per scacciare l'amaro. Una specialit di mia madre, quand'eravamo piccoli; sai che l'ho perduta presto, come te.
Caterina nota negli occhi segni di pianto, la padrona si sforza di mostrarsi allegra, ma a lei non pu sfuggire il particolare, risponde: S,  successo tanto tempo fa. Non vuole ricordare quell'immagine, non ora: Voi avete monna Mea, la nuova moglie di vostro padre,  una brava donna e vi vuole bene.
Nessuno mi vuole bene, solo tu. Prima, quando ero sua moglie, fratelli e sorelle e i parenti tutti mi amavano, ma si aspettavano da me regali, favori. Anche Mea o mia cognata pensavano solo a fare la dote alle loro figlie. Ora, le fanciulle, non le vorr pi nessuno, ma se io... tu mi hai promesso!.
Caterina abbassa lo sguardo perch non ha il coraggio di guardarla negli occhi, in quegli occhi di ghiaccio e umidi ancora colle venuzze screziate di rosso.
Non dire nulla, non voglio sapere n dove sei stata n cosa  accaduto... Ho preparato queste bont per rinvigorirti, poi domani uscirai ancora e quando ti far piacere io non metter ostacoli, ma sbrigati. Il processo si concluder e forse sar condannata per una colpa che non ho commesso. E scoppia di nuovo a piangere.
La schiava l'abbraccia, cerca di consolarla in silenzio, accarezzandole i lunghi capelli, cos simili ai suoi, cos curati un tempo e ora sporchi e ridotti a un groviglio di nodi; avverte il collo tenero che si china di lato con atteggiamento infantile e supplice. Caterina prova tanta pena, quasi pi che per se stessa, ma non pu dire a Lusanna che non potr avere nessun figlio. Il suo corpo, aveva detto il chirurgo quando partor, non era pi atto a procreare dopo la ferita. Quasi ci aveva lasciato la pelle, ma adesso era contenta di non potere generare figli da consegnare ad altri, figli da lasciare agli Innocenti, figlie da rendere schiave. Presto lei fuggir con Francesco, e non potr fare nulla per questa donna che stringe a s. Non pu spiegare, non pu parlare. Deve tacere e il destino si compir come  scritto. Sulla foglia secca di betulla traccia il disegno di qualcosa che desideri fermamente e nascondilo tra i rami degli alberi - diceva babushka -. Poi qualcosa accadr, ma tu devi crederci.
Lusanna piange il marito che l'ha tradita, preferendole una giovane e nobile fanciulla, il figlio che non ha mai avuto, un marito, Andrea, che non ha scelto e che certamente non l'ha resa felice sussurrandole parole dolci o accarezzandola nel letto. Andrea restava in bottega anche di notte, a lavorare, con i suoi garzoni e dicevano che di uno in particolare fosse cos intimo che non lo lasciava mai solo. Era venuto a casa, Lusanna l'aveva conosciuto. Parlava poco ed era stato tutto il tempo col berretto in mano e lo sguardo accigliato. Esile, pettinato con la zazzera e biondo. Avr avuto tredici anni: l'aveva scrutato come si fa con un insetto e gli aveva consegnato le pezze di lino che Andrea aveva richiesto per un cliente.
Non si era meravigliata pi di tanto, solo un po' intristita, ma aveva gi incontrato Giovanni e dunque era rimasta ammaliata dal bel signore che le lanciava occhiate alla Santissima Annunziata e la seguiva per strada. Aveva presto dimenticato il garzone, come si chiamava? Forse Daniello, certo, Daniello Carletti che ora lavora in Calimala, si  sposato e ha tre figli. Suo marito doveva avergli lasciato qualcosa o meglio Daniello si era preso delle pezze e gli strumenti di lavoro, come i pettini e una cassa di legno. Lusanna non aveva voluto indagare, non desiderava averci a che fare, tanto da quelle poche masserizie non avrebbe ricavato granch. Suo fratello Antonio insisteva, ma lei lo rassicurava che presto sarebbe diventata ricca e onorata e non voleva richiamare l'attenzione dei vicini su quella storia infamante del marito e il suo ganzo. Gi una volta avevano affisso le corna di bue sulla porta di casa!
Eppure Iddio aveva punito lei, Lusanna, non concedendole figlioli, mentre Daniello si era sposato e la moglie ne aveva partoriti tre, tutti vivi e maschi. Giovanni non se ne curava, quando l'amava e organizzavano i loro incontri da Giuliana, che ora dichiarava di esser stata pagata per testimoniare.
E ora pi che mai anela a diventare madre, anche se a partorire non sar lei. Nessuno lo sapr mai, per di pi loro due si somigliano! Un bel fanciullo biondo e roseo, questo desidera di pi al mondo, il resto verr e Giovanni della Casa avr un erede. Vuole legarlo a s con il figlio e vincere la causa grazie a quel sant'uomo di Antonino, amico dei poveri e degli oppressi, e nemico giurato degli usurai. E Giovanni presta il denaro, lo sanno tutti e non  l'unico a Firenze.
Anche Caterina pensa a Giovanni che l'aveva messa incinta quando era ancora una fanciulla esile e il suo corpo non aveva retto alla furia di lui. L'aveva schiaffeggiata perch non stava ferma e poi tiratele su le vesti aveva spalancato le cosce e penetrato le carni. Si era sentita trafitta come una lucertola al sole, infilzata. Quel giorno aveva voluto che il male la cogliesse di nuovo. Aveva implorato perch la sua mente si perdesse ancora una volta nell'oceano dell'incoscienza vischiosa e tenera. Forse quell'uomo, il suo padrone, l'avrebbe risparmiata o almeno dopo non avrebbe avuto ricordi. E invece non era successo e lei era rimasta inchiodata a ogni secondo, ogni minuto, finch lui non aveva terminato e le aveva anche dato una carezza sul viso, dicendo che non immaginava fosse ancora vergine dopo il viaggio, i mesi a palazzo Davizzi e la notte del Manigoldo. No, non poteva crederlo, anche se il sangue era l a dimostrarlo. Questo lo inorgogl e si tir su dal letto stiracchiando le braccia ed emettendo una specie di ruggito.
Lo stesso uomo che lei odia era stato per la padrona amante appassionato e premuroso e Lusanna farebbe qualunque cosa per averlo ancora con s. Nonostante si sia dimostrato spietato e incline alla vendetta, al punto di accusarla di aver assassinato il marito Andrea. Condannare Lusanna alla morte certa, al patibolo, se gli avessero creduto, questo vuole!
Caterina cap di essere rimasta incinta subito, avvert dentro di s come un battito di ali, un fruscio estraneo. Infatti alla luna seguente il sangue non era ricomparso e nemmeno a quella dopo. Intanto il corpo si era inturgidito e i seni ingrossati. Quei seni piccoli e duri come mele acerbe erano lievitati e anche Giovanni l'aveva notato, chiedendole se non fosse gravida e guardandola con l'aria accigliata di chi deve prendere una risoluzione importante. Lei aveva negato, scuotendo il capo e guardando in basso perch non si notasse il rossore.
Poi aveva cominciato a prendere decotti di erbe e intrugli perch il figlio di Giovanni morisse. Si era gettata dalle scale, ma il corpo miracolosamente si era arrestato su un gradino e ne aveva ricavato un occhio pesto e un livido violaceo sull'anca. Il bambino voleva vivere a tutti i costi, l'unica alternativa era uccidersi con lui e porre fine alle sofferenze da schiava. Salire sulla torre di Arnolfo e lanciarsi nel vuoto, se solo fosse riuscita a scappare dalla casa dove la teneva rinchiusa. In sogno le era apparsa un'ombra che al principio somigliava alla nonna, ma poi aveva assunto le sembianze di monna Vaggia e l'aveva stretta a s, cullandola e confortandola.
Devi vivere, Caterina, qualunque vita vale pi di questo grigio fondaco che  la morte. Devi resistere e andare avanti, nonostante le tue sofferenze, me lo prometti?.
E Caterina aveva promesso, il giuramento l'aveva fatto con se stessa, voleva vivere, vivere.
Vivo. Il bambino era nato e aveva gridato cos forte che la levatrice l'aveva stretto a s per farlo smettere affinch nessuno sentisse quegli strilli di neonato. Caterina temeva che volesse soffocarlo e cercava di protestare, ma le mancavano le forze. La donna aveva sollevato le spalle e con un coltellino aveva reciso il cordone. Poi, osservata con attenzione la placenta in controluce, annu. Era integra. Il padrone le avrebbe dato una buona ricompensa perch la schiava non era morta di parto, essendo cos giovane il rischio era forte e ser Giovanni avrebbe perso molti fiorini.
Sembrava fragile, pens la levatrice, invece aveva una costituzione robusta, come il bambino, proprio un bel bambino, roseo e con gli occhi azzurri azzurri, non quelli vitrei dei neonati che poi diventano scuri, ma questi che restano chiari e lei se ne intendeva. Agli Innocenti lo sistemeranno bene quando sar pi grandicello.  un maschio e non sar difficile trovare qualcuno che lo adotti. Una famiglia di contadini o di artigiani o persino un ricco mercante! Di tanto in tanto succede. Poi, lasciandogli addosso questa mezza medaglietta, prima o poi potrai anche ritrovarlo! concluse la levatrice con un sorriso che si stamp sulla faccia di luna piena.
Cullata da questa speranza, Caterina era sprofondata in una nebbia simile a quella che ben conosceva. Era la febbre puerperale, vaneggiava e sbarrava gli occhi. Ogni tanto le davano da bere o le tergevano la fronte. Sentiva freddo e tremava, non poteva ingurgitare nulla senza vomitare. Zeluju tebja! Ti bacio..., bofonchiava nel sonno pensando al suo bambino che avrebbe davvero voluto abbracciare e cullare!
Quando alla fine era tornata in s, la stanza era avvolta in uno strano silenzio; le imposte socchiuse lasciavano filtrare una lama di luce che la colpiva negli occhi. Aveva provato ad alzarsi. Non era riuscita nemmeno a tirarsi sui gomiti ed era ripiombata sul materasso. Quanto tempo era trascorso? Poche ore o un giorno intero. Un dolore lancinante proveniva dal basso ventre. Si tocc con riluttanza e si accorse che fra le gambe aveva un asciugatoio. Era umido e quando guard si accorse che era sporco di sangue. Accanto al letto un bacile pieno d'acqua e alcune boccettine con etichette che non riusciva a leggere. Troppo debole. Dov'era il bambino? Avrebbe potuto chiamarlo, ma non gli aveva dato ancora un nome. Avrebbe dovuto allattarlo, si tocc il seno, una benda stretta stretta le avvolgeva il busto.
Ce l'hai fatta. Allora sei viva. Il padrone temeva che tu potessi morire. Una voce risuon nel silenzio. Dunque era sveglia e non stava dormendo.
Quando si avvicin riconobbe la vecchia serva di ser Giovanni. Margherita le tocc la fronte e poi annu soddisfatta.
La febbre  scemata, il chirurgo, l'aveva detto che se non scendeva in tre giorni eri morta; e come vedo respiri.
E il fanciullo? chiese subito la schiava.
Il fanciullo, il fanciullo  andato dove doveva andare, agli Innocenti! Ringrazia piuttosto di essere sopravvissuta all'infezione alla matrice. Hai perso tanto sangue, ora devi rimetterti, ti porto qualcosa da mangiare.
Non voglio mangiare, voglio il mio bambino!.
Mangiare devi mangiare, altrimenti ser Giovanni si arrabbier con me, non vorrai morire ora, dopo la febbre e poi con tutti i soldi che ha speso per il medico e il cerusico. E ringrazia che durante l'operazione avevi perso conoscenza, cos non hai sentito dolore. Certo il cerusico ti ha fatto delle spugnature di teriaca e quanto ha speso per te il padrone! Non so se li vali quei fiorini, ora che non puoi nemmeno essere messa a balia, perch ti  andato via il latte. Io ho fatto la balia sai, molte volte; mi pagavano bene i signori, ma i miei figli sono sempre morti dopo pochi mesi. Del resto cos va il mondo, i figli muoiono e quando non muoiono non sono i tuoi, e mi sono affezionata ai fanciulli che allattavo. Anche Giovanni l'ho avuto a balia, me l'hanno mandato in villa e lui  cresciuto sano e forte come un toro. Allora mangia. E le accost il cucchiaio con un liquido caldo e profumato.
Non voglio, no.
Non preoccuparti per lui, l'hanno battezzato e poi a Firenze i figli di schiave sono liberi perch l'Ospedale li riconosce come figli suoi. Lo so, ne ho visti diversi, quando lavoravo agli Innocenti e dire che a Genova invece non hanno nemmeno un ricovero per i trovatelli. Avari! A Firenze siamo generosi e timorati di Dio. Per questo Iddio ci ama e ci risparmier le sventure.
Caterina la guardava senza parlare. Il dolore la tormentava, ma lei trattenne grida e lacrime e odi Ges che le aveva dato una vita da schiava, l'aveva salvata dalla peste per farle partorire un bambino sano che non avrebbe mai pi rivisto.
Lo so che stai pensando, il dolore passer e lo dimenticherai. Almeno non sarai costretta ad allattare fanciulli non tuoi, fanciulli a cui non potrai mai affezionarti perch anche questi te li porterebbero via, come  accaduto a me.
Caterina abbass lo sguardo e si concentr sul dolore, chiudendo forte gli occhi, come non volesse vedere pi niente.
Questa medaglietta, la vedi, l'ha lasciata la levatrice, ser Giovanni mi ha ordinato di non consegnartela quando ti fossi svegliata e se fossi sopravvissuta, ma io te la do. Ho tanta pena per te, sei troppo giovane. Poi non potrai pi generare figlioli, cos ha detto il cerusico che ti ha operato.
Meglio cos, esclam la schiava.
Sia fatta la volont di Dio.
Babushka cara,
sono accadute cose straordinarie. Ho capito che l'amore  un'emozione bellissima, di fuoco e idromele.  come perdersi e ritrovarsi in un luogo caldo e profumato.  un senso di libert e sottomissione insieme. Ma tu che hai vissuto a lungo, lo saprai. Una tormenta di gioia, da cui non si pu scappare, nel vortice del gelo e della neve, dove ti trovi benissimo perch hai il fuoco che ti arde dentro.
Lusanna soffre le pene d'amore e si strugge e piange ogni giorno, abbraccia il gattino e lo copre di baci, ma lui scappa, allora lo riprende e lo stringe cos forte che ho paura possa soffocarlo. Mi nutre con cibi saporosi che prepara lei stessa. Mi manda spesso fuori, al pozzo o al forno, o sfinisce la mia schiena, in ginocchio a strofinare i pavimenti e altro. Sai cosa vuole da me? Pensa, un figlio mio e di Francesco da far passare come suo e di Giovanni, l'uomo che proprio non riesce a farsi uscire dal cuore. Lui non creder a questa favola, ma lei  convinta. E non sa che io non potr essere mai (un tratto d'inchiostro copre la parola madre).
Mat' diceva sempre che Irina era come il legno, radicata al terreno come le radici di betulla. Ma a me che le ricordavo l'acqua, l'acqua che fa una buca nella pietra, quando  intrappolata, e cos pu scorgere la strada per uscire e andare dove vuole. Io adesso mi sento proprio cos, perch dentro di me ho trovato anche il fuoco che mi d la forza per uscire, ma io resto acqua che scorre e si prosciuga. Non preoccuparti dei miei pensieri bislacchi, sono sempre io.
La tua adorata nipote Ekaterina.
La lettera viene custodita sotto il mattone che si sta sgretolando e dovr cercare un altro nascondiglio. Ha cucito nella veste la medaglietta spezzata per paura di perderla: ogni tanto la tocca e si accerta che sia ancora l. Caterina  contenta di uscire e incontrare Francesco, ma non sono pi tornati alla Stufa e lui l'ha presa un giorno dentro il portone di una casa in via dell'Amorino. Cos, senza preamboli, le ha alzato la veste e l'ha inchiodata al muro come un uccello nel vischio.  stato bello ugualmente, pi intenso e immediato il piacere, ma sono dovuti scappare e lei avrebbe voluto baciarlo ancora e abbracciarlo stretto e lasciarsi andare con lui alle deliziose gioie dell'amore. Per sta cambiando, non  pi giocoso e allegro,  piuttosto brusco, non le racconta di fatti antichi o di pittori importanti, n sono andati insieme a visitare altre bellezze nelle chiese. Ma in compenso il suo fisico si  irrobustito e i lineamenti pi virili, sotto una barba che spesso non rade, lo rendono ancora pi attraente ai suoi occhi. Il desiderio la tormenta giorno e notte.
La nave partir da Pisa entro un mese e Francesco non pu attendere, cos lei lo seguir.  deciso! Non possono permettersi di sbagliare,  l'unica possibilit. La consapevolezza di questa occasione li rende nervosi e irritabili, soprattutto lui che spesso alza la voce per un nonnulla o si mostra impaziente agli incontri.


Capitolo 23.

Lusanna  pi serena perch Giuliana Magaldi ha ritrattato negando di aver parlato con lei della polvere d'argento per avvelenare Andrea.
Giovanni insiste con l'accusa, ma il vescovo ha deciso che non si pu procedere perch prima deve aver termine il processo sulla validit del matrimonio, riferisce il fratello, mentre si leva il berretto e lo getta sul tavolo con fare spavaldo. Tu non sai, sorella, che il podest presiede il tribunale di Firenze e quindi lui in persona conduce le indagini contro di te. Ma questa volta il nostro vescovo  andato a diritto e ha minacciato il podest di scomunica!.
Antonio, proprio scomunica - ripete la parola come una formula magica che apra le porte del Paradiso - non posso crederci.
In un certo senso, la fortuna ti sorride, ma l'avvocato mi ha fatto capire che c'entrano altre questioni, troppo difficili perch tu possa comprenderle.
Cosa dici, fratello, non sono una cervellina e voglio che tu mi spieghi tutto.
A dire il vero ho capito soltanto che la giustizia di Dio, cio quella del vescovo, vale pi di quella del tribunale fiorentino e Antonino non vuole essere secondo al podest in questa faccenda, mi sembra chiaro!.
Chiarissimo, anzi vorrei imparare a leggere per intendere queste carte.
Non penso ti sar d'aiuto, dal momento che i procuratori di Giovanni sono esperti di diritto canonico e hanno fatto mille obiezioni legali.
Ma io voglio capire di che si parla e poi la lettura  anche un diletto, come per le novelle del Boccaccio, di cui custodisco la copia che Giovanni lasci qui. Doveva tornare a riprenderla... e trae un sospiro profondo.
Io non ho tempo per insegnarti, troverai qualcuno, non dubito, anzi mi hanno detto che le figlie di Vincenzo Calderini, orafo al Mercato Nuovo, si occupano di copiar manoscritti e scartafacci in casa. Hanno la mano delicata come quella del loro padre, abituato a cesellare, magari potrei sentire se son disposte a insegnarti, se non altro ti sar di conforto perch, come dice appunto ser Boccaccio, voi donne chiuse il pi del tempo nel piccolo circuito delle camere ve ne state spesso oziose, volgendo e rivolgendo a voi stesse diversi pensieri, che non  possibile siano sempre allegri.
Il silenzio riavvolge la casa, pesante come una coltre di broccato. Lusanna rimane alla finestra ad afferrare qualcosa con lo sguardo. Caterina che ha udito, vorrebbe intervenire, dire alla padrona che lei pu insegnarle, ma conosce la gelosia della padrona e decide di trattenersi.
Il 16 luglio, il messo curiale riferisce all'arcivescovo di essere stato trattato in modo insolente dal podest, che aveva restituito la lettera con parole sgarbate.
In breve, sparpagliate per la citt, quelle parole risuonano dalle case ai deschi del Mercato Vecchio, dai banchi del Mercato Nuovo alle confraternite, dai pozzi alle chiese e, mentre garzoni e operai gustano la colazione, ormai tutti appaiono informati e se ne discute accanitamente. I poveri danno ragione ad Antonino e i ricchi mercanti e i giuristi prendono le parti del podest.
Lusanna  orgogliosa di avere suscitato tanto clamore ma non esce in strada, incaricando Caterina di riportare i commenti, non sempre lusinghieri, che i fiorentini si lanciano da una bottega a un uscio aperto.
Viene a sapere che era stata recapitata un'altra lettera, ma il podest aveva detto che dormiva e non poteva venire per la sentenza, cos tutti aspettavano di conoscere la reazione dell'arcivescovo.
Allora sapremo come si conclude, Antonino sar stufo di farsi insultare, dice Lusanna, con il libro di novelle in mano, cercando di decifrare quell'intrico di segni e svolazzi.
La questione  molto delicata e Cosimo non pu prendere le parti per non inimicarsi nessuno, mi ha detto Fr..., cio vostro fratello.
Certo puoi dire Francesco, so che vi vedete, non negarlo e lui ha molte informazioni dalla compagnia dei Minerbetti. Piuttosto come ti senti, hai avuto il tuo tempo? Non trovai a giro panni intrisi di sangue e fa per chiudere il volume.
Non  ancora passata la luna,  presto, abbiate pazienza un giorno o due e vi sapr dire. Invece padrona, permettetemi, vi mostrer qualche lettera dell'alfabeto.
Non mi dirai che sai leggere! e la guarda con piglio inquisitorio.
No, ma riconosco qualche segno e potrei aiutarvi a decifrare la scrittura.
Mostrami e vedremo, se non altro avr qualcosa da fare durante l'attesa.
Il libro viene riaperto e con il dito indice Caterina mostra i segni sul foglio, sillabando. Il volume non  bello come quelli che conservava ser Lapo, non ci sono laccioli di cuoio n sovraccoperta di marocchino e le lettere appaiono alquanto rozze in un inchiostro sbiadito. Rustico monaco insegna a rimettere il diavolo in Inferno, Caterina corre con lo sguardo avanti. Sillaba: Graziose donne. Questo  uguale all'inizio, monna Lusanna, non riesco a leggere bene, ma capisco che riguarda una fanciulla di Barberia che se ne va a cercare nel deserto un santo uomo per servire Iddio. Ecco vedete la parola Iddio,  facile da leggere e compare spesso.
Caterina, conosco gi questa novella, spesso la rammentava Giovanni quando eravamo in intimit e lui sovente mi diceva di voler rimettere il diavolo nello mio Inferno, come faceva Rustico con Alibech e ridevamo quando mi spiegava che il diavolo non era da castigare n da rimettere in Inferno se non quando egli per superbia levasse il capo! Ah ah, non ridi tu? Non sei fanciulla ingenua, di certo anche tu avrai aiutato Francesco a mettere a posto il suo diavolo.
Non dire i tuoi segreti a chi non sa celare i propri, ricordava le parole di babushka. Caterina si scherniva, abbassando lo sguardo.
Non curarti della modestia, siamo amiche noi due, sono io che ti mando ai convegni d'amore con lui, io che resto sempre qui chiusa in casa ad attendere la sentenza e poi dato che sai anche leggere e allora potresti provare a insegnarmi, ma dimmi dove vi incontrate con Francesco e cosa ti dice. Non credergli se ti racconta che vuole sposarti, un uomo libero non sposer mai una schiava, anche se la sua famiglia  modesta non glielo permetteranno; non farti ingannare, come me, che ho creduto a Giovanni e lui mi amava davvero mentre lo diceva, non mentiva, per....
Monna Lusanna, non temete, il vescovo vi dar ragione e allora....
S, allora cosa me ne far di un uomo che sar obbligato a tenermi come moglie, a te posso dirlo, non credo che andr bene. Solo un figlio mi allaccer a lui, per sempre, e non potr rinnegarlo, sai. Piange sommessamente un pianto sordo.
Per la prima volta Caterina, senza domandarsi n riflettere, vinta dalla sincerit di quelle parole, si sente sciogliere come la neve fra i polpastrelli. La stringe a s, ravviandole i capelli e asciugandole il viso in un modo nuovo e insolito. Lusanna si lascia accarezzare, abbandonandosi alle lacrime e quando le lacrime cessano le dita di Caterina sfiorano il collo e poi le labbra che si protendono verso le sue e si incrociano in un bacio. I gesti indicano una direzione insolita e nascosta: c' una tenerezza fra quelle braccia che fa dimenticare le pene e i dubbi, le delusioni e l'amarezza. I ricordi si addolciscono nel calore dei corpi. L'eco delle parole si spenge sul fruscio delle vesti che cadono sulle spalle e poi ai piedi, in una frenesia che non conosce requie, si trovano nude sul letto con i capelli sciolti le bocche cucite, dita che accarezzano e frugano e insieme guidano altre dita dove il piacere reclama. La pelle morbidissima e compatta sembra seta e la piega del collo profuma di ambra. Non sembrano stancarsi di accarezzarsi e sfiorarsi con i polpastrelli sui seni, sull'ombelico, pi gi fra le pieghe all'attaccatura delle cosce. All'inizio senza osare andare oltre. Poi Lusanna si fa esperta e ponendo fine all'attesa tocca la peluria bionda e affondando le dita fra la carne morbida e umida pizzica come se suonasse uno strumento delicato. Caterina la segue, imitandone i gesti piano e poi veloce. Pi forte, pi forte, entrambe cercano solo requie ai pensieri amari del giorno, adesso distillati in miele.
La sera Antonino fa affiggere le sue lettere al portone del podest. Sta per succedere qualcosa di sorprendente e nessuno vuole perdersi l'occasione. Famiglie intere con i bambini e anziani malfermi che si trascinano a fatica vorrebbero essere testimoni per poterlo raccontare ai nipoti e ai pronipoti. Il cielo si sta oscurando, ma ancora le luci dell'estate allungano le ombre. Le pietre dei palazzi ribollono e le finestre appaiono assiepate di gente, specialmente quelle vicine alla casa del podest. Le rondini volano basse e garriscono insolenti. I bambini giocano a moscacieca o inseguono un cagnolino. Nel frattempo dal nulla sono comparsi venditori di acqua zuccherata, qualcuno ha tirato fuori i dadi e si guarda circospetto in cerca di compari. Si lanciano sfide e illazioni; secondo i pi il podest aveva davvero esagerato umiliando il messo di Antonino e ora tutti aspettano la sua reazione.
Non pu farsi tagliare i panni addosso, senza dire nulla. Vedrai ora.
Il podest ha sbagliato;  montato in superbia, solo per aiutare ser Giovanni.
Il podest  dalla parte di Cosimo de' Medici e Giovanni  suo amico e contro di lui niente pu l'arcivescovo.
Che dici, tanghero? L'arcivescovo conta di pi. Per la legge di Dio il matrimonio  stato celebrato e nessuno pu scioglierlo.
Giovanni  un usuraio e Antonino non lo pu soffrire.
Prestare a usura non  peccato maligno, anche Cosimo e tutti gli altri....
Intanto si  fatto buio, arriva Antonino a piedi, scortato da quattro preti e con tutti i paramenti addosso, si ferma alla porta con le lettere affisse, si guarda intorno e con quella vocetta sottile pronuncia lapidario la sentenza di scomunica.
Silenzio, poi sale un boato. Senza scomporsi Antonino si volta e va via fra gli applausi. Subito dopo suona la campana del coprifuoco e ognuno ritorna a casa. I poveri con in cuore un desiderio di riscatto, una speranza anche per i loro tristi casi. I potenti sembrano preoccupati e parlottano fra loro, mostrando indifferenza.
Caterina corsa sul luogo, sgomitando, riesce ad arrivare vicino, ma non sente bene le parole; dal giubilo per capisce e inizia a correre per arrivare prima possibile a casa. Vuole essere lei a dare la bella notizia alla padrona che, spossata dalla lunga attesa e dal caldo, aveva avuto un malore. Per far presto decide di attraversare il Frascato, correndo a testa bassa: incontra solo qualche bambino cencioso e un cane. Deserto. Procede pi tranquilla quando, avvicinandosi a un portone, viene chiamata da una voce familiare. Guarda davanti a s e non si ferma ma la voce continua con tono suadente: Caterina, non mi riconosci? Non vedi, sono sola e lacera, fermati per misericordia. Ti prego. Caterina volta la faccia e incontra uno sguardo noto. Sono la tua Ghita, arrestati, un tempo eravamo amiche. Aiutami e la tira per il braccio.
O Ghita, cosa ti  successo? Mi avevano detto che eri morta, ma stai male davvero, sei magra e quei segni sulle braccia?. Caterina non nasconde il disagio.
No, l'ho avuta la peste, ma sono sopravvissuta come puoi vedere. Non sto bene, questi segni sono le botte che prendo dal mio ganzo quando non obbedisco! A te  andata meglio, sei ben vestita e curata, a Firenze si vive meglio da schiave. Fanno un pezzo di strada insieme, il braccio di Ghita allacciato al suo le fa rallentare il passo quando l'altra senza preamboli le chiede di rubare l'anello alla padrona, altrimenti racconter qualcosa sul conto di Caterina che a Lusanna non far certo piacere. Ah ah! E ride compiaciuta con la bocca ormai senza denti. Caterina si libera dalla stretta e ricomincia a correre. Forse Ghita allude al bambino o ai convegni che si tenevano a casa di Giovanni quando lui la prestava agli amici forestieri o peggio dir che  una strega, che ha avuto visioni demoniache, contatti carnali con il maligno. Il mal di luna. Frastornata dai pensieri non si accorge di essere seguita e al canto alla Paglia viene bloccata da un uomo con il viso coperto.
Di' alla tua padrona che ritiri l'accusa di bigamia, altrimenti saranno guai e mostrando il coltello le fa un segno sul collo, poi comincia a palpeggiarla, cercando di bloccarla contro il muro. Sempre con la lama sulla pelle, le solleva le vesti e la fissa con sguardo minaccioso. Finisco il servizio che lasciai incompiuto a palazzo Davizzi e poi ti sfregio e si solleva il berretto calcato in testa, sicuro del suo silenzio.
Caterina riconosce il Manigoldo, ora capisce.  stata Ghita a mandarlo, rimane sbigottita, poi senza nemmeno pensarci comincia a urlare con tutto il fiato che ha in gola. Qualcuno si affaccia alle finestra Accor'uomo! Guardie, venite!. E intanto un gruppetto compatto si sta muovendo nella sua direzione. Il Manigoldo fa cadere il coltello, lascia la stretta e fugge nell'oscurit, coprendosi con il mantello, in direzione del Mercato Vecchio. Fra i dedali di quelle viuzze sa bene che trover rifugio nella botteguccia di qualche prostituta, magari di Ghita stessa; da l riuscir a raggiungere i tetti e a nascondersi, per fuggire con comodo all'alba.
A casa Caterina racconta col fiato corto alla padrona sgomenta.
Ma io non ho paura, non potr intimidirmi, non ritiro niente e se mi trovassero morta, saprebbero che  stato lui a ordinarlo e finirebbe alle Stinche. Lui che utilizza uno scampaforche come il Manigoldo per i suoi loschi affari, proprio ora che per me  stato scomunicato il podest in persona!, risponde Lusanna fiera.
Caterina si tampona un rivolo di sangue dal collo, grazie a Dio non  una ferita profonda, ma il segno rimarr. Di sicuro Giovanni non finirebbe in carcere con tutte le sue protezioni e i suoi denari, se  riuscito a corrompere i giudici per assoldare quell'uomo che era stato condannato al patibolo. Tuttavia non riesce a raccontare il tentativo di violenza, n tantomeno accenna all'incontro con Ghita.  ancora troppo sconvolta per ripensare e tradurre in parole quello che  successo; sa solo che l'istinto l'ha salvata, ma poteva essere morta. Per questo Giovanni vuole indietro l'anello e si  servito di Ghita? Per ora  salva e non si  lasciata spaventare. Le parole sono uscite come un grido tagliente. Non  rimasta muta e pietrificata. Che far se Ghita metter in atto il suo proposito e cosa potrebbe rivelare di lei? La malattia.
Deve parlare con qualcuno, farsi ascoltare. Le occorre un aiuto concreto prima che sia troppo tardi. Altrimenti anche i piani sulla fuga andranno all'aria. Francesco non deve sapere.  Se potesse parlare con una persona saggia e prudente. Ah, se fosse viva monna Vaggia! Forse Alessandra Strozzi l'ascolterebbe, ma  tutta presa dalle questioni per il rientro dei figli, no, e poi non  la persona adatta vista l'inimicizia con l'uomo pi influente di Firenze. Chi allora? Il vescovo, certo, Antonino! Perch non ci ha pensato prima? Se  davvero un sant'uomo, come ha dimostrato, l'aiuter e ora  lui l'uomo pi potente a Firenze.
In tutta fretta viene formulata una risposta scritta con le giustificazioni del podest. Antonino, che non dimentica le offese, non vuole sentire scuse e la scomunica, annunciata fra il giubilo e le grida dei presenti, diventa ufficiale.
Per sei settimane la Signoria ingiunge di porre fine all'indagine, il fatto  gravissimo, nulla di simile a memoria d'uomo, ma Antonino  un vescovo speciale e il popolo sta dalla sua parte, inneggiando, al grido di Santo, Santo, viva colui che ci difende dai prepotenti. La felicit serpeggia fra i sorrisi e la gentilezza dei venditori al Mercato Vecchio, gli artigiani, i frati dei conventi e i preti di campagna che ne parlano nella predica. Tutti corrono a baciare l'anello del vescovo e chiedono la benedizione. Fra questi si presenta anche Caterina desiderosa di un colloquio privato.
Raccontare delle minacce e dell'aggressione da parte del Manigoldo, inviato di Giovanni, sarebbe decisivo per il processo. Un modo per aiutare Lusanna, ora che sta per lasciarla. Certo Antonino  pur sempre colui che approva la schiavit, ma forse deve tenere per s queste considerazioni e ricercare il bene della sua padrona. Ripensare ai momenti che hanno trascorsi insieme le provoca un sentimento di gratitudine e un piacere intenso. Diverso da quello con Francesco, pi intimo, come se comprendessero all'unisono. Non pu esserci niente di male in quello che  successo, niente che possa considerarsi un peccato, troppo dolce  il ricordo, per non pu accadere di nuovo, deve evitarlo finch ci riesce e soprattutto nessuno deve sapere, meno che mai Francesco.
Mentre attende davanti all'Arcivescovado il suo turno, si sente strattonata e insultata. Scacciata, beffeggiata, decide ugualmente di resistere e dopo avere permesso a tutti di avanzare, si ritrova alla fine sola in presenza del vescovo. Quell'uomo minuto, ingolfato nella ricca bardatura delle vesti, emana una forza straordinaria. Lo sguardo cattura la sua attenzione. Gli occhi intensi e brillanti di lui si puntano come spilli sul viso che Caterina prontamente abbassa; con un leggero inchino accosta le labbra all'anello che le si para davanti. Con un filo di voce aggiunge: Monsignore, vorrei parlarvi, ho da riferire qualcosa di importante sul processo: sono la schiava di Lusanna e sono cristiana aggiunge, mostrando la piccola croce sul polso.
Figliola lo so, mi sono giunte voci sulla tua posizione, prima eri a casa di Giovanni. Ti ascolter volentieri ma non ora, vieni da me domattina, lascer detto al messo di farti entrare. Ora va con Dio.
Caterina annuisce e ringrazia, poi si allontana retrocedendo a piccoli passi.  contenta di aver trovato la forza di avvicinare Antonino ed  fiduciosa che qualcosa di buono sortir per la sua padrona. Tuttavia mentre sta per imboccare la via Larga, sotto il palazzo Medici altri due occhi le si conficcano addosso pieni di odio e minacciosi. Ancora una volta il Manigoldo sulla sua strada che fa un gesto osceno con la lingua e poi col pollice si segna la gola. E ride, il criminale, sicuro di s e della minaccia che ha appena proferito. Caterina si tocca il collo e spalanca la bocca, poi scappa velocissima verso casa.
Oggi per l'uomo non la insegue, in pieno giorno e in una strada affollata non vuole correre rischi, n compromettere il padrone. La sua vendetta pu attendere.


Capitolo 24.

Alla taverna della Malvagia, Arlotto, pievano di San Cresci, sceso a Firenze per festeggiare, offre da bere. Si fa notare per le battute e le risposte taglienti. Ora messer arcivescovo avr altro a cui pensare che rimproverarmi per venire alla taverna, che non f male a nessuno e anzi trovo chi mi fa la limosina per la chiesa.
Messer Arlotto, un altro bicchiere, che non capita sempre d'avere per superiore un santo!.
S, noi brindiamo, ma sapete che i nostri magnati non ridono di certo, anzi se li conosco, come conosco Cosimo, staranno complottando per un'altra soluzione.
E di fatto questa scomunica non pu che turbare il governo della citt dice il notaio che ha redatto le carte del processo.
Non vi sbilanciate, chi vincer alla fine? Perch sono certo che da Roma arriver una risposta, magari diversa da quella di Antonino; Cosimo ha influenza alla Curia e per il suo protetto, Giovanni, si far sentire, eccome.
Io non posso dire niente sul processo, come sapete, ma ci che penso  che Antonino  s un santo, ma un po' bizzarro e a Roma i santi sono utili da morti, da vivi creano imbarazzi e confusione. Piuttosto, pievano, intercedete voi con chi di dovere, lass e punta il dito in alto.
Non credo di avere influenza con Domineddio visto che, come dice il nostro vescovo, frequento le taverne che sono un luogo di corruzione.... Eh eh! Ma anche di delizie, dico io! Non trovate che questa malvasia sia un nettare, un dono dei santi?.
Piuttosto, mi hanno riferito di una vostra arguzia, ma non so quanto ci sia di vero, ultimamente ne circolano tante....
Ser Lapo, non me ne curo, sic transit gloria mundi. Comunque mi diverto, penso vi riferiate alla storia di quel povero calzolaio che s' arrabbiato con la statua di Ges bambino, a cui non aveva mai domandato grazie, se non di lasciare in vita il figlio, che poi purtroppo era morto. Se io avessi domandata questa grazia a quel Crocefisso grande che t' vicino, sarei stato esaudito; non ti chieder pi nulla, che chi s'impaccia con fanciulli, con fanciulli si ritrova... disse.
E voi non avete potuto fare a meno di riferire le parole di quel poveretto! Aggiungendoci qualcosa di vostro... e il notaio ridacchia...
Ma non vi sembra, notaio, che il podest ha sbagliato a immischiarsi in cose come il matrimonio che sono materia dei preti?.
La legge fiorentina  chiara, il contratto viene registrato dal notaio e di quel matrimonio non  stata mai fatta carta.
Parlate da uomo di legge, ma ci che conta  la legge di Dio; se la donna dice la verit, allora il vincolo  stato stretto e celebrato da un frate, alla presenza dei due testimoni, dunque nessuno potr scioglierlo.
E Giovanni dovr tenersi la bella dalmata e scacciare la figlia di un Rucellai, restituire la dote di mille fiorini ed esporsi al dileggio dei fiorentini. Pi inconveniente  gettare parole vane che sassi, dunque aspettiamo e vediamo cosa sapr fare il vescovo, vi dico solo che ha dato udienza alla schiava Caterina, che pare abbia qualcosa di importante da riferire.
Ah s! E Cosimo? Potrebbe essere l'occasione che aspettano i suoi nemici per gettare fango sul suo governo. Troppa invidia intorno, e invidia per Lusanna. Una donna che ha osato portare in giudizio un uomo di famiglia illustre e ricca. Il podest scomunicato, capite, che potere ha in questo momento Antonino!.
Francesco, a un tavolo l accanto, non si  lasciata sfuggire una sola parola del dialogo e bench abbia bevuto abbastanza da farsi girare la testa  preoccupato del colloquio, di cui non sa nulla. In tutti i modi dovr accelerare i tempi della fuga. Occorre sollecitare Caterina che negli ultimi giorni si  mostrata preoccupata per la padrona. Lusanna, una donna che non siede al suo posto, forse ha avvelenato il marito e crea un tale scompiglio in citt per rivendicare i suoi diritti. Ma che diritti pu avere una donna di oscuri natali, straniera, che ha gettato il disonore su se stessa e la sua famiglia? E soprattutto, perch Caterina non lo ha messo al corrente di questo colloquio, cosa ha da raccontare che lui non sa? Lusanna ha un'influenza nefasta su di lei, una fanciulla di animo puro, nonostante le avversit, una schiava che presto Giovanni potrebbe riprendere sotto la sua autorit e Dio non voglia che... Si arrovella la testa, che gira e gira sotto l'effetto del vino.
Francesco  divorato dal sospetto, diviso fra l'amore per Caterina e la gelosia per il suo passato. Cosa era successo prima?  la domanda che lo tormenta, soprattutto la notte dell'incendio. Allora come mettere a rischio la sua carriera, i legami familiari, l'inizio del suo successo economico per una... s... schiava, o meglio dire, sgualdrina. Di fronte a questa prospettiva beve ancora e poi tutto appare pi semplice, e ritrova la fiducia in un futuro non troppo lontano. Funzioner perch l'unica soluzione  la fuga, poi una volta lontani, chi mai a Barzellona o a Bruggia obietter sulla sua sposa, nessuno si domander chi sia, perch fra genti estranee non occorre render conto. Poi all'inizio potr tenerla chiusa in casa. Lontana dagli sguardi degli uomini, Francesco placher la sua gelosia e Caterina sar sempre docile e disponibile ai suoi piaceri e...
Francesco, bevi da solo?. Si ode una voce dietro il ragazzo e qualcuno con una certa forza della mano gli imprime uno scappellotto sulla nuca. Sono Lorenzo, lavoravo dai tuoi fratelli e poi mi hanno cacciato, ma ora sono a servizio di Giovanni della Casa. Ti vidi mentre parlavi con la schiava. Non avrai mica mire strane, perch....
Francesco, riemerso dai fumi dell'alcool, al sentire nominare la sua donna, reagisce all'istante e gli sferra un pugno. L'altro schiva il colpo e svelto gli si getta addosso, facendolo rotolare in terra; lo tiene fermo con la suola della scarpa premuta sul viso.
Ti schiaccio, vermocane! - esclama - E fra poco mi lever la voglia anche con la tua russa, il padrone ce l'ha promesso, appena vince il processo ce la presta, se lo serviamo a dovere. A quelle parole Francesco in un sussulto di rabbia, si divincola e con la mano gli afferra un polpaccio. Quello arretra ma non cade e si ferma con le spalle al muro. Intanto gli avventori in piedi cominciano a fare il tifo e a divertirsi.
Forza fagli vedere chi sei, ragazzo, picchialo a dovere!.
Anche il pievano Arlotto e il notaio sembrano apprezzare. Dopotutto nelle taverne  uno spettacolo consueto. Caro pievano, un'altra facezia da raccontare e far girare a Firenze sul vostro conto.
Intanto Francesco tiratosi su e sollecitato dalle esclamazioni di giubilo, lesto impugna il manico del coltello. Per lo corpo di Cristo se dici un'altra parola io ti ficcher questa lama infino alle cornicelle del manico e pur cos non so chi mi tenga dal farlo.
Anche l'altro mette mano al coltello e pi svelto lo ferisce, gettandolo di nuovo a terra. Francesco, colpito di striscio, si alza immediatamente per sferrare un altro colpo, ma viene preso per le braccia e allontanato dall'oste, mentre il gruppo di avventori che si erano parati dinanzi protesta vivamente.
Siamo gi al sangue. Fuori di qui, non voglio che arrivino le guardie.
Il ragazzo si ritrova nel vicolo, malconcio e dolorante, dopo avere rimediato anche un pugno in piena faccia. Un attimo di lucidit e piomba a terra svenuto.
Cateruccia, vedesti Francesco? Mi hanno riferito che ha un occhio nero e un taglio sulla faccia, tu saprai di certo cosa gli  occorso in questi giorni.
Non ancora e per questo non posso soddisfare la vostra curiosit.
Magari Francesco sapr anche riferirti del processo, ho paura che mio fratello mi nasconda la verit.
A Lusanna, infatti, non avevano raccontato che Giovanni esprimeva disprezzo per colei che un tempo aveva amato, negando sempre e risolutamente le nozze, promesse ma mai celebrate. Perch mai un uomo importante dovrebbe sposare una donna gi vecchia e sterile, di umili origini? Sarebbe come unirsi a una meretrice! aveva dichiarato. Eppure ben dodici lunghi anni erano trascorsi. E Giovanni l'aveva amata davvero, dapprima per la sua bellezza rara, poi per la passione che li univa e li faceva ardere. N aveva avuto paura di bruciare fra le fiamme dell'Inferno, anzi erano come Paolo e Francesca travolti da una tempesta che non cessa mai. Alla fine della sua vita Giovanni forse si sarebbe pentito di quello che le stava facendo e l'avrebbe anche sposata per davvero Lusanna, quell'unione un po' strana, celebrata da fra Felice in casa di Antonio, aveva placato le insistenze dell'amante.
Caterina, mi  sembrato di scorgere una sagoma che va su e gi sotto le finestre, ti mander al pozzo, ma prima sfogliamo le novelle,  trascorso del tempo dall'ultima volta. E la guarda con aria complice.
Caterina abbassa gli occhi e arrossisce, affrettandosi a prendere il volume e tuffandocisi subito.
Aveva continuato a leggere di notte, mentre tutti dormivano, come affamata. Le storie l'avevano presa a tal punto che si era dimenticata di scrivere alla nonna. Le lettere erano rimaste chiuse dietro il piccolo nascondiglio in cucina, tanto sapeva che mai babushka le avrebbe ricevute e adesso sta per andare via per sempre. Pensa a fuggire, ma pi si avvicina il giorno pi lo teme. Odia questo perenne tentennamento e per questo evita coinvolgimenti emotivi con la padrona, come un'ape impazzita che cerca di rientrare nell'arnia e va avanti e indietro senza trovare l'ingresso.
Leggiamo questa novella, che tratta d'amore, cos come voi siete presa da passione per ser Giovanni e....
E dovrei odiarlo per quello che mi ha fatto interrompe Lusanna.
Sicuro, ma l'amore conosce anche l'odio e insieme talvolta vi dimora... Dunque provate voi a riconoscere le lettere, mi sembra che abbiamo fatto progressi.
Certamente, tu Caterina per eri in vantaggio, ma presto ti superer... ascolta: Era-no adunque in Me-ssiii-na tre giovani fra-telli e mercatanti, e assai ricchi uomini rimasti dopo la morte del padre loro e avevano una sorella chiamata Lisabetta, giovane, assai bella e costumata, la quale, ancora non avevano maritata. Prosegui tu che sono stanca e mi dolgono gli occhi.
Caterina senza scomporsi si accosta al volume: E avevano oltre a ci questi tre fratelli in un lor fondaco un giovinetto pisano chiamato Lorenzo, il quale, essendo assai bello e leggiadro, avvenne che egli incominci a piacere a Lisabetta.
La storia raccontava dell'innamoramento dei due giovani a dispetto della differenza di classe, finch uno dei fratelli li vide e decise d'accordo con gli altri di far sparire Lorenzo, per salvare l'onore della sorella. La ragazza si disper e pianse a lungo tanto che Lorenzo le apparve nel sonno, pallido e tutto rabbuffato e con panni stracciati e fracidi indosso, e parve che dicesse: O Lisabetta, tu non mi fai altro che chiamare e con le tue lagrime fieramente accusi; sappi che io non posso pi ritornarci, perci che i tuoi fratelli m'uccisono.
Qui la schiava fa un salto e cambia voce.
La novella va avanti: Lisabetta recupera il corpo dell'amato e porta con s la testa che depone in un vaso di basilico. Ogni giorno l'annaffia con acqua e lacrime, finch i fratelli fanno sparire il vaso.
Che storia triste, ma state piangendo anche voi, padrona! Forse sarebbe meglio cercare qualcosa che allieti e non rattristi.
Prosegui, perch  assai bella e poi piangere mi consola dei miei affanni... come prescrive messer Boccaccio.
Caterina, che conosce la storia, vorrebbe volentieri cambiare il finale e decide che la fanciulla non sarebbe morta di dolore per aver perduto anche il vaso, ma improvvisa uno scambio di persona e il ritrovamento di Lorenzo, vivo, e la conclusione lieta dei fratelli pentiti e del matrimonio, quando invece ben sa che la giovane, non trovando pi il vaso, mor.
Caterina non  abituata a mentire, ma le bugie al momento della fuga saranno molte di pi e deve imparare. Il futuro di Lusanna le appare confuso. La ragione le suggerisce che il processo si concluder con la vittoria di Giovanni, eppure davanti a s vede Lusanna trionfare fra gli applausi del popolo e i ringraziamenti per l'arcivescovo, a cui tutta Firenze s'inchina. Ma qualcos'altro ne seguir. A Roma, lontano... non riesce proprio a schiarire la nebbia che avvolge i tanti campanili della citt del Papa. Sar il Papa a pronunciare l'ultima parola.
Basta cos, ora esci pure, e fa' attenzione a quello che dicono di me. Riempi i secchi d'acqua: c' il bucato da lavare e le matasse di lino. I pavimenti da lustrare col cinabro. Voglio che tutto risplenda quando arriveranno a comunicare la notizia. Non devono pensare che Lusanna di Benedetto sia in preda alla disperazione e abbia paura delle vicine, pronte a sparlare se non mi faccio vedere alla messa o al mercato.


Capitolo 25.

Per la via Larga c' un gran trambusto: facchini e artigiani discutono davanti all'oratorio di San Giovannino dove si sono tenute le esequie di un pover'uomo. La vedova piange e si dispera con i parenti che le stanno intorno. Fra questi Caterina riconosce la sagoma di Francesco, il quale le fa un cenno e si allontana dopo avere baciato la vedova. In un chiasso fra due palazzi Caterina lo raggiunge.
Finalmente ti sei decisa a venire fuori, sono giorni che attendo, lo vedi quest'occhio livido, lo vedi? insiste per farla sentire in colpa.
Lo so, e mi dispiace, ma....
Ma, sempre ma...  stato per difendere il tuo onore, adesso dobbiamo prendere accordi per la fuga. Tra l'altro, proprio in questi giorni, c' stata una disgrazia a casa di mia sorella e dovr aiutarla. Due albanesi stavano facendo un trasloco da una casa al forno dove abitava mio cognato Niccol da Montevarchi. Mentre calavano dalle finestre un saccone pieno di paglia la fune si ruppe e, bench gridassero, cadde su Niccol. Mezzo morto fu portato a casa sua e messo a letto, molte donne salirono sul letto lo ruppero per il peso e Niccol ruzzol gi e mor.
Mi dispiace, purtroppo queste cose accadono spesso, perch non si pone la dovuta attenzione durante i lavori.
Mia sorella deve farsi carico della famiglia e io dovr aiutarla con gli Ufficiali dei Pupilli, affinch gli orfani e la vedova siano tutelati nell'eredit. Cos dobbiamo aspettare la prossima nave per Barzellona... Ti far sapere due giorni prima. Il tempo di arrivare in porto e poi saremo liberi. Dir che sei gi mia moglie e tu non ti farai vedere a bordo, cos non desterai sospetti.
Certo, Francesco, ti seguir, ma cosa si dice sul conto di Lusanna?.
Girano brutte voci, si parla di lei come una meretrice, i procuratori di Giovanni stanno facendo di tutto, ma con Antonino non sar facile... ad ogni modo noi saremo lontani quando il processo avr termine e tu sarai finalmente libera.
Caterina non risponde, quest'idea di libert la spaventa, per ora  contenta che la fuga sia rimandata, anche se la decisione  presa e non vuol tornare indietro, tuttavia deve ancora insegnare a leggere alla padrona, deve alleviarle la pena, deve... come pu essere cos legata a Lusanna? Nemmeno le avesse fatto un incantesimo.
Non parli, cosa ti cruccia? Prima lascerai quella casa e quella donna, prima ti libererai di pensieri oscuri. Credimi ha un cattivo ascendente su di te, sulla tua mente, ma tu sarai libera, libera... libera per me solo.
 questo che Caterina non concepisce, ama Francesco, ma non vorrebbe trovare in lui un nuovo padrone. Le donne devono sempre avere qualcuno che le protegga, dicono, eppure nelle novelle di messere Boccaccio talvolta le cose appaiono sotto altra luce.
Ti aspetto domani alla Stufa dei Tedeschi, cerca di avere pi tempo. Caterina vorrei trascorrere ancora qualche ora insieme come la prima volta, senza fretta e lontani dagli sguardi e dai rumori.
Non dubitare, sar con te, Francesco.
Si salutano stringendosi le mani e guardandolo con languore, Caterina si allontana.
 arrivato il momento di parlare con Antonino, per questo si avvicina al vescovado e davanti al portone si dispone in attesa fra un gruppo di preti neri e artigiani rivestiti per l'occasione.  l'unica donna, come sempre cerca di rendersi invisibile coprendosi per bene la testa e rannicchiandosi all'ombra di un portoncino per non sentire i commenti. Da l osserva il passeggio dei carri e degli uomini a cavallo, guardie della Signoria, facchini e artigiani. Un'umanit variegata e solare che si addentra nei vicoli o sulle piazze, che mangia, si accoppia, fa figli e vive una vita ai suoi occhi meravigliosa. Sono esseri liberi, hanno di che sfamarsi tutti i giorni e conducono esistenze produttive, hanno un mestiere che amano e cercano di realizzare nel migliore dei modi oggetti meravigliosi, sono grandi artisti di icone o artigiani di manufatti perfetti.
Quando tutti sono usciti, ancora una volta, per ultima si presenta alla soglia del portoncino, dove un prete giovane la interroga e dopo averla soppesata a lungo esclama: Non credo che monsignore vorr riceverti, vedo dal tuo aspetto che sei una schiava e le schiave non hanno diritto al colloquio.
Caterina inghiotte amaro e poi con un filo di voce insiste decisa: Monsignore sa che sono la schiava di Lusanna ed  stato proprio lui a dirmi di venire.
Aspetta qui, andr a informarmi se  vero o sei solo un'impudente.
Durante l'attesa, mille pensieri angosciano la ragazza, intanto si  fatto tardi e le ombre della sera si allungano sui palazzi, e lei comincia ad aver paura non solo del buio ma anche delle conseguenze: Francesco saprebbe di lei e Giovanni. Ad ogni modo ha intrapreso questa strada e deve seguire l'istinto che non l'ha mai tradita. Al suono delle campane la coglie un sussulto e voltandosi di scatto verso il Duomo, lo vede. Proprio accanto a lei, la guarda sogghignando, con quell'orrenda cicatrice sul volto. Le fa cenno di seguirla mostrando il coltello sotto la giubba. Caterina non si muove, allora lui la prende per un braccio e fa per portarla via quando si materializza il messo del vescovo con l'ordine di entrare, accompagnato da frati nerboruti.
Il Manigoldo si volatilizza cos come era arrivato e Caterina  salva, ma ancor pi terrorizzata della piega che potrebbe prendere la sua testimonianza al processo. Qualora non ci fosse pi nessuno a difenderle, lei e la padrona rischierebbero di fare davvero una fine orrenda e nessuno pi parlerebbe di loro.
Non appena rientrata a casa, Caterina trova la famiglia in fermento e la padrona in lacrime. Le brutte insinuazioni sono trapelate come un soffio di vento da una finestra aperta. Una vicina zelante ha pensato bene di riferire per filo e per segno quanto si diceva di lei al Mercato Vecchio e persino in chiesa. Bugiarda e arraffona erano le parole pi gentili, ma Troia e vacca, hanno colorito il racconto particolareggiato. Siamo arrivati a questo punto ha commentato gelida Lusanna e, dopo aver chiuso la finestra in faccia alla vicina, si  buttata sul letto meditando come darsi la morte col veleno d'argento, quello stesso per cui era stata accusata della morte di Andrea.
Caterina si rifiuta assolutamente di andare dallo speziale ad acquistarne una dose,  impensabile. Non pu proprio, ama Lusanna di un amore gentile e mai potrebbe pensare alla sua morte. Dopotutto, il processo andr avanti e magari monsignor l'arcivescovo porter a compimento la sua missione di soccorritore dei poveri e dei derelitti. Il colloquio con lui l'aveva riconfortata, anche se lasciava aperte delle questioni che le stavano a cuore: Per le schiave non c' Paradiso!. Forse c' il Purgatorio, dove le anime si mondano dei loro peccati, aveva detto. Cos' che deve sicuramente espiare? Non lo sa, ma da qualche parte si nasconde di certo una macchia. Dio mio, la malattia! Dall'ultima volta non ci aveva pi pensato, poi Ghita con le sue insinuazioni glielo aveva ricordato. L'avrebbe detto alla padrona, le avrebbe parlato dei contatti col demonio... sarebbe stata denunciata alle autorit e chiss se a quel punto il vescovo avrebbe tenuto conto del colloquio avuto con lei. Bisogna fuggire al pi presto, mettere una grande distanza fra lei e la citt con tutti i suoi abitanti, madonne, messeri, santi e garzoni.
Mentre  assorta in questi pensieri, il fratello e la cognata suggeriscono, anzi intimano a Lusanna di lasciare Firenze, per il suo bene, in realt per la reputazione della famiglia ed evitare noie e insinuazioni pesanti. Occhio non vede cuore non sente, e la vergogna si placa. Lusanna oppone resistenza. No, urla strozzando la voce che no, in nessun modo lo far, che si chiuder in camera sua, con le imposte sbarrate, cos potranno dire che  partita e nessuno se ne accorger. Anche Caterina non dovr pi uscire fino alla fine del processo. Piange forte e si dispera, gettandosi a terra e strappandosi i capelli. Alla fine viene presa la risoluzione, anche perch il fratello minaccia di buttarla fuori di casa. Ma lui non ha cuore di farlo, quindi  ragionevole che all'alba, accompagnata dalla schiava, vada via su un barroccio, cosicch la partenza risulti manifesta a tutti.
Caterina appare sollevata, lasciare Firenze risolver le tensioni e allontaner entrambe dal pericolo del Manigoldo. Il vescovo non era stato rassicurante n l'aveva messa sotto la sua protezione, come aveva sperato in cuor suo. Aveva ascoltato con attenzione quanto aveva da raccontare, ma non si era meravigliato pi di tanto del comportamento di Giovanni, delle minacce di morte ricevute. Poteva far poco, non aveva guardie per difenderle e la scomunica era gi stata attuata. Certo, se Caterina avesse testimoniato al processo contro di lui, se avesse raccontato del figlio, di come la trattava, facendo bordello della casa dove invitava gli amici, forse si poteva sperare in una maggiore severit da parte dei giudici. Ma Caterina era una schiava e le schiave non potevano testimoniare ai processi, quindi assumendo su di s la responsabilit del racconto avrebbe cercato di essere giusto, come era nella sua missione: Prega Caterina e rimettiti alla volont del Signore, non prendere decisioni avventate. Se c' un testamento a tuo favore prima o poi uscir e tu sarai libera, ma solo allora. E non parlare con nessuno del nostro colloquio.


Capitolo 26.

Sono trascorsi solo pochi giorni e gi l'aria di campagna sembra avere giovato a entrambe le donne che si sono sistemate in una casetta di parenti. L'abitazione  un po' umida e odora di legname vecchio, ma  pulita e insieme hanno cercato di renderla pi accogliente, apponendo drappi alle pareti e qualche piantina di giaggioli alle finestre. Lusanna ha ricominciato a mangiare e dorme tutta la notte. Anche Caterina, libera dalle decisioni incombenti e dalla paura del ricatto, si  rilassata. Nessuno conosce il loro rifugio, vivono in una sorta di limbo lontane dai pericoli e dai problemi. Le dispiace solo che nel trambusto non sia riuscita a riprendere le lettere scritte alla nonna con l'inchiostro e la penna d'oca. Volendo potrebbe usare le foglie secche come strumento scrittorio, ma qui non sente la necessit di comunicare con babushka. C' Lusanna. E insieme trascorrono il tempo chiacchierando e leggendo. Fanno qualche passeggiata nei dintorni, cercando fiori e piante utili alla salute: malva, camomilla, semi di papavero. Un giorno chiedono a un contadino se pu indicare loro quale sia la mandragora, di cui si dice che curi tutto. L'uomo scrolla le spalle e prosegue senza dare risposte. Caterina riconosce alcune variet che sua nonna usava e cerca di illustrarle, nel caso in cui un giorno la padrona ne avesse bisogno. L'unica che non conosce  la pianta della fertilit.
Un rapporto diverso sembra essersi istaurato fra loro, lontane dalle difficolt e dai pericoli, in un'atmosfera serena, si sentono amiche, l'una si fida dell'altra e insieme si sorreggono. Ogni tanto Lusanna la guarda in modo strano o le sussurra paroline dolci all'orecchio, ma Caterina non risponde ai richiami e la sensualit della padrona si placa. Ora sono buone amiche, compagne di viaggio e Lusanna si  scusata delle maniere forti che aveva usato a Firenze, ma la paura di avere perduto Giovanni l'aveva resa cieca e insensibile.
Talvolta vanno l vicino per la messa. Un luogo fresco e tranquillo dove sostare per pregare e rilassarsi. Com' diversa questa chiesetta dai grandi e imponenti edifici fiorentini! Ne parla con Lusanna e le racconta della sua terra e delle cappelle con le icone dorate. Le racconta il rapimento da parte di quell'uomo. Si confida per la prima volta, raccontando la paura e la disperazione che l'aveva colta quando, buttate in terra le bambole, lui l'aveva tramortita con uno schiaffo per non sentirla pi urlare e infilata in un sacco, come una preda qualsiasi, il frutto di una buona giornata di caccia. Ricorda i sobbalzi sul cavallo che filava veloce sugli zoccoli che sollevavano sassi e polvere, e lei aveva cominciato a vomitare, perdendo il senso dell'equilibrio fra alto e basso, terra e aria. Si domandava se non fosse solo un brutto sogno, una febbre maligna, passata la quale avrebbe trovato al capezzale la sua dolce nonna. Invece era tutto vero e una volta arrivati a destinazione, scesa da cavallo, era stata consegnata a un vecchio, in una trib di tartari, quegli stessi che compivano razzie nei villaggi.
Si raccontava che quando arrivavano questi guerrieri, al soldo dei principi locali, in lotta gli uni contro gli altri, tutti fuggivano a nascondersi nella foresta. Anche sua nonna da giovane era sopravvissuta a uno dei massacri voluto dal boiardo Stefanich. In chiesa si era salvata fingendosi morta. Tutti gli altri uccisi, qualcuno seviziato orrendamente.
Invece in quel villaggio di tende non era stata trattata male, era stata lavata e ripulita, alcune donne avevano cercato di darle da mangiare carne cruda di cavallo. Il suo stomaco era chiuso, cos dopo qualche giorno era stata costretta a bere latte di capra e birra. Parlavano ad alta voce una lingua che non conosceva, avevano alti copricapi con ricami dorati, le donne ridevano di lei, ma erano gentili e stavano attente alla sua salute. Non volevano che si sciupasse. E quando era tornato il mercante aveva portato loro doni e cibo. Poi sul carro era ripreso il viaggio sotto le pellicce, quasi senza respirare e senza pi lacrime da versare.
Caterina racconta tutto d'un fiato la sua storia. E la padrona ascolta con trepidazione, per la prima volta prova compassione per la bambina strappata ai genitori e portata via in un paese sconosciuto, venduta come un'asina o una capra. Potrebbe essere sua figlia, se Dio avesse voluto darle la gioia che tanto aveva attesa!
Quel giorno si sentono vicine come non mai e, avendo saputo che l accanto  stato dipinto da poco un affresco singolare che richiama molte pellegrine, decidono di andare per la festa dell'Assunzione.  una tavola di cui tutti cantano meraviglie, la Madonna incinta, nella chiesa di Santa Maria in Silvis.
Svegliandosi di buon mattino, camminano al fresco sotto le fronde alte degli alberi che costeggiano la strada. Chiacchierano e cantano insieme la bylina di Gavrillo Petrovic. Caterina racconta la bella favola della castellana di Vergy; ora che la padrona appare pi serena pu anche svelarle il finale tragico, ma Lusanna non vuole, dice che legger da sola la storia, in un altro momento. Si fermano a mangiare dei fichi dalla pianta e bevono a un torrente, schizzandosi e bagnandosi le vesti. Ridono felici del gioco, saltellando leggere finch incontrano altri viandanti diretti alla chiesetta e si uniscono a un gruppo di donne col pancione.
Gi prima di arrivare osservano tante persone in processione, con i ceri e la statua della Madonna, ornata di ghirlande. Pregano e cantano tutti insieme, ispirati dal luogo e desiderosi di una grazia speciale. Quando sono l accanto fra la folla Caterina ha un sussulto, stringe gli occhi e sporgendosi scorge fra i frati incappucciati un viso noto. Sotto la barba bianca riconosce dallo sguardo,qualcuno che ormai non avrebbe pi sperato di rivedere.
Entrano piano piano tutti in chiesa: i monaci siedono nel coro preparandosi a cantare mentre i fedeli, prima di trovare una panca, sostano davanti al dipinto, un attimo, perch sono in tanti a volerlo ammirare. In quei pochi istanti, Caterina rimane colpita dal volto della Madonna, l'espressione corrucciata, la veste azzurra aperta sul bianco della camicia. Il grembo prominente e la mano appoggiata forse a proteggere il bambino Ges che sarebbe nato. Due angeli, a destra e a sinistra, aprono una tenda proprio come a svelare il mistero dell'incarnazione. Lusanna lancia un oh, talmente forte che tutti la guardano, ma poi anche le altre donne seguono il suo esempio, tanto che arriva un prete a intimare il silenzio e la compostezza.
Caterina osserva i lineamenti della vergine, puri, ma allo stesso tempo umani, come se fosse preoccupata non del ruolo di futura madre di Dio, ma del parto, della sofferenza umana di tutte le donne. Partorirai con gran dolore aveva detto nostro Signore a Eva e questa sofferenza non sarebbe stata risparmiata nemmeno a lei, la Madre regina. Quanto aveva sofferto Caterina nel dare alla luce il suo bambino! Era stata cos vicina a morire e pi volte aveva maledetto di essere rimasta viva. E adesso tocca la medaglietta cucita alla veste e prova di nuovo una fitta di dolore. Fuggendo con Francesco sar costretta a dire per sempre addio al bambino che le  stato strappato. Quel frate che ha intravisto forse potrebbe risolvere tutto... La sua vita  nelle mani di un religioso votato a San Francesco. Il cuore le batte fortissimo.
Quando escono, dopo la benedizione, attende da una parte, mentre Lusanna continua a pregare la Vergine per la grazia di un figlio che non sarebbe mai nato.
Passano i frati in fila, incappucciati e col mento chino sul collo. Uno solleva il capo e i loro occhi si incrociano.  un attimo, poi abbassa la testa in segno di penitenza, ma Caterina non ha dubbi:  il suo primo padrone, ser Lapo, il marito di monna Vaggia! Allora  vivo, dunque potrebbe fare qualcosa per il testamento, ma come avvicinarlo? Occorre trovare un modo. Una fortuna insperata. Sente dire da qualcuno che i frati vengono dal monastero della Verna, non molto distante. Il luogo dove San Francesco avrebbe ricevuto le stimmate.
Monna Ginevra - dice una donna rivolgendosi a una vecchia l accanto - vi condurr, se lo desiderate, anche in pellegrinaggio alla Verna nella solennit delle Stimmate, il d 17 del mese di settembre.
S, ho sentito dire che in quel giorno i frati che risiedono alla Verna si recano in solenne processione verso la cappella delle Stimmate, ma accade nel cuore della notte. Come potremo fare un viaggio cos lungo?.
Non temete, monna Ginevra, non saremo sole e poi la grazia che vi preme chiedere sar accolta pi facilmente se ci sar anche un sacrificio da parte vostra.
Sono vecchia e le gambe non mi sostengono pi, ma se mio figlio guarisse dal male che lo affligge sarebbe un miracolo troppo grande.
Una piccola pietra ammazza un uomo pi di una grande pietra. Il male della pietra  un grandissimo male... ma, non dubitate, guarir e potr riprendere l'arte sua.
I dolori sono forti e la sofferenza uccide l'animo. L'ho visto piegato in due imprecare contro Dio e i santi mentre cercava di orinare. Le piccole pietre sono nel suo corpo e pu espellerle con l'urina, ma non  facile senza l'aiuto di un santo.
Vi accompagner e vedrete che questi pellegrinaggi daranno il loro frutto. La prende per un braccio e si allontanano insieme lungo la strada.
Caterina ha ascoltato abbastanza per decidere che anche lei andr, non per chiedere la grazia, ma per parlare con ser Lapo Davizzi, un uomo in carne e ossa, il mercante pieno di debiti che tutti avevano dato per morto.
La via del ritorno  allegra, in compagnia delle pellegrine che tornano verso Sansepolcro. La maggior parte sono donne contente e speranzose. Sono fiduciose che la Madonna le aiuter nel travaglio, ma soprattutto nel momento del parto. Caterina sa che molte non ce la faranno, a Firenze, come in campagna, come a casa sua tante donne muoiono per le febbri puerperali. Lusanna chiacchiera con una madre che ha portato con s la bambina scalza. La prende in collo e l'accarezza, stropicciandola come era solita fare con il gatto.
Per la strada incontrano due uomini a cavallo. Hanno modi e fattezze gentili e si offrono di accompagnarle. Lusanna rifiuta categoricamente, ma non abbassa la testa, mentre il pi anziano le rivolge complimenti e sguardi affilati come lame. Caterina invece si copre la faccia con l'asciugatoio che porta sempre in testa e cerca di farsi piccola e curva per passare inosservata.
La padrona ha proprio bisogno di vezzi, essere al centro di attenzioni maschili la fa di nuovo sentire bella e desiderata. Caterina  contenta per lei e per l'incontro con ser Lapo. Presto, molto presto potr avvicinarlo, rivolgergli la parola e forse il suo destino prender una nuova piega, davvero: senza dover fuggire o nascondersi, seguendo un uomo che ha amato e forse ama ancora, ma che le imporr la sua volont. Ultimamente Francesco le era sembrato anche violento, quei modi bruschi, quella rissa all'osteria rivelano una crepa nel suo cuore, forse perch la madre l'aveva abbandonato, come spesso le ricordava. Tanto odio per una madre che forse era stata costretta a farlo, come era accaduto a Caterina stessa, o non se l'era sentita di allevare nella miseria e nelle privazioni un bambino con la vergogna di sentirlo chiamare bastardo o figlio di tr.... Odia quel termine, con cui spesso  stata chiamata da Ghita e per strada dagli uomini.


Capitolo 27.

Sono trascorsi solo pochi giorni e gi l'aria di campagna sembra avere giovato a entrambe le donne che si sono sistemate in una casetta di parenti. L'abitazione  un po' umida e odora di legname vecchio, ma  pulita e insieme hanno cercato di renderla pi accogliente, apponendo drappi alle pareti e qualche piantina di giaggioli alle finestre. Lusanna ha ricominciato a mangiare e dorme tutta la notte. Anche Caterina, libera dalle decisioni incombenti e dalla paura del ricatto, si  rilassata. Nessuno conosce il loro rifugio, vivono in una sorta di limbo lontane dai pericoli e dai problemi. Le dispiace solo che nel trambusto non sia riuscita a riprendere le lettere scritte alla nonna con l'inchiostro e la penna d'oca. Volendo potrebbe usare le foglie secche come strumento scrittorio, ma qui non sente la necessit di comunicare con babushka. C' Lusanna. E insieme trascorrono il tempo chiacchierando e leggendo. Fanno qualche passeggiata nei dintorni, cercando fiori e piante utili alla salute: malva, camomilla, semi di papavero. Un giorno chiedono a un contadino se pu indicare loro quale sia la mandragora, di cui si dice che curi tutto. L'uomo scrolla le spalle e prosegue senza dare risposte. Caterina riconosce alcune variet che sua nonna usava e cerca di illustrarle, nel caso in cui un giorno la padrona ne avesse bisogno. L'unica che non conosce  la pianta della fertilit.
Un rapporto diverso sembra essersi istaurato fra loro, lontane dalle difficolt e dai pericoli, in un'atmosfera serena, si sentono amiche, l'una si fida dell'altra e insieme si sorreggono. Ogni tanto Lusanna la guarda in modo strano o le sussurra paroline dolci all'orecchio, ma Caterina non risponde ai richiami e la sensualit della padrona si placa. Ora sono buone amiche, compagne di viaggio e Lusanna si  scusata delle maniere forti che aveva usato a Firenze, ma la paura di avere perduto Giovanni l'aveva resa cieca e insensibile.
Talvolta vanno l vicino per la messa. Un luogo fresco e tranquillo dove sostare per pregare e rilassarsi. Com' diversa questa chiesetta dai grandi e imponenti edifici fiorentini! Ne parla con Lusanna e le racconta della sua terra e delle cappelle con le icone dorate. Le racconta il rapimento da parte di quell'uomo. Si confida per la prima volta, raccontando la paura e la disperazione che l'aveva colta quando, buttate in terra le bambole, lui l'aveva tramortita con uno schiaffo per non sentirla pi urlare e infilata in un sacco, come una preda qualsiasi, il frutto di una buona giornata di caccia. Ricorda i sobbalzi sul cavallo che filava veloce sugli zoccoli che sollevavano sassi e polvere, e lei aveva cominciato a vomitare, perdendo il senso dell'equilibrio fra alto e basso, terra e aria. Si domandava se non fosse solo un brutto sogno, una febbre maligna, passata la quale avrebbe trovato al capezzale la sua dolce nonna. Invece era tutto vero e una volta arrivati a destinazione, scesa da cavallo, era stata consegnata a un vecchio, in una trib di tartari, quegli stessi che compivano razzie nei villaggi.
Si raccontava che quando arrivavano questi guerrieri, al soldo dei principi locali, in lotta gli uni contro gli altri, tutti fuggivano a nascondersi nella foresta. Anche sua nonna da giovane era sopravvissuta a uno dei massacri voluto dal boiardo Stefanich. In chiesa si era salvata fingendosi morta. Tutti gli altri uccisi, qualcuno seviziato orrendamente.
Invece in quel villaggio di tende non era stata trattata male, era stata lavata e ripulita, alcune donne avevano cercato di darle da mangiare carne cruda di cavallo. Il suo stomaco era chiuso, cos dopo qualche giorno era stata costretta a bere latte di capra e birra. Parlavano ad alta voce una lingua che non conosceva, avevano alti copricapi con ricami dorati, le donne ridevano di lei, ma erano gentili e stavano attente alla sua salute. Non volevano che si sciupasse. E quando era tornato il mercante aveva portato loro doni e cibo. Poi sul carro era ripreso il viaggio sotto le pellicce, quasi senza respirare e senza pi lacrime da versare.
Caterina racconta tutto d'un fiato la sua storia. E la padrona ascolta con trepidazione, per la prima volta prova compassione per la bambina strappata ai genitori e portata via in un paese sconosciuto, venduta come un'asina o una capra. Potrebbe essere sua figlia, se Dio avesse voluto darle la gioia che tanto aveva attesa!
Quel giorno si sentono vicine come non mai e, avendo saputo che l accanto  stato dipinto da poco un affresco singolare che richiama molte pellegrine, decidono di andare per la festa dell'Assunzione.  una tavola di cui tutti cantano meraviglie, la Madonna incinta, nella chiesa di Santa Maria in Silvis.
Svegliandosi di buon mattino, camminano al fresco sotto le fronde alte degli alberi che costeggiano la strada. Chiacchierano e cantano insieme la bylina di Gavrillo Petrovic. Caterina racconta la bella favola della castellana di Vergy; ora che la padrona appare pi serena pu anche svelarle il finale tragico, ma Lusanna non vuole, dice che legger da sola la storia, in un altro momento. Si fermano a mangiare dei fichi dalla pianta e bevono a un torrente, schizzandosi e bagnandosi le vesti. Ridono felici del gioco, saltellando leggere finch incontrano altri viandanti diretti alla chiesetta e si uniscono a un gruppo di donne col pancione.
Gi prima di arrivare osservano tante persone in processione, con i ceri e la statua della Madonna, ornata di ghirlande. Pregano e cantano tutti insieme, ispirati dal luogo e desiderosi di una grazia speciale. Quando sono l accanto fra la folla Caterina ha un sussulto, stringe gli occhi e sporgendosi scorge fra i frati incappucciati un viso noto. Sotto la barba bianca riconosce dallo sguardo,qualcuno che ormai non avrebbe pi sperato di rivedere.
Entrano piano piano tutti in chiesa: i monaci siedono nel coro preparandosi a cantare mentre i fedeli, prima di trovare una panca, sostano davanti al dipinto, un attimo, perch sono in tanti a volerlo ammirare. In quei pochi istanti, Caterina rimane colpita dal volto della Madonna, l'espressione corrucciata, la veste azzurra aperta sul bianco della camicia. Il grembo prominente e la mano appoggiata forse a proteggere il bambino Ges che sarebbe nato. Due angeli, a destra e a sinistra, aprono una tenda proprio come a svelare il mistero dell'incarnazione. Lusanna lancia un oh, talmente forte che tutti la guardano, ma poi anche le altre donne seguono il suo esempio, tanto che arriva un prete a intimare il silenzio e la compostezza.
Caterina osserva i lineamenti della vergine, puri, ma allo stesso tempo umani, come se fosse preoccupata non del ruolo di futura madre di Dio, ma del parto, della sofferenza umana di tutte le donne. Partorirai con gran dolore aveva detto nostro Signore a Eva e questa sofferenza non sarebbe stata risparmiata nemmeno a lei, la Madre regina. Quanto aveva sofferto Caterina nel dare alla luce il suo bambino! Era stata cos vicina a morire e pi volte aveva maledetto di essere rimasta viva. E adesso tocca la medaglietta cucita alla veste e prova di nuovo una fitta di dolore. Fuggendo con Francesco sar costretta a dire per sempre addio al bambino che le  stato strappato. Quel frate che ha intravisto forse potrebbe risolvere tutto... La sua vita  nelle mani di un religioso votato a San Francesco. Il cuore le batte fortissimo.
Quando escono, dopo la benedizione, attende da una parte, mentre Lusanna continua a pregare la Vergine per la grazia di un figlio che non sarebbe mai nato.
Passano i frati in fila, incappucciati e col mento chino sul collo. Uno solleva il capo e i loro occhi si incrociano.  un attimo, poi abbassa la testa in segno di penitenza, ma Caterina non ha dubbi:  il suo primo padrone, ser Lapo, il marito di monna Vaggia! Allora  vivo, dunque potrebbe fare qualcosa per il testamento, ma come avvicinarlo? Occorre trovare un modo. Una fortuna insperata. Sente dire da qualcuno che i frati vengono dal monastero della Verna, non molto distante. Il luogo dove San Francesco avrebbe ricevuto le stimmate.
Monna Ginevra - dice una donna rivolgendosi a una vecchia l accanto - vi condurr, se lo desiderate, anche in pellegrinaggio alla Verna nella solennit delle Stimmate, il d 17 del mese di settembre.
S, ho sentito dire che in quel giorno i frati che risiedono alla Verna si recano in solenne processione verso la cappella delle Stimmate, ma accade nel cuore della notte. Come potremo fare un viaggio cos lungo?.
Non temete, monna Ginevra, non saremo sole e poi la grazia che vi preme chiedere sar accolta pi facilmente se ci sar anche un sacrificio da parte vostra.
Sono vecchia e le gambe non mi sostengono pi, ma se mio figlio guarisse dal male che lo affligge sarebbe un miracolo troppo grande.
Una piccola pietra ammazza un uomo pi di una grande pietra. Il male della pietra  un grandissimo male... ma, non dubitate, guarir e potr riprendere l'arte sua.
I dolori sono forti e la sofferenza uccide l'animo. L'ho visto piegato in due imprecare contro Dio e i santi mentre cercava di orinare. Le piccole pietre sono nel suo corpo e pu espellerle con l'urina, ma non  facile senza l'aiuto di un santo.
Vi accompagner e vedrete che questi pellegrinaggi daranno il loro frutto. La prende per un braccio e si allontanano insieme lungo la strada.
Caterina ha ascoltato abbastanza per decidere che anche lei andr, non per chiedere la grazia, ma per parlare con ser Lapo Davizzi, un uomo in carne e ossa, il mercante pieno di debiti che tutti avevano dato per morto.
La via del ritorno  allegra, in compagnia delle pellegrine che tornano verso Sansepolcro. La maggior parte sono donne contente e speranzose. Sono fiduciose che la Madonna le aiuter nel travaglio, ma soprattutto nel momento del parto. Caterina sa che molte non ce la faranno, a Firenze, come in campagna, come a casa sua tante donne muoiono per le febbri puerperali. Lusanna chiacchiera con una madre che ha portato con s la bambina scalza. La prende in collo e l'accarezza, stropicciandola come era solita fare con il gatto.
Per la strada incontrano due uomini a cavallo. Hanno modi e fattezze gentili e si offrono di accompagnarle. Lusanna rifiuta categoricamente, ma non abbassa la testa, mentre il pi anziano le rivolge complimenti e sguardi affilati come lame. Caterina invece si copre la faccia con l'asciugatoio che porta sempre in testa e cerca di farsi piccola e curva per passare inosservata.
La padrona ha proprio bisogno di vezzi, essere al centro di attenzioni maschili la fa di nuovo sentire bella e desiderata. Caterina  contenta per lei e per l'incontro con ser Lapo. Presto, molto presto potr avvicinarlo, rivolgergli la parola e forse il suo destino prender una nuova piega, davvero: senza dover fuggire o nascondersi, seguendo un uomo che ha amato e forse ama ancora, ma che le imporr la sua volont. Ultimamente Francesco le era sembrato anche violento, quei modi bruschi, quella rissa all'osteria rivelano una crepa nel suo cuore, forse perch la madre l'aveva abbandonato, come spesso le ricordava. Tanto odio per una madre che forse era stata costretta a farlo, come era accaduto a Caterina stessa, o non se l'era sentita di allevare nella miseria e nelle privazioni un bambino con la vergogna di sentirlo chiamare bastardo o figlio di tr.... Odia quel termine, con cui spesso  stata chiamata da Ghita e per strada dagli uomini.


Capitolo 28.

Negli stessi giorni a Firenze il processo corre lungo la sua strada, senza che si risparmino colpi dall'una e dall'altra parte. La popolazione segue con molta partecipazione le vicende. Si arriva a scommettere, pochi soldi per lo pi, ma qualcuno ha puntato fino a cinquanta fiorini. L'avvocato di Giovanni si concentra sul fatto che il matrimonio sia tutta un'invenzione di Lusanna e dei suoi parenti, del resto nessuno dei testimoni ricorda bene i particolari del rito. Per consuetudine a Firenze viene messo un fiorino sul letto come augurio di prosperit e ricchezza: chi l'aveva messo? Di fronte ai silenzi e ai balbettii l'avvocato incalza con fare minaccioso. Con il dito puntato e lo sguardo truce chiede allora cosa avessero mangiato a letto i due innamorati. Uova rispose qualcuno, fra le risate generali. Uova cucinate come?, ribatte l'avvocato. Pesciduovo, mi pare.
E volete farmi credere che per una notte cos importante gli sposi hanno mangiato solo una frittata arrotolata a forma di pesce?.
Anche frutta e confetti risponde timidamente il teste, ma non ricorda bene il tipo e il colore.
Si  parlato della dote? Quanti fiorini e altro portava Lusanna?.
Sulla dote, effettivamente nessuno sa dire qualcosa, nemmeno un accenno da parte del fratello. Come era possibile che Giovanni avesse accettato di sposarsi senza avere nulla in cambio?
Effettivamente a Firenze non si celebrano nozze senza dote. Era addirittura stato istituito dal Comune un Monte delle doti per maritare le figlie. I genitori depositavano una somma variabile, quando la fanciulla era in fasce o molto piccola, e al momento opportuno si poteva contare sugli interessi maturati. Fu un modo per incrementare le unioni legittime e tenere lontani gli uomini dalle tentazioni sessuali con prostitute o peggio dai rapporti omosessuali. Qualcuno arriv anche a speculare sugli interessi del Monte, da cui con opportuni accorgimenti si poteva trarre un certo guadagno. Ma se la fanciulla non si maritava o moriva prematuramente il pagamento non si concretizzava. L'ottica mercantile prevedeva anche questa possibilit.
Invece, qui di dote non si  mai parlato. E durante l'interrogatorio della parte avversa, messer Stefano ricorda ai testimoni di Giovanni che sono sotto giuramento. Li spaventa con le pene, sempre eccessive. Erano forse in bottega con la famiglia Della Casa? Qualcuno aveva ricevuto denaro per deporre o promesse di doni? Magari a proposito di una certa tintura d'ariento? E guarda in direzione delle donne, con occhi che incenerirebbero anche un criminale esperto. Giuliana Magaldi abbassa lo sguardo e le vicine si accorgono che  arrossita. Ancora una volta si cerca di interrompere il processo con vari cavilli. Lusanna dovr osservare il silenzio perpetuo e pagare le spese legali; Giovanni chiede in questo modo la completa assoluzione dalle accuse. Impensabile per l'arcivescovo.
Via via che i giorni passano aumenta il numero dei testimoni. E di conseguenza lievitano le domande degli avvocati, sono le pi svariate, fino al ridicolo. Infatti spesso il giudice deve richiamare il silenzio e le risate vengono soffocate.
Fra Felice Asini non si deve nemmeno ascoltare! - tuona l'avvocato di Giovanni - perch condannato a Cortona per un crimine innominabile. Trascinato in piazza con il capo rasato e la tonaca strappata sul retro, come frate infame e malfattore. Tutti capiscono:  un reato abbastanza comune. Sodomia sibilano alcuni, senza meravigliarsi, visto che  stata istituita persino una magistratura, gli Ufficiali della Notte, una tacita ammissione dell'omosessualit a Firenze che va contenuta ma non sradicata: la pena massima ammonta a cinquanta fiorini.
Anche Francesco segue ogni giorno gli interrogatori con trepidazione pensando alla sorte di Caterina.
Aveva domandato in giro a vicine e conoscenti, ma nessuno sapeva dove fossero finite le due donne; se le cose si mettevano male rischiava di non rivedere mai pi la promessa sposa. Si vociferava che la schiava di Lusanna avesse fatto importanti rivelazioni al vescovo stesso contro la gi discussa reputazione di Giovanni. Gi, quel maledetto, pensava Francesco, tormentato dalla gelosia. Deve esserci qualcosa che Caterina non gli ha raccontato. Di sicuro c' del marcio e cos si sente tradito e si immagina che tutti ridano di lui, come avevano riso al processo di fra Felice. La sodomia  praticata nelle botteghe e negli oratori e per quanto si tuoni contro, nessuno si meraviglia. Ma una donna che sia stata di un altro  una faccenda pi grave ai suoi occhi e allora metteranno anche a lui le corna sulla porta di casa come avevano fatto con Andrea? Francesco ha provato a parlare con il fratello di Lusanna, ma questi, congedandolo bruscamente, aveva detto di pensare ai fatti suoi che il processo scioglier ogni sospetto. In realt Antonio sa poco o niente del colloquio con il vescovo, che doveva tuttavia avere avuto buon esito se la bilancia sembra ora pendere pi dalla parte di Lusanna.
Insonne e sofferente, Francesco non riesce a darsi pace e vaga per il Mercato Vecchio ascoltando i discorsi e le illazioni. Di Caterina si parla poco, l'attenzione  concentrata sulla padrona e quasi tutti auspicano una vittoria contro l'odiato Giovanni che aveva rovinato molte famiglie prestando il denaro a un forte interesse, pi alto di quello che lo stesso Antonino considera lecito. Ma non  il solo a Firenze e qualcuno potrebbe puntare il dito sullo stesso Cosimo.
Un giorno, mentre si aggira in preda all'angoscia, con le occhiaie, pallido ed emaciato, Francesco incontra una sua vecchia conoscenza, Hysa dell'Isla del Sal. Sconvolto, quasi non la riconosce, nonostante il colorito scuro inconfondibile, e lei gli domanda se per caso non avesse incrociato il diavolo in persona. Francesco scuote la testa e fa il gesto di proseguire per la sua strada, ma Hysa lo blocca, afferrandogli il polso: Cosa mai ti affligge, amico mio? Non vuoi parlarne alla vecchia Hysa, per caso?. E gli ficca addosso quegli occhi neri come il carbone, con tutta la dolcezza che sa infondervi.
Sono preoccupato, non so dove sia finita Caterina e nessuno sembra volermi aiutare, forse che tu hai notizie di lei e di Lusanna?.
Seguimi, non  questo il luogo per discutere, hai bisogno di vezzi.
Francesco si lascia condurre e attraversando la piazza assiepata di merci e venditori, fra urla di animali e richiami umani, giungono al Frascato, dove tutto  avvolto dall'oscurit delle ombre e dal silenzio. Davanti alla botteguccia della donna, lei lo prende per mano e lo conduce dentro, chiudendo a chiave la porta.
Questa volta la stanza gli appare ancora pi desolata di quando l'ha visitata con ben altro umore. Un lettuccio disfatto, con accanto un bacile di terracotta per lavarsi, un tavolo con brocche e un fiasco di vino ammezzato. Alle stanghe abiti colorati e drappi consunti, una cintura d'argento regalo di qualche amante di passaggio.
Hysa gli offre del vino che lui rifiuta, dicendo che quella bevanda gli ha causato gi abbastanza problemi. Ora desidera rimanere lucido e rilassarsi.
Dimmi cosa sai, Hysa, perch tu di certo sai qualcosa; qui da te vengono tanti uomini di ogni razza e mestiere, devi aver ricevuto le confidenze di qualcuno.
Dici il vero, da me passa tutta Firenze, ahim. Non sono pi giovanissima e ho questa brutta cicatrice sulla faccia, ma l'esperienza e il colore della mia pelle compensano. E gli accarezza la mano con aria materna.
Ho sentito di un colloquio col vescovo, non so cosa si siano detti perch lei non mi ha confidato nulla e questo mi preoccupa, anzi mi angoscia.
Sul colloquio non so nulla, ma sono andate via insieme forse perch erano minacciate da qualcuno di molto importante.
Di sicuro Giovanni ha mandato un suo uomo, ci hanno provato anche con me.
Pu darsi, soltanto che ora si attende l'esito del processo prima di agire. Giovanni  convinto di vincere. Ad ogni modo conosce il luogo dove si sono rifugiate, credo dalle parti di Sansepolcro, non ti sar difficile scoprire la dimora, ma ora va da lei, prima che sia troppo tardi e portala via. Fuggite e, mi raccomando, abbi cura di lei, ti ama teneramente.
S,  quello che avevamo deciso di fare, ma ora che  andata via sono ossessionato dalla gelosia.
La gelosia  una brutta consigliera, sei un ragazzo saggio e prudente, non lasciarti guidare dall'istinto bruto, pensa che sarai felice con lei e non domandarti n del suo passato, n altro.  una schiava come me e non  responsabile di ci che qualcuno potrebbe averle fatto.
Allora tu sai qualcosa, dimmi, non tenermi all'oscuro, sei mia amica.
Non so nulla, ragiono cos perch capisco cosa significa non essere libera, non appartenere a se stessi, ma a un padrone. Ha sofferto abbastanza, non tormentarla e poi, come dice messer Boccaccio: Bocca baciata non perde ventura anzi rinnovella come fa la luna.
Al diavolo tu e le letture del Decamerone, allora anche mia madre... e lei non era schiava, eppure se n' andata, lasciandomi con mio padre e i miei fratellastri che non sono stati certo teneri con me.
Francesco, non giudicare dalle apparenze, chiss forse un giorno scoprirai il motivo per cui l'ha fatto. Potrebbe essere stato un gesto d'amore, per proteggerti, per darti un nome.
E allora non credi che avrei il diritto di saperlo, almeno? La verit anche la pi tremenda  sempre meglio del non sapere. L'ignoranza genera dubbi e angoscia la mente, toglie il sonno e attizza la collera e questo vale anche per lei.
Non confondere le due donne, domina la rabbia e trattieni l'ira che offusca il tuo cuore, impedendoti di essere felice, tu che ancora puoi dare un corso diverso alla tua vita e a quella di Caterina e gli asciuga la fronte con dolcezza.
Tu scotti! Allora i tuoi sono vaneggiamenti della febbre, non dare loro importanza e lo abbraccia come fosse un figlio ritrovato.
Anche Francesco la stringe, cercando di convincersi che deve imparare a dominare gli istinti bruti e in quell'abbraccio, lasciandosi cullare e aspirando l'afrore aspro della pelle di lei, si addormenta.


Capitolo 29.

Antonio non si reca a visitare la sorella, il viaggio  lungo, e non pu permettersi di andare a cavallo o in barroccio, del resto meglio tenere Lusanna all'oscuro di quanto sta accadendo. Gli erano giunte notizie da un conoscente di Arezzo, un pittore che l'aveva incontrata e riferiva di averla trovata sempre bella e formosa, tanto che era sicuro, comunque sarebbe andato il processo, che avrebbe trovato un marito.
Il fratello nutre dubbi sull'esito del processo perch Giovanni  potente; far di tutto per vincere, altrimenti perderebbe la faccia e anche i suoi affari ne risentirebbero! Ha persino deposto che il giorno del matrimonio si trovava a Siena.
Spergiuro lui e i suoi testimoni, ma noi abbiamo dalla nostra la verit e poi l'aiuto di un santo.
Anche i santi non sempre possono contro i potenti... e sono i poveri a mantenere la giustizia a Firenze con le multe gli risponde la moglie.
Il pittore torna di nuovo a Sansepolcro e questa volta si ferma a casa di Lusanna per portare i saluti del fratello e curiosare, essendo per natura pettegolo. Circa il processo rimane vago, ma secondo lui vinceranno, di sicuro, qualcuno  gi pronto a scommettere. Lusanna  felice e s'inorgoglisce. Cogliendo al volo l'opportunit, il pittore le dice che ha un volto cos bello che pare la Vergine e vorrebbe che posasse per lui. La sua bottega  ad Arezzo, non distante, in una via transitata e gli  stato commissionato un affresco dell'Assunta in una cappella di Sansepolcro. La raffigurer pi bella di tutte quelle che ha mai vedute finora, dice. Lusanna chiede se per caso avesse dipinto lui il tabernacolo dei Linaioli, di cui tanto si parlava a Firenze.
No, padrona perch il dipintore  un frate e... si intromette Caterina.
E tu come lo sai, l'hai forse veduta?.
No, ma so che... la padrona non aspetta la risposta e, lusingata della proposta, dice che ci penser, certo, dovrebbe chiedere il permesso a suo fratello, ma essendo lontano... Glielo far sapere appena possibile.
Il pittore saluta, aggiungendo che torner di l a qualche giorno con i cartoni pronti per l'affresco, intanto Lusanna avr tempo per prendere la sua decisione.
L'uomo si  guardato bene dal riferire come stanno andando le cose e che l'avvocato di Giovanni ha contestato i testimoni della donna, dicendo che sono di scarsa reputazione, popolo minuto senza arte, inoltre tutti parenti o amici di Lusanna. Di certo l'avvocato sa fare il suo mestiere. Giovanni ha scelto bene, e senza badare a spese pensa il pittore.
Passano le settimane e nella casetta, dove trascorrono indolenti giornate, nessuno viene pi a far visita alle donne: Lusanna si annoia e tormenta Caterina. Hanno letto e riletto le novelle di messer Boccaccio, ormai la padrona ha imparato bene, legge senza sillabare e prova anche a scrivere. Brevi frasi copiate dal libro, e poi il nome di Giovanni intrecciato al suo in cento nodi. Sogna una discendenza che non ci sar. Pietro  il bambino che talvolta si  provata a immaginare, deve averlo anche raccontato a una delle vicine perch al processo se n' parlato, dicendo che era stato indirizzato alla carriera ecclesiastica. Non c' nulla di vero nelle voci che corrono e anche la speranza di avere un figlio dalla schiava  venuta meno miseramente. Non  incinta, ha avuto il suo tempo e se in futuro dovesse rimanere gravida la padrona non potrebbe pi attribuirsi la maternit, nemmeno per un settimino.
Caterina pensa a Francesco: chiss se sa di lei, dove si trovi in quel momento; la nave  pronta a salpare, ha preso altri lidi e di certo lui  partito, ormai. I suoi affari, la mercanzia, la famiglia, senza contare il rischio che corre. Sa chiacchierare bene, per non  affidabile, solo un ragazzo infatuato di una schiava, disposto all'avventura. Gi una volta era andato via! Eppure quanta nostalgia di quegli occhi e di quella pelle sotto le dita:  la tenerezza e l'incanto, come se con l'innamoramento Ekaterina avesse ritrovato in parte la sua casa e la famiglia perduta.
Babushka. Quando immagina di essere al villaggio, l'unica persona che ancora distingue nella nebbia  lei. Ora avverte il bisogno di scriverle, ora vorrebbe rannicchiarsi sotto la sua ampia gonna e nascondersi, come faceva da piccola. E il babbo? Non pensa mai a lui, lo ricorda appena. Se si concentra lo vede camminare con la zappa in mano e il cappello di pelliccia che gli copre la faccia. Un giorno quel viso si  fatto scuro. Non la guardava mai negli occhi. Deve essere stato dopo la morte della mamma ... quando ha cominciato a blaterare che anche il male fa parte della natura umana, voler distruggere il male  come distruggere l'umanit. E babushka gli ricordava di non bestemmiare che lui il male l'aveva visto solo da lontano, nelle frecce dei tartari dagli occhi sottili. Per volere di Dio non si erano mai visti al villaggio e lui poteva solo ringraziare di avere scampato la furia dei loro saccheggi.
Caterina si sforza di ripensare al padre, ma il capo le fa quasi male. Mille rumori entrano dentro, mille voci. Colori sempre bui. Una nebbia fitta avvolge le sagome. Avvicinarsi per vedere pi chiaro. No. No. Meglio lasciar perdere, potrebbe pentirsene e sentirsi male di nuovo, qui davanti a Lusanna. Dio mio, si spaventerebbe, la caccerebbe via, vendendola in tutta fretta. Ma lei non pu venderla, il suo padrone  Giovanni, che l'ha ingravidata e le ha portato via il neonato senza dirle nulla. Nemmeno a una gatta si portano via cos i micini! Come pu fuggire e dimenticare il bambino per sempre? Troppi pensieri, troppe incognite.
Monna Lusanna, volete che leggiamo ancora una storia?.
S, una nuova che parli di paesi lontani, di gente straniera. Voglio sognare a bordo di un battello sul mare. Non l'ho mai visto il mare!.
Caterina l'ha visto da sotto la nave e dai porti di Caffa e di Genova, ma non vuole ricordare, non c' niente di bello di cui rammentarsi. Sfoglia il volume: Tancredi principe di Salerno uccide l'amante della figliuola e le manda il cuore in una coppa d'oro.
No, che orrore. E pensare che siamo venute per rallegrarci.
Ecco, questa  pi adatta: Tre giovani amano tre sorelle e con loro fuggono in Creta....
S, s, che bello, mi sembra proprio quello che cercavo, molte avventure e molti amori... e le donne sono sempre le pi facili ad accendersi come i legni teneri.
La storia inizia con la descrizione di Marsiglia, citt brulicante di uomini e mercanzie, e continua fra viaggi in nave, fughe d'amore, casse piene di gioielli e i tre giovani che spuntano nottetempo sulla barca, nascosti nei cassoni. Arrivati a Genova i novelli amanti condividono gioia e piacere dal loro amore. Questi avvenimenti, che catturano l'attenzione di Lusanna, si capovolgono e seguono ammazzamenti ed esecuzioni tanto  che alla fine i superstiti muoiono in povert.
Basta Caterina, anzich rallegrarci queste storie ci rendono tristi e ci fanno dubitare della sorte che ci  toccata.
Ma  solo una novella, padrona, non vi crucciate, pensate che fra poco tutto si concluder in bene. Amor pu troppo pi che n voi n io possiamo.
Allora, prepariamoci. Andiamo a goderci un po' di fresco all'ombra di questi boschi che allontanano la tristezza della solitudine.
Le due donne camminano, fra gli alti alberi che circondano il podere, inerpicandosi lungo il monte e l si fermano a raccogliere fiori selvatici che depongono davanti a un tabernacolo. Poi si cibano di more succose e profumate e colgono a braccia tese anche qualche fico dal bordo di un orto. I frutti sono maturi e si aprono al centro con facilit lasciando le dita imbrattate di denso sciroppo. I filamenti rossi e bianchi costellano la polpa tenera e succosa. Le donne si guardano e sorridono, entrambe hanno in mente cosa rappresenti quel frutto, ma il pudore impedisce loro di esprimerlo a parole. Nel ricordo di quel pomeriggio trascorso a consolarsi provano una fitta e l'idea di avere commesso peccato le fa trasalire.
Proseguono in silenzio, osservando il panorama che si apre ogni tanto dietro il folto degli alberi. Una nebbiolina leggera avvolge le ultime propaggini del bosco e ricopre i ponti e le case che spiccano a tratti, scomposti. Ognuna pensa ai propri affanni e il silenzio  pur sempre la forma migliore per non renderli veritieri, lasciandoli nel mondo dei sogni e del non detto.
Al tramonto, quando il caldo  meno intenso, riprendono la via principale, fra i rumori dei carri e dei viandanti, quella strada che conduce a Firenze: il luogo dei desideri e delle possibilit per Lusanna; la prigione dorata, una citt troppo bella per essere immaginata per Caterina.
La bella gabbia non nutrisce l'uccello interrompe il silenzio Caterina.
Cosa vuoi dire con questo? Vorresti degli uccellini da tenere in casa per allietarci col loro canto, degli usignoli? Potremmo chiedere a qualche cacciatore di catturarne uno con le panie o il vischio.
Sicuro, madonna, quando torneremo a casa. Piuttosto, non  rimasto quasi nulla in dispensa. L'olio  finito e pure quel poco di vino e Ghisola  venuta a chieder quattrini per le uova e il pollo che ci port ieri l'altro.
Lo so da me. Cosa posso farci se mio fratello non manda denari a sufficienza.
In quel momento salta gi da un carro, togliendosi il berretto con fare cerimonioso, un tale che entrambe riconoscono subito per il pittore di Arezzo. L'uomo le accompagna, facendo tante feste e scusandosi di non essere pi passato per il ritratto. Affari urgenti l'avevano richiamato a Firenze e si era trattenuto, ma ora avrebbe dato inizio all'opera. E guarda Lusanna a lungo. Lei sostiene lo sguardo, come  solita fare con gli uomini, cosa che le ha sempre attirato critiche e giudizi malevoli, anche al processo.
Vedremo, vedremo, se sarete all'altezza e avrete la compiacenza di attendere qualche giorno, il tempo necessario per rimettermi da un male che mi ha afflitta. Piuttosto, cosa si dice a Firenze? Su, ditemi, mastro Spinello.
Caterina abbassa il capo e osserva. La padrona cambia atteggiamento in presenza di un uomo, le viene cos naturale e i suoi modi appaiono simili a quelli di una gatta che fa le fusa: morbida e sinuosa, ma pronta a scappare al primo segno di avvicinamento. Di certo, questo mastro Spinello deve avere altro per il capo, oltre all'affresco, ben che vada vorrebbe impalmarla,  bella e con una piccola dote. Oppure fare con lei quello che gli uomini di solito chiedono alle donne: dilettarsi, trascorrendo ore liete, come quei giovani che nella novella scappano a Creta.
Hanno interrogato tutti i testimoni, troppi secondo il giudice e non parea sapessero un granch. I vostri vicini, cara Lusanna, non devono volervi bene, se hanno testimoniato a favore di Giovanni.
Giovanni ha pagato, di sicuro, e ha tenuto a battesimo il figlio dei Magaldi.
E poi le donne vi hanno sempre invidiata per Giovanni. Si sa, le donne sono spesso gelose delle pi belle.
Dunque costoro negano di aver partecipato al pranzo nuziale?.
S, tutta la famiglia nega e nessuno di loro sostiene di essere andato al convento di Santa Croce a chiamare fra Felice per la cerimonia. Ma qualcosa deve essere avvenuto perch Giuliana ha ritrattato sulla polvere d'argento.
Ah, si  pentita di aver detto una menzogna cos brutta contro di me. E allora?.
Allora i giudici si stanno consultando e fra pochissimo ci sar la sentenza.
Sia fatta la volont di Dio e della Madonna e di tutti i Santi.
Proprio in nome della Madonna, allora, vorrete posare per me prima di ripartire? Mander una mia fantesca a prendervi che vi condurr a casa di mia madre e da l in chiesa, cos non avrete a temere nulla, nessuno oser sparlare di voi.
E sia, verr.
Allora vi attendo, ma prima di congedarmi devo lasciarvi questo fagotto di cibo da parte di vostro fratello e alcune monete d'argento.
Caterina nota la malizia del pittore che ha aspettato solo alla fine per consegnare cibo e denaro. Pensava forse di prenderla per fame?
 sera quando tornano a casa, quelle due stanzette illuminate a malapena dalla luce del crepuscolo sembrano pi belle di quando le hanno lasciate. Il riverbero rossastro avvolge i mobili di legno scuro e sul tavolo vengono deposte le vivande che Caterina si appresta a cucinare. Lusanna sistema i fiori e li depone davanti all'immagine della Madonna che ha portato con s da Firenze, un regalo di Giovanni, nemmeno costoso, vista la qualit della figura. Caterina che ha imparato ad apprezzare la bella pittura trova che i lineamenti della Vergine appaiono grossolani e scialbi. Comunque quello che conta per la devozione non  la bellezza, ma ci che rappresenta. Caterina non crede ai miracoli e non pensa che questa icona possa aiutare la sua padrona, anche se ora sembra pi serena.
Dormiranno tranquille, la passeggiata le ha stancate e il sonno arriver veloce. Appena hanno finito la cena, Lusanna si distende nel grande letto fra lenzuola profumate di spigo. Caterina pulisce e riordina e, mentre compie quei gesti meccanici, i suoi pensieri vanno alle montagne verdissime che ha incrociato con lo sguardo tutto il giorno, ai profili scuri e alle colline morbide su cui spiccavano gli olivi argentati e i cipressi alti e severi. Lass, in cima alla pi alta delle montagne, incontrer l'uomo che pu cambiare il suo destino. Io Vaggia Alberti libero la detta Caterina, sicch per l'avvenire ella possa fare la volont sua, come pu ogni libero e fedele cristiano, ripete come una cantilena, fra s e s.
Caterina dici le preghiere? Non consumare la candela, viettene meco a letto.
No padrona,  meglio che io dorma qui sotto, come sempre, sul saccone, starete pi comoda... Credete,  bene cos.
La schiava spegne il lume e toglie la veste al buio, cercando di non inciampare nei panni. Si adagia e aspetta il sonno, ma il sonno non viene. Deve trovare un modo per andare al monastero? Come lasciare Lusanna? Il viaggio  lungo e occorreranno un giorno e una notte. Pi ci pensa e pi si angoscia perch non sa come fare. Poi la stanchezza ha il sopravvento e si addormenta anche lei.
Sogna del suo villaggio, lontanissimo, un altro mondo. Il paesaggio che ha visto oggi, con gli olivi e i cipressi e le dolci colline circondate da montagne,  proprio diverso. Rivede ancora le ampie pianure, la neve d'inverno e le isbe di legno, dove tutti si raccoglievano intorno al focolare ad ascoltare le storie di babushka. Quella che le piaceva di pi era la favola delle Amazzoni, che vanno a cavallo vestite con abiti maschili e non hanno marito. Cacciano tutto il giorno insieme allo loro regina Vlasta e una volta l'anno scendono nei villaggi e si uniscono agli uomini per generare figlie femmine perch i maschi vengono uccisi. Ripensa a lei e Irina mano nella mano a scrutare l'orizzonte in attesa di vederle comparire, e allora giuravano che sarebbero partite insieme alle Amazzoni, libere per sempre, oppure attendevano con impazienza chi avrebbe portato doni, come i re magi.
Non arrivava mai nessuno al villaggio, solo qualche mercante di pellicce e quel monaco nero con la sua icona nel fagotto. Rivede con chiarezza la tavola con la figura sinuosa della Vergine e gli Apostoli intorno e in alto. Com'era bella l'Ascensione di Ges. Il miracolo che pi la colpisce, forse perch anche lei si sente leggera e sospesa in certi momenti. L'aura la solleva e poi non ricorda pi niente. Ma se questo male  tanto simile a quel che dice il Vangelo perch finire all'Inferno, perch vergognarsi e non parlarne a nessuno? Solo Francesco ne  a conoscenza, ora che mastro Totto  morto di peste. Si sveglia di soprassalto. Il ricatto. La faccia di Ghita a ricordarle quel brutto momento, le minacce e la lama del Manigoldo da cui era scampata per miracolo. L'aveva salvata la voce che era riuscita a cacciare fuori. E il colloquio con il vescovo Antonino non aveva generato niente, n protezione n la possibilit di testimoniare.
Ora per fortuna  lontana da Firenze, il processo  alla conclusione, ma l dove sono nascoste di certo non le raggiungeranno n Ghita, tantomeno il Manigoldo.  quasi l'alba, un'altra giornata di sole, si augura. Ieri c'erano tante stelle in cielo.
Nel dormiveglia scaccia i pensieri della malattia e si concentra sul modo di recarsi alla Verna da sola. Lusanna non glielo permetterebbe mai e non pu raccontare del testamento, come non pu raccontarle del bambino di Giovanni. La odierebbe.  certo. Come avevano fatto i tre fratelli a fuggire a Creta? La novella finisce troppo male per poterne trarre esempi. Ma ci sar pure una bella storia che non ha ancora scoperto a cui ispirarsi. Oggi proporr di nuovo di leggere il loro libro, ed  una fortuna che ser Giovanni glielo abbia lasciato con pagine strappate chiss da chi.
Lusanna apre gli occhi, quando ormai il sole  gi alto ed i raggi sono penetrati nella stanza attraverso gli scuri. Si tira su dal letto, nuda, come ogni mattina, senza vergognarsi e Caterina non pu che constatare la bellezza statuaria della padrona. Ogni volta si sorprende di tanta opulenza, ora che si  rimessa in salute e la sua pelle ha assunto un colorito ambrato, con le guance rosa. Una pesca intatta con i seni turgidi e alti, ancora, nonostante non sia giovanissima, con i capezzoli in su. Prova attrazione per il corpo di lei. Pensa a Francesco, anche per lui si strugge nel ricordo, ma quest'altro corpo  qui davanti. Morbido e senza asprezze, delicato e crudele allo stesso tempo. Lusanna vuole essere aiutata a vestirsi e la chiama, con le stesse note nella voce che usa quando vuole piacere agli uomini. Abbassando gli occhi e sospirando. Caterina deve fare attenzione, si impone cautela. Se  successo una volta non deve pi accadere, un peccato cos orribile che non se ne parla nemmeno, nessun predicatore osa nominarlo. Terribile. Eppure  solo una forma che assume l'amore! Ma soprattutto Caterina ha paura che poi non sar pi capace di lasciarla, di fuggire da lei, per sempre sua schiava. Lusanna sa che potrebbe perderla e forse usa le arti della seduzione per tenerla legata. La vuole per s.
Sbrigati, non riesci nemmeno a chiudere i lacci della veste, cosa ti succede? Hai le mani di strutto, ti tremano e mentre parla le stringe con forza alle sue e le porta al seno. Duro come una pietra, ma la pelle emana un odore agro di nepitella.
Un attimo di turbamento.
A un tratto bussano alla porta. Entrambe restano immobili in quella posizione.
Monna Lusanna, sono la madre di Spinello il dipintore, mi ha detto di venire presto per condurvi in chiesa da lui. Sta preparando i colori e vuole che lo raggiungiate prima che sia troppo caldo.
Ah, siete voi. Aspettate, devo finire di vestirmi, sedetevi l fuori, c' una panca all'ombra. Sar da voi presto, molto presto e rivolge uno sguardo veloce a Caterina che a quel punto si scosta e va a prendere la cioppa per aiutarla a indossarla.
Cambia la voce, cambiano i gesti, lo sguardo adesso  duro e lontano.
Rifatto il letto e aperta la finestra, fanno entrare la donna vestita di nero, accompagnata da una serva. Le offrono acqua e delle fette di pane che lei rifiuta gentile e guarda Lusanna con l'aria di un sarto che prenda le misure.
Chiudono la porta alle loro spalle e la padrona sale su un asino che continua a ragliare alzando la testa.
Non abbiate paura,  mansueto, e ora qualche bastonata gli far mutare i costumi la donna lo colpisce con una verga sulle gambe, emettendo uno schiocco con la lingua.
La vostra serva verr a piedi, anzi  meglio se vi fate raggiungere pi tardi, dopo che sar passata la processione diretta alla Verna. Che si chiuda dentro e sbarri porte e finestre dice la donna.
Perch dovrebbe rimanere qui, in nome di Dio?, esclama Lusanna.
Per custodire la casa. Insieme ai pellegrini ci sono sempre ladri e furfanti, pronti a introdursi nelle case, approfittando della confusione.  un attimo, entrano e portano via tutto. Vedo dei begli abiti, dunque li arrafferebbero di sicuro, e magari avete anche altro? e la guarda incuriosita.
No, no, comunque l'olio e la farina fanno gola e invece pensa anche al libro e all'immagine di Maria, poi il corsetto...
Insomma, Caterina,  bene che qualcuno resti a guardia della nostra roba e se senti rumori alle porte inizia a gridare  accor'uomo e se ne andranno.
Dite: Marito mio, cosa sta succedendo?. Cos penseranno che c' un uomo in casa e fuggiranno per non farsi linciare dai pellegrini.
A presto, che Iddio vi guardi. Non temete per la roba, vi raggiunger appena potr.
Che Iddio ci apparecchi qualche buona ventura, Caterina. Stai allegra.
E la buona ventura si  materializzata da sola nella persona della madre del pittore, la vedova che ha portato via la padrona e che permette a lei quella libert di movimenti che mai avrebbe sperato.  davvero nelle mani di Dio, quel Dio che per la prima volta si sta occupando di lei. Lusanna si  fidata a lasciarla da sola o  stata pi la paura di perdere la roba? Fatto sta che avrebbe atteso l'arrivo dei viandanti e poi sarebbe partita per l'eremo. Soprattutto le preme il libro del Boccaccio, e del resto non pu certo portarlo con s.


Capitolo 30.

Passano i pellegrini, sono tanti, ascolta le voci.  chiusa dentro, con le persiane non proprio sbarrate, per non far vedere che la casa  abbandonata. Anzi, ha acceso il focolare e dal comignolo esce del fumo. Un'astuzia a cui non aveva pensato, ma ora le torna utile. Fa scaldare l'acqua sul fuoco, potr lavarsi prima di partire.
La fila dei viaggiatori non si arresta. Giungono a piccoli gruppi, alcuni cantano, altri pregano per la solennit delle Stimmate. Domattina presto arriveranno per trovare posto davanti alla cappella, il 17 settembre ricorre il miracolo. Molti chiacchierano e si divertono a prendersi in giro o a stuzzicare le donne con stornelli, non sembrano interessati alla sacralit del giorno. Da una fessura vede che portano stendardi colorati e immagini del santo, poi a un certo punto quando sta per decidersi a uscire, ecco dei rumori sospetti alla porta. Sobbalza. Poi senza perdersi d'animo grida: Marito accorrete! Presto, sento qualcuno alla porta!.
Resta col fiato sospeso e un coltello in mano, ma, come aveva preannunciato la vedova, sente passi svelti che si allontanano e poi la corsa dei ladri. Incollata alla porta, a lungo attende in ascolto e, quando ormai la processione sembra essersi dileguata e non si ode pi niente, decide che  arrivato il momento di partire.
Chiusa la casa, nasconde la chiave sotto un vaso e si avvia. Non pu passare dalla strada principale, non deve farsi notare, quindi sceglie il sentiero dei boschi e poi quando sar in vista della montagna inizier a salire. Deve correre per arrivare in tempo e non potr fermarsi a dormire. Col mantello scuro sulla testa e sotto brache da uomo, si avvia. Gi una volta ha indossato abiti maschili e quella  l'unica protezione che conosce per il suo stato, oltre al coltello che ha portato con s alla cintura.
Il viaggio  lungo e faticoso, per fortuna la luna illumina il sentiero e lei riesce a proseguire nella notte. Se ode delle voci si dilegua o aspetta nell'ombra. Sembrano i boschi della sua infanzia, la proteggono le divinit antiche e si sente come la Vassilissa della favola. Va avanti anche quando le forze paiono abbandonarla, stringe i denti e resiste. Sente cani ululare, forse lupi. Col cuore che batte fortissimo e il fiato corto, va avanti. Le fa male il fianco, i piedi sanguinano, ma non importa, va avanti.  la buona ventura che il santo dei poveri le ha apparecchiato, non pu buttarla via.
Ecco la montagna e, mentre il sole sta spuntando, scorge il monastero. Imponente e maestoso, alto, alto quasi a toccare il cielo. Cos inerpicato a aggrappato alle rocce che ha paura davvero di non poterlo raggiungere.
Arriva in cima che il sole  molto alto, fa caldo e Caterina gronda di sudore. Per fortuna non mancano le fontane. Beve e si sciacqua la faccia e le mani. Proseguendo sull'antica strada, si trascina e raggiunge il portale all'ingresso meridionale del santuario. Rimane sbalordita perch  un arco cos grande che poggia quasi per intero sulle rocce. Da l pu osservare tutto il monastero le cui mura sono costruite sugli enormi massi del monte. Si ha come la sensazione che il grande edificio sorga direttamente dalla montagna. Ma non ha tempo di stupirsi perch, distogliendo lo sguardo, vede una moltitudine di persone assembrate davanti a un piazzale. La processione deve essere gi terminata. Forse  arrivata tardi, come far a trovare ser Lapo in mezzo a tante persone? Calca il berretto e chiede a una donna dove sono i frati e questa le indica una fila lontana di sagome brune. Se si sbriga e corre ancora ce la pu fare, ce la deve fare in tutti i modi, prima che i monaci rientrino alle celle.
Stanno percorrendo il sentiero delle Stimmate che li riporter al convento. Caterina ci arriva balzelloni per il dolore ai piedi e senza pi fiato si ferma, vedendoli scorrere uno alla volta. Spera che ser Lapo sia fra gli ultimi e osserva le loro facce. A prima vista sembrano tutti uguali: il saio, la chierica, il capo basso. Guardando meglio individua alcuni molto giovani, altri vecchissimi, alti, bassi, magri, pochi grassi. Deve fare in fretta, si stanno allontanando a passi lunghi. Quello sembra lui! No. Quell'altro potrebbe, ma non .
Santo Francesco devi aiutarmi - comincia a pregare intensamente -. Dammi la buona ventura, santo dei poveri, non abbandonarmi proprio ora.
Ecco in quell'attimo si materializza davanti a lei: lo sguardo accigliato, fa per voltare la testa, ma Caterina si butta ai suoi piedi e gli prende le mani, non ha pi fiato e la bocca  secca. Farfuglia in preda all'emozione.
Ti benedico pellegrino, da dove vieni? dice con la voce cupa che le  ben nota.
Padre, sono io. E si alza il berretto.
Non capisco, sono diventato sordo, devo andare e fa segno di congedarla.
No, devo parlarvi. Vi supplico in nome del santo di cui portate l'abito.
Non posso, vai con Dio.
Aspettate, vi prego o mi metter a urlare che siete ser Lapo Davizzi, qui davanti a tutti.
Di fronte a quella minaccia, il frate la guarda fissa in volto e poi dice: Ora ti riconosco, Caterina, sotto questi panni maschili. Aspettami alla cappella degli Angeli, arriver dopo la messa.
Caterina attende fiduciosa. Finalmente pu rilassarsi e rifocillarsi con quel che si  portata da casa. Pane col formaggio e i fichi che aveva colto insieme a Lusanna, ormai accartocciati e informi, trasudano umori appiccicosi. Ma il sapore  delizioso al palato. Da l vede la croce conficcata nella roccia, nel piazzale, dove la folla si sta ormai diradando e sono iniziati i cortei per ridiscendere a valle. Pochissimi hanno deciso di pernottare l, accampati per terra o nelle celle del convento messe a disposizione dai frati in cambio di una piccola offerta. La maggior parte dei pellegrini deve tornare a lavorare nei campi e accudire le bestie, cos bisogna fare in fretta e ripartire.
Un posto come questo sembra fatto apposta per incontrare Dio, pensa Caterina, e capisce perch ser Lapo ha deciso di abbandonare il mondo, anche lei lo farebbe. Le piacerebbe chiudersi in convento e passare il tempo a pregare e leggere i testi sacri, come le monache alle Murate o a Santa Maddalena. Ci sono tanti conventi a Firenze, ma nessuno l'accoglierebbe.  schiava. Forse questo santo degli umili e di tutte le creature, anche del lupo, lui s.
Caterina, che ci fai al monastero, perch indossi abiti proibiti alle donne?.
O ser Lapo, dovevo vedervi, era l'unico modo per arrivare qui senza essere riconosciuta per schiava e donna.
Non sono pi ser Lapo, ora chiamami pure fra Paolo. Qui nessuno sa chi sono veramente, solo tu adesso mi conosci, ma non dirai nulla.
A Firenze vi danno per morto, non siete venuto al funerale della povera donna vostra, monna Vaggia. Io l'ho assistita fino alla fine, si  spenta serena e con i sacramenti, sar in Paradiso.
Ho pregato per lei e prego sempre per l'anima sua e della nostra Ginevra, che riposino in pace entrambe. In vita non sono stato tenero con lei e me ne dolgo.
Ser Lapo, ma voi potete aiutare una povera creatura schiava come me. Il Santo Francesco amava tutte le creature, ho sentito i pellegrini parlare della sua storia e cantarne le lodi.
Io non posso certo darti la libert, non  in mio potere, anche se sono il tuo padrone, ti ho comprata, ahim!.
No, oggi sono di ser Giovanni della Casa, che mi ha regalata a Lusanna per le nozze. Ora lui ha rinnegato quelle nozze e monsignor Antonino sta istruendo un processo, ne avete sentito parlare?.
No, qui le notizie non arrivano e se arrivano io sono sordo alle vicende dei fiorentini. Dunque, cosa posso fare per te?.
Vedete, se Giovanni vince il processo io sar di nuovo sua schiava e lascer Lusanna, se perde sar per sempre schiava di Lusanna, sposata con lui. Per me non cambia molto, anche se sono affezionata a lei,  strana, ma in fondo ha buon cuore e le voglio bene. Per c' il testamento che....
Quale testamento?.
Il testamento di monna Vaggia, vostra moglie, che disponendo dei suoi beni personali mi donava la libert dopo due anni, pensando che avrei dovuto assistervi, ma non  andata cos perch vostro fratello si  preso il palazzo e ci sono i debiti che avete contratto nel fallimento e ser Giovanni mi ha avuta come risarcimento in parte....
Lo so, mi sono rifugiato qui proprio per il fallimento, speravo che i miei soci ricomprassero la mia parte e salvassimo il palazzo, ma ho appreso che Tommaso, mio fratello,  in causa con i fratelli di Vaggia per i suoi beni dotali. Il vero cruccio, per,  non avere avuto figlioli, se non il bastardo della serva che mi dolgo di non avere legittimato. Ma tu piuttosto dovresti essere libera, se Vaggia lo ha scritto.
S, lo ha scritto nel testamento, ho sentito e c'erano pure i testimoni, ma poi non  stato pubblicato come vuole la legge fiorentina.
Vuoi dire che il testamento  sparito? Succede spesso che qualcuno lo nasconda o lo bruci, specialmente se muore il notaio, come credo sia avvenuto per la peste, cos i parenti si portano avanti per anni nelle cause e prima che si accordino magari sono morti. Mio fratello Tommaso vuole tutto, ma chi troppe volpi caccia l'una per l'altra perde.
Allora voi non volete aiutarmi?.
Caterina, alla Verna ho capito che la schiavit  male. Ges ci ha creati uguali, siamo tutti fratelli e figli di Dio, ma la Chiesa accetta che sia cos, io sono solo un povero frate e non posso aiutarti. Resto qui e voglio che il mondo mi dimentichi. Mi spiace, starai con monna Lusanna, dici che  una buona padrona, va' torna da lei, non fuggire che non ti conviene, ti riprenderebbero subito e saresti punita, lo sai!.
Ma il testamento... vostro fratello Tommaso! Voi sapete che  stato lui a farlo sparire, se veniste a dirlo io sarei salva e libera. Siete cristiano, aiutatemi, vi prego, in nome del Santo di cui portate la veste!
Non posso, Caterina, queste sono altre questioni, non puoi capire e poi meglio  che Dio ti batta che il mondo ti guasti. Io sono morto per il mondo.
Indossate il saio, ma siete uguale agli altri, non avete misericordia. Pensate alla vostra figliola Ginevrina, che Iddio si  presa quand'era in fasce e al dolore grande della madre, che non le ha pi dato requie!.
 stata la volont di Dio. Il freddo di quell'inverno ha avuto ragione dei miei sospetti. Non sono mai riuscito ad amare quella neonata di pelo rosso e la pelle rosea punteggiata gi di piccoli nei ambrati. Sarebbero aumentati, lo so, e nessuno l'avrebbe voluta in moglie se non con una dote altissima che mai avrei potuto procurarle. E poi sarebbe rimasta sempre quella pecca originale, quel marchio rosso. Non farmi dire altro che il tempo ormai  passato e loro due riposano in pace, mentre io devo espiare.  stata la volont di Dio. Con te Caterina sono stati crudeli gli uomini, non Dio.
S, mi hanno strappata ai miei, mia madre per sua fortuna era gi morta, ma mio padre, mia nonna... saranno impazziti a cercarmi. Non si daranno pace ancora.
Caterina, non vorrei turbarti, ma  giusto che tu sappia che... Ebbene, quando ti ho comprata e avevo degli scrupoli, il mercante ha detto che se non li aveva avuti tuo padre a venderti, perch dovevo farmeli io? S, ha detto proprio cos.
No, mentite per proteggere la vostra vilt! Non  cos.
Lo scrissi anche nel Libro dei Ricordi, ma ormai sar andato perduto. Avranno venduto i tomi dello studio. Era nascosto dentro un volume speciale. Ormai non mi interessa pi. Beni materiali di cui  giusto privarsi gi in vita, come dice la nostra regola di Santo Francesco che don tutto ai poveri.
Seguono lunghi attimi di silenzio e poi ser Lapo riprende: Vieni Caterina, entriamo in questa cappella e preghiamo,  qui che la Vergine  apparsa per la prima volta al nostro Santo, questa  la parte pi antica di tutto il convento, la pi sacra. Poi ci saluteremo, per sempre.
No, non pregher con voi. Addio, torner da Lusanna, almeno....
S, torna da lei. Io non posso fare nulla, ti benedico figliola, dimenticami.
Caterina si allontana con le lacrime agli occhi, decisa a ripartire subito, senza attendere che faccia giorno, almeno raggiunger la casa prima della padrona.  delusa da questo frate, delusa per aver sperato nell'occasione che poi si  rivelata vana. Un uomo che  entrato in convento per sua comodit e che ora se ne sta tranquillo e beato, al sicuro, senza muovere un dito per il prossimo. Uguale a tutti gli altri, uguale al fratello, a Giovanni. Solo il proprio particulare o interesse, che sia guadagno o Paradiso, ricchezza o quiete, nessuno vuole rischiare di cambiare qualcosa nella sua vita. In nome di Dio e del guadagno, il motto con il quale si apriva il Libro di Memorie. Ora sa cosa vuol dire! E quella bambina, Ginevra, ora capisce perch era cos freddo con lei, sospettava che non fosse sua figlia, allora sapeva dell'amore inconfessato di monna Vaggia prima del matrimonio, di quel Tommaso dai capelli rossi che era partito, della lettera trovata nel libro della castellana di Vergy. Il segreto che aveva voluto confidare a lei, Caterina. Ora  tutto chiaro per lei, ma per ser Lapo  solo un sospetto, legato al colore dei capelli cos insolito. E per un sospetto aveva tenuto al freddo la bambina, voleva che morisse ma non aveva avuto il coraggio di ucciderla con le sue mani.  stata la volont di Dio, sono state le sue parole.
E adesso nessun pentimento. Un frate che invece di aiutare il prossimo se ne sta quass sereno, come fosse in cielo. S che se lo sono scelto bene il posto, in mezzo al verde, sulla montagna, vicini a Dio e ai Santi, con i loro miracoli e le reliquie, tutti i dipinti che metteranno nella chiesa e le ricchezze che erediter il convento dai cristiani che vogliano salvarsi l'anima in punto di morte o che decidano di donare tutto per riscattare il peccato dell'usura, condannato da Dio. E se non hanno pi nulla da donare, come ser Lapo, donano se stessi, si consacrano a un Santo e passano quel che gli resta da vivere senza gli impicci del mondo, senza problemi da risolvere o testamenti da riscattare. Mogli, figli, fratelli, tutti dimenticati, figuriamoci se ci si pu dare pena per una schiava. Poi perch ha inventato quella storia assurda? Suo padre era un bravo cristiano, era buono, non pu averla venduta. Il Libro dei Ricordi l'aveva visto e rammentava, nella calligrafia oblunga e svelta, del figlio bastardo, ma poi non c'era stato tempo di ritornare nello studio, chiuso a chiave per sempre. No, non poteva essere vero quello che aveva detto ser Lapo. Una bugia.
Risuonano i rintocchi dal campanile a vela della chiesa e Caterina  gi lontana, nel bosco, sta scendendo e non ha paura di nessuno, n uomini n bestie feroci. Non corre, ha poche forze e deve risparmiarsi per arrivare a casa. Pensa con dolcezza a Lusanna e vede il suo corpo cos come le  apparso quella mattina, quando ha bussato la vedova e loro... O Dio, che peccato sar mai, quello? Nessuno, due creature sole che si amano. Perch in fondo Lusanna la ama.
 una sorella che tratta da schiava perch  abituata a fare cos.
Il viaggio sembra davvero interminabile. Non lo ricordava cos lungo.  partita piena di speranza e torna delusa e amareggiata. La vita va spesso cos, diceva la sua babushka quando piangeva perch sua sorella le aveva strappato di mano la trottola di legno a cui teneva tanto. Non devi prendertela, tu hai un dono ripeteva. Fa fatica a capire quale sia questo dono, forse quello di avere qualche visione, qualche fugace apparizione, ombre che si materializzano, per dissolversi prima di riuscire ad afferrarne il senso.
Non ha pi scritto alla nonna, lo far quando torner a Firenze e riprender i fogli nascosti sotto il mattone. Se li avesse con s potrebbe sfogare la sua pena scrivendo per conoscere la verit. Ha visto anche un albero con delle bacche nere, sono scure come l'inchiostro e potrebbe utilizzarle. Lusanna dice che si chiama sambuco. E poi ser Lapo  un bugiardo. No, non pu essere vero quello che le ha rivelato. Sar stato un modo come un altro per vendicarsi di monna Vaggia, di cui ancora non riesce a superare l'affronto estremo: la bambina dai capelli rossi.
Vorrebbe fare come Vassilissa e bruciare la strega, ma la strega non si vede e la sua rabbia non trova sfogo contro nessuno. Non segue la strada del bosco, troppi pericoli in agguato.  andata bene una volta, meglio non rischiare. Preferisce stare dietro a un gruppo di persone, a distanza, senza parlare. Protetta dal berretto sul viso, passa inosservata. Qualcuno le chiede se  del popolo di San Giovanni e perch non ha lo stendardo del quartiere. Si limita a sorridere come se non capisse. Ah,  straniero, non comprende la nostra parlata. Annuisce, le offrono comunque una fetta di pane e del vino. Il vino lo rifiuta, vuole rimanere lucida e accelera il passo. Sono buoni cristiani  queste persone del contado, semplici e senza malizia. Non come a Firenze. Sosta con loro il tempo di ristorarsi e ascoltare le chiacchiere. Parlano del raccolto, della vacca che ha figliato e dell'ultimo nato in casa che  stato rapito dagli angeli. Sembrano rassegnati e intonano laudi che, sperano, li aiuteranno a superare il prossimo inverno, in nome di San Francesco che eviter loro il maggior danno, l'arrivo della peste.
Sono gli stessi discorsi che facevano al suo villaggio i contadini della Rus'.  ora di rimettersi in viaggio.


Capitolo 31.

Dopo tanto camminare, alla fine riconosce la casa. Prega perch Lusanna non sia ancora tornata. Sembrerebbe di s, la porta  chiusa, cerca la chiave.  l dove l'aveva lasciata. Apre: ogni cosa  al suo posto, se non fosse per la stanchezza potrebbe pensare di avere sognato. Sta per richiudere l'uscio alle sue spalle quando un brivido le attraversa la schiena.
Sei arrivata, alla fine, dove sei stata? Mi hai fatto aspettare cos a lungo che stavo andando via, poi ho visto un fanciullo che veniva di corsa. Sono tornato indietro. Eri tu!.
Caterina si volta di scatto: Francesco, come hai fatto a trovarmi?.
Come te, un po' a piedi e un po' col carro dei pellegrini di Firenze. Solo che loro sono andati alla Verna e io sono venuto qui, ma tu non c'eri e non hanno saputo dirmi niente. Monna Lusanna  a Sansepolcro dal dipintore di Madonne e tu dovevi essere qui, ma nessuno mi rispondeva. Era tutto sbarrato.
Sono stata alla Verna a cercare... - si ricorda della promessa a ser Lapo - a cercare di vedere il santuario delle Stimmate, per chiedere la grazia. Si avvicina e lo abbraccia: Francesco, Francesco, mi sei mancato, ma non potevo avvertirti. Siamo partite in fretta da Firenze, per via dello scandalo.
Francesco si libera dalla stretta e chiede con aria sospettosa: Con chi eri alla Verna, con un uomo?.
Ma cosa dici, ero vestita da maschio proprio per non essere tormentata. Non sarai geloso, forse? Ti ho giurato amore, come puoi pensare che....
Sono tormentato dalla gelosia, Caterina, sei troppo bella, anche con questi panni maschili, con i capelli coperti, tutti ti vorrebbero. Hysa del Sal mi ha dato qualche indicazione poi, giorni fa, ho incontrato il pittore Spinello e da lui ho saputo che eravate in villa, mi ha spiegato bene il posto per esserci venuto e mi ha detto che tu e monna Lusanna lo avevate accolto, altro non so. Non posso dimenticare lo sguardo quando parlava di te e le parole che ha usato.
Francesco, sono una schiava, nessuno ha rispetto di me, non devi stupirti. Ma quando sar tua moglie non potranno dire nulla. Vieni, non fuggirmi. Ho pensato a te e non speravo di ritrovarti. Ora sei qui, siamo soli: avvicinati.
Si abbracciano e si baciano a lungo, poi mentre si stendono per terra, lui con un moto di rabbia la guarda e dice: Schiava, non sei stata con alcun uomo? Giuramelo!.
Te lo giuro, devi credermi, voglio essere la tua donna per sempre.
Non ti credo, vedo che ti sei fatta bella, per chi te sei adornata?.
Per nessuno, non vedi che capelli incolti, perch non vuoi credermi?.
Sei falsa, tutte le donne sono false, ma tu di pi perch sei schiava e sei avvezza a mentire.
Caterina si adombra, quell'uomo mite e gentile si sta trasformando.
Non parli, dunque  vero.  vero quanto dicono di te e ser Giovanni? Del resto  il tuo padrone e ti ha presa per quello, soddisfare le sue voglie poi, quando si  stufato, ti ha regalato alla sua ganza.
No, risponde in modo poco convinto.
Non  vero, forse? Parla, allora! e le allunga uno schiaffo con tutta la forza che sa imprimere al braccio.
Caterina cade e si copre la faccia.  abituata alle busse, ma non da Francesco, da lui non le accetta.
Perdonami, Caterina, perdonami, non volevo. Non accadr pi. Ti prego, dimentica e l'abbraccia, stringendola a s, mentre la bacia sulla guancia contusa.
Lei non si oppone e lo lascia fare, ma quando le solleva la camicia e comincia a frugare fra le pieghe del corpo e la tocca e la inchioda a terra col peso del suo corpo, cerca di divincolarsi e l'allontana, ma lui la stringe e continua imperterrito fino a che non riesce a penetrarla piantando il suo vessillo con la soddisfazione di un soldato che ha conquistato un lembo di terra.
Caterina non si ribella pi, tace e si ricopre alla meglio. Ha provato dolore e un rivolo di sangue le scende lungo le cosce. Dopo il parto cos difficile, dopo aver rischiato la morte nel dare alla luce il bambino, il cerusico aveva detto che non avrebbe pi generato figli e che doveva proteggersi nei rapporti. La sua natura era fragile e compromessa, anche se trattandosi di una schiava avrebbe deciso il suo padrone se rischiare di perdere anche il denaro che era costata.
Giovanni, da buon mercante, aveva pensato che quei cento fiorini non andavano sciupati, quindi l'aveva regalata all'amante, cercando altrove i suoi piaceri, visto che anche Lusanna cominciava a creargli qualche problema e avrebbe preferito sbarazzarsene. E giacch poteva averla sempre per ogni suo desiderio, inizi a scemare l'amore, come osserva giustamente Boccaccio. Certo per tacitare lei e la famiglia era stato costretto a recitare quel teatro del matrimonio. Tanto per quel che valeva un rito nuziale celebrato da un frate sodomita!
Ti ho desiderato tanto Caterina, le cose che ho detto non le penso davvero, io ti amo e anche tu mi ami e mi desideri, lo so. Sei sorpresa della mia irruenza, perdonami, ho aspettato troppo e voglio partire con te, fuggire stanotte stessa. Gli uomini di Giovanni sanno dove vi trovate e aspettano di conoscere il verdetto per agire contro di voi in caso di vittoria. Abbiamo solo un po' di vantaggio, per questo occorre raggiungere Pisa, l c' una nave che parte a giorni. Se ci sbrighiamo potremo prenderla e salpare insieme. Rivestiti con i panni da uomo, sar pi facile viaggiare.
Caterina  abituata a ubbidire eppure questa volta si  sentita offesa nel profondo da Francesco che aveva creduto diverso dagli altri uomini. Del resto non ha alternative, dopo la delusione di ser Lapo, il processo dall'esito incerto, anche se tutti pensano che Antonino aiuter Lusanna, lei non si fida. Giovanni  potente e amico di Cosimo. L'unica alternativa  la fuga, lo ha gi deciso, promesso a se stessa e a Francesco. Francesco cambier! Se non gli dar motivo di essere geloso torner gentile e pieno di premure, come i giorni in cui la conduceva per le vie di Firenze o quando le ha mostrato la Vergine dei Linaioli o le delizie e i profumi alla Stufa dei Tedeschi. Francesco ha il nome del santo dei poverelli, che cant le lodi di tutte le creature del Signore, tutte ma proprio tutte.
La grazia che si aspettava dal pellegrinaggio alla Verna sar far tornare il suo uomo cos come l'ha conosciuto, gentile, debellando la violenza che  in lui. Strappargli quella gelosia che trasforma ogni sospetto in rabbia cieca. L'ossessione del tradimento, uguale all'assillo che ha il mercante di perdere la roba, la donna simile a una balla di lana sottratta al legittimo proprietario per trarne guadagno o vantaggi. E papa? Irrompe il ricordo nei pensieri di Caterina. No, papa era troppo povero per essere avido, lui no. Le voleva bene, non l'avrebbe mai ceduta per denaro, bench fossero alla fame. Torner l'amore negli occhi di Francesco quando saranno a Barzellona. Fra genti straniere e costumi nuovi il suo uomo ridiventer il fanciullo gentile che vide nella bottega del barbiere e quando la soccorse dal male, alla festa di San Giovanni. Tutti i bei ricordi non possono certo valere un solo gesto sconsiderato e violento, poi lei  una schiava e tutti sanno di doverla trattare cos. Anche Lusanna, dopotutto, non  che la sua padrona.
Ora lascer questa casa, andr via per sempre, eppure quello che prova non  la gioia che aveva immaginato, non  un senso di liberazione. Paura. Certo il timore dell'ignoto combatte dentro di lei con la voglia di essere libera, finalmente. Sta tradendo la fiducia di Lusanna che l'ha lasciata sola perch era sicura che l'avrebbe aspettata. Pensava di averla stretta a s come voleva fare con Giovanni, voleva addirittura un figlio da lei. Aveva fatto di tutto per rimanere incinta e aveva sparso la voce che fosse gi nato. Pietro, un figlio per legare a s l'uomo che amava, un figlio per proteggersi negli anni futuri, quando la sua bellezza si sarebbe offuscata. Un bambino da allattare, a cui fare vezzi e moine, stringere nei momenti di sconforto e cullare nel sonno con tenerezza, cantando le nenie tristi delle madri. Ma quel fanciullo  il suo.  di Ekaterina e purtroppo non lo rivedr mai pi, perch lei salir sulla nave con Francesco, attraverser il mare e non potr tornare, non varcher la soglia degli Innocenti a Firenze. Strofina la medaglietta spezzata che ha cucito nella camicia, l'accarezza, poi con un colpo secco la strappa e la stringe nella mano. Si avvicina al letto e, dopo averla baciata, la depone in bella vista sul cuscino candido.
Lusanna, ritornando a casa e non trovando la sua schiava, comincer a urlare e imprecare, la odier e penser di farla punire con il bastone o vorr sfregiarla lei stessa per il tradimento e la fuga. Metter a ferro e fuoco il paese intero, la cercher ovunque e chieder al fratello di farlo per lei. Butter via la medaglietta? No, perch sa cosa vuol dire e non avr coraggio di fare nulla. Ora deve solo aspettare la fine del processo e in futuro sar lei a varcare la soglia degli Innocenti, con o senza Giovanni, da sposata o da sconfitta.
La vede presentarsi un giorno all'Ospedale degli Innocenti, col capo coperto, mostrando una mezza medaglietta. Una monaca solerte osservando la bella signora frugher in un cassetto cercando, fra tante, quella mancante e ricongiungendola legger su un libro il nome del fanciullo e allora finalmente Lusanna sar madre.
 questo che ha deciso Caterina, questo il dono per la sua padrona.


Capitolo 32.

Francesco  riuscito a procurarsi un barroccio trainato da un ronzino pi vecchio di No, dice lui, ma  quanto di meglio gli sia capitato. Spera solo che il cavallo non muoia per la strada. Lo consegner a Signa, dove c' un porticciolo fluviale sull'Arno, l troveranno ad attendere un garzone della compagnia d'arte di lana. Ci sono balle accatastate e Caterina se ne star nascosta sotto. Il viaggio  lungo e la strada molto frequentata. Ripasseranno vicino Firenze, senza entrare, costeggeranno l'Arno e faranno dei tratti su un barcone e altri a piedi, di notte, per non essere visti. Prima che la notizia della fuga sia diramata dovrebbero raggiungere il porto di Pisa e da l salire sulla nave che salper per la Spagna.
Sotto le balle fa un gran caldo e si respira a fatica, ma la stanchezza  davvero tanta e la ragazza si addormenta quasi subito, cullata dal dondolio del carro che ogni tanto sobbalza per un ciottolo pi grosso sotto le ruote. Dolce oblio del sonno che come un balsamo placa e lenisce le ferite.
Non sa quanto tempo sia passato quando da lontano rivede Firenze fra le sue colline: la cupola a forma di mantello e la torre di Arnolfo che spicca sopra il palazzo della Signoria, la torre campanaria di Giotto con le sue linee pure di marmo verde e bianco e gli altri campanili, sotto i tetti rossi affastellati. In mezzo l'Arno, a guisa di un serpente calmo che attraversa la citt come se avesse spezzato le alte mura intorno. Se concentra lo sguardo distingue anche palazzo Davizzi dove ha vissuto il periodo pi sereno in compagnia di monna Vaggia, la dolce signora, che riposi in pace col suo segreto custodito nella tomba.
Mai prima di allora ha avuto una visuale della citt cos nitida che abbracciasse con lo sguardo tutto sotto di s. E quanti campi a ridosso delle mura! Si vedono vigne, orti e anche dove  stato tagliato il grano. Caterina si meraviglia con Francesco che al centro le case siano pigiate l'una sull'altra e invece tanto spazio sia lasciato ai bordi dentro le porte. Perch la circonferenza delle mura  cos ampia?
Ti sei ripresa? Hai dormito per ore, non riuscivo a svegliarti, ho pensato che fossi morta. Mio Dio no, ti prego, mi sono detto cinguetta allegro.
Sto bene, ho fatto uno strano sogno, confuso, ero al mio villaggio, tante isbe di legno, cielo bigio e un monaco nero sulla soglia di casa mia. Poi ho aperto gli occhi e ho visto invece risplendere al sole Firenze tutta distesa, come una stella a pi punte. Il resto era scomparso, inghiottito dalla luce abbagliante del giorno.
Dovremo lasciare la nostra bella citt... Salutala, non la rivedrai mai pi ... Non darti pensiero, vedi mi domandavi dello spazio, ebbene quando progettarono l'ultima cinta di mura il Comune prevedeva ancora una grande crescita di popolazione, poi venne la peste, nell'anno domini milletrecento quarantotto e morirono cos tanti cristiani che i fiorentini smisero di costruire. E da allora la moria non ci ha abbandonati, ma non  mai pi tornata con quella furia di allora. E sai, dicono che sia per la corruzione dei corpi celesti o per la lussuria degli uomini. Sodomiti, frequentatori di bordelli, assassini. La lussuria, pare in special modo quella fra uomini, in Germania li chiamano florenzen! E quanti ne ho visti mentre lavoravo in bottega, garzoni e padroni, garzoni e garzoni... Poi gli Ufficiali della Notte hanno messo multe, per mastro Totto, pace all'anima sua, diceva che sono i poveri che mantengono la giustizia, mentre i ricchi se la cavano sempre e spesso non pagano.
Gi dappertutto  la stessa musica. Cos', Francesco, quella costruzione sull'Arno, ampia e strana assai, con i merli in cima? Non ne ho mai viste cos, cos', un castello?.
No  una gualchiera. Serve a macerare i panni lana, per renderli morbidi e compatti, affinch i padroni della compagnia possano venderli ovunque e arricchirsi come hanno fatto nei tempi antichi. Ma ora l'arte  in decadenza e tante botteghe al Garbo e in Porta Rossa sono chiuse, come quelle sotto il palazzo dei Davizzi, serrate e con poche speranze d'appigionarle. Dell'eredit di ser Lapo  rimasto ben poco, pagati i debiti e ricostruita la casa, dopo l'incendio, Tommaso  ancora in causa per la dote di monna Vaggia. E quei due, morti e sepolti
S, pace anche per ser Lapo che se ne sta lass beato fra i santi. E Caterina ripensa a tutto quel verde in cima all'eremo della Verna, oasi di pace in terra per gli uomini di buona volont.
Proseguono in silenzio costeggiando le mura, che dall'alto spiccano massicce e forti, con i torrioni e il castello sull'Arno. Come in uno scrigno aperto si vede tutto, anche renaioli che si attardano e dirigono a riva, con la pertica, i lunghi barconi. A Prato d'Ognissanti ormai le porte sono serrate e loro due da fuori possono osservare le guardie che impediscono agli ultimi ritardatari di entrare. Francesco e Caterina non devono attraversarle, troppo pericoloso. La bella citt se la sono lasciata alle spalle per sempre, uno sguardo d'insieme e l'ultima immagine che si allontana  la rossa cupola del Duomo.
Arrivati a Signa trovano il garzone. Tutto sta andando come previsto. Caterina se ne resta in disparte, mentre i due si scambiano informazioni e Francesco consegna il carretto con le balle e qualche moneta nelle mani del ragazzo. Francesco prende delle pezze di romagnoso, una stoffa grezza e di poco prezzo da portare a Pisa, pi un tessuto di taffet di seta molto pregiato. I due parlano e Caterina sente pronunciare il nome di Lusanna, pi volte e con fare concitato.
 spaventata, forse che la padrona la sta cercando? Forse qualcuno  gi sulle loro tracce? Oddio, cosa deve fare? Se li catturano, rischier il taglio della mano o le sfregeranno il viso. Peggio, finir al bordello come ha sempre temuto, lo sa. Trema e si dispera, le sembra mill'anni che Francesco si  allontanato.
Lo vede, sta salutando il ragazzo che fa schioccare la frusta mentre se ne va sul carretto, cantando una canzonaccia.
Caterina si avvicina e lo incalza subito con le domande, piena di trepidazione. Il cuore le batte all'impazzata, come se volesse scoppiare. Non ha mai avuto tanta paura, proprio ora, dopo avere provato l'ebbrezza della libert non vuole rinunciarci.
Piuttosto mi ammazzo, Francesco. Dimmi tutto, abbiamo le guardie alle calcagna? Non voglio tornare schiava, non voglio.
Di che favelli, non sai nulla! Nessuno ci cerca, anzi ora hanno altro di cui occuparsi. Il ragazzo mi raccontava che a Firenze tutti esultano per Lusanna, tutti tranne ser Giovanni. Il processo ha avuto termine e il vescovo ha pronunciato la sentenza, proprio oggi. Il matrimonio tra Lusanna e Giovanni  valido in conformit al diritto e ai sacri canoni. A Firenze non si parla d'altro, anche perch l'unione con Marietta Rucellai  stata annullata e, per aver violato la legge canonica, a Giovanni  stata inflitta una multa di 1.400 fiorini, pi le spese del processo, conclude ridendo.
Ci avevo sperato, ma non ne ero sicura. Sono felice per lei. Una donna testarda, si  saputa far valere e ha trovato giustizia. Mi sembra ancora impossibile.
Guido mi ha riferito che fino al pomeriggio hanno tentato di guadagnare tempo presentando una petizione. Niente. Antonino ha detto che la richiesta era inconsistente e cos ha emesso la sentenza. Nessuno di loro era presente. Giovanni e il fratello non volevano essere svergognati davanti a tutta Firenze e poi il vescovo ha aggiunto che il marito deve riconoscere pubblicamente Lusanna come moglie e trattarla con affetto. Se non lo far, sar scomunicato! Antonino non si lascia intimidire e secondo me ha voluto punire il banchiere perch odia gli usurai. Pare sia stata determinante la testimonianza di una donna misteriosa che si  presentata al vescovo, ma nessuno ne conosce l'identit - dice trionfante -, non sarai mica tu? E il vescovo crede che Giovanni abbia pagato i testimoni, qualcuno infatti ha ritrattato.
Non sono io, il vescovo non darebbe mai retta a una schiava. Era una voce messa in giro solo per spaventare Giovanni e impedirgli di condizionare i giudici.
Certo, Giovanni andr a Roma, ha amici alla Curia e grazie a Cosimo potrebbe arrivare al Papa in persona. Ma lasciamoli stare alle loro beghe, conclude Francesco. Guarda! e le srotola davanti agli occhi una distesa di stoffa verde, lucente come un mare in tempesta, che fruscia sotto le dita.
 bellissima, cangia di colore a seconda della luce, dal verde brillante al verde tenero e a momenti sembra dorata.
 per te, Caterina,  il mio regalo per la veste delle nozze, quando saremo a Barzellona.
Grazie vorrei abbracciarti, ma qui per la strada....
Poi in abiti maschili... penserebbero tutti che vagheggiamo per gli amori alla florentin. Ridono entrambi.
Il viaggio continua. Pi avanti c' una chiatta che naviga sull'Arno, porta merci verso Pisa e il barcaiolo d loro un passaggio. Basta mostrare una moneta d'argento. Si sta alzando la luna.
 piena, tonda tonda come un fiorino d'oro. Ci far luce anche di notte. Caterina guarda l'alone rossastro che circonda l'astro, porpora del cielo, occhio della notte, ma anche divinatrice di tempeste e d'altri mali. Una vertigine l'assale, quando pensa al suo male. No, non stanotte, luna non tradirmi, pensa Caterina, mentre sale sul barcone.
Perch ti sei rabbuiata, animella mia? le chiede Francesco con quella dolcezza che ricorda i primi incontri. La luna  amica degli innamorati e dei viandanti, dunque allontana lo sconforto e vienimi vicina che ti rassicuro e ti tengo stretta per non farti cadere. Le prende le mani e scoprendo i polsi guarda la piccola croce tatuata: Forse la croce ti ha protetta dalla malvagit degli uomini. Ti hanno resa schiava, ma fra poche ore sarai finalmente libera e felice. Vorrei vendicarmi di tutte le crudelt che hai subito, non ne hai colpa, ma quelle crudelt ti macchiano.
Lascia fare la vendetta a messer Domeneddio, che la fa meglio di noi conclude la schiava mentre Francesco la stringe a s, ma in quell'abbraccio Caterina non avverte pi il senso di sicurezza, quel completo abbandono di un tempo che l'aveva ammaliata.
Francesco si addormenta profondamente. La stanchezza dei giorni trascorsi in viaggio, la paura di essere scoperto e condannato, quel sentimento costante di amore e gelosia lo hanno logorato. Adesso, scivolando sulla piana superficie del fiume, accanto alla sua donna ritrovata docile e arresa, finalmente si  abbandonato al sonno.
Caterina veglia, osserva il suo uomo, bello e coraggioso, che per lei ha accettato il rischio di perdere tutto e finire in cella. Ha lasciato la sua famiglia e la citt dove  nato... Eppure c' un grumo che non si scioglie e sta l in gola, non vuole n scendere n risalire. L'amore fino si  corrotto, non  pi puro come l'oro. L'amore fu dolce e cos segreto che, eccetto loro due, nessuno ne seppe nulla.  stato quando hanno cominciato a vederli insieme, quando Lusanna le ha permesso di andare fuori affinch rimanesse gravida, quando qualcuno ha inoculato a Francesco il veleno della gelosia. Gli hanno parlato di ser Giovanni e ancora prima c' stata la storia dell'incendio del palazzo e del Manigoldo.  stato allora che Francesco  scappato via da lei, poi  tornato e si sono amati, come la castellana e il cavaliere, alla Stufa dei Tedeschi, la prima volta fra i profumi e i fiori che aveva preparato per lei.  stato dolce e puro come l'oro l'amore che finisce se qualcuno lo tocca, come era successo alla cerbiattina morta perch lei e Irina l'avevano accarezzata. Se resta con Francesco finir con la morte, come la storia di Virgy?
Questo  l'amore fino. L'amore vero non pu essere contaminato dalla rabbia e dalla violenza, come ha fatto lui. Adesso ne  certa. Lei che  stata strappata al suo villaggio, alla nonna, al padre. S, il padre! Quella cosa orribile che ha detto ser Lapo non pu essere vera; papuska era un brav'uomo, affettuoso, non l'avrebbe mai fatto... vendere la sua unica e adorata figlia Ekaterina, dopo che la mamma e i fratellini erano tutti morti e in vita restava solo la nonna!  sicura che questo non pu essere vero. Suo padre l'amava teneramente e la sta cercando insieme alla nonna.
Ehi, Curilo Plenkovic / ci sono tavole imbandite / Bevande versate non ancora bevute / cibi preparati / Da molto attendo mio caro. Infila la mano nell'acqua e osserva la scia di schiuma scintillante seguirne il movimento.  come se la tagliasse, s l'acqua, ma i liquidi non si spezzano n si frantumano. Sul fondo della barca un sasso preme la schiena, lo afferra e prova quel gioco che da bambina non le riusciva mai, cercando di far saltare la pietra pi volte. Forse ora ne sar capace. Zanf, lo scaglia lontano e per miracolo si formano tre piccoli cerchi. La luna va in mille pezzi.
Ecco di nuovo apparire l'uomo delle bambole, quello che l'ha portata via e lei ha gridato forte, ma nessuno poteva sentirla. Perch era rimasta da sola al villaggio? Non era mai successo. Tutti in processione nel bosco, anche la nonna...  chi le aveva chiesto di rimanere a casa? Oddio, no! No... Era stato lui a chiederglielo, lui, papa. Ora ricorda perfettamente. Di quante cose era certa e ha dovuto ricredersi.
Ekaterina, rimani qui, verr qualcuno che deve portarmi un dono e io non posso aspettarlo, ma tu s, vedrai che bel dono, dopo saremo tutti pi ricchi e questa miseria finir per sempre. Ma tu devi aiutarmi. Ascolta, non avere paura, ma non dire nulla alla nonna, lei si preoccupa sempre, non facciamola stare in pensiero.
Lei aveva promesso di aspettarli. Sicuro che avrebbero avuto qualcosa da mangiare per cena?
Certo, piccola mia. E poi aveva farfugliato qualcosa che solo ora le tornava in mente. Perdonami aveva detto e lei non aveva capito cosa c'entrasse. Ora s, lo sapeva. L'aveva sempre saputo, ma lo aveva dimenticato.
Un dolore fortissimo l'assale. Su quella barca, sul fiume che va verso Pisa, verso la libert, perch ricordarsene proprio ora, perch ripensare al momento in cui tutto era iniziato? Sente il cuore stretto in un pugno, come se qualcuno lo strizzasse a mo' di un cencio. Le manca il respiro. La testa gira vorticosamente. Protende le braccia rigide verso l'alto e l'ultima cosa che vede  la luna alta in cielo. Se si sforza pu raggiungerla!
Un urlo lacera la notte.
Caterina, mi senti? Adesso puoi udire la mia voce? Apri gli occhi, svegliati, su! e la schiaffeggia appena, timoroso quasi di toccarla.
Caterina apre gli occhi, ma non parla e si guarda intorno smarrita per la grande angoscia che ha sofferto e col respiro affannoso e corto.
Dove siamo? chiede dopo una lunga pausa di silenzio, quando il respiro  tornato regolare, intervallato da una serie di sospiri.
Siamo arrivati. Vedi l in fondo la torre che pende, tutta bianca come di zucchero. Siamo al Porto Pisano. Il barcaiolo mi ha aiutato a distenderti nell'erba, ma ha voluto un grosso d'argento per il suo silenzio. Speriamo non ci tradisca, ha capito che sei una donna, ho dovuto apriti la camicia. Stavi cos male. Ho avuto paura, tanta paura che morissi.
 come se fossi morta, come se qualcuno mi avesse afferrato e scaraventato lontano da qui, sulla luna, l'ultima cosa che ho visto  stata proprio la luna.
Eh s, lo chiamano mal di luna, ma questa crisi  stata diversa dal giorno di San Giovanni, pi forte. Quel giorno sembravi solo svenuta, oggi ti contorcevi come fossi scossa da una forza sovrumana, da....
Stai per dire dal diavolo, forse? Lo so cosa pensate qui del male che mi assale e ho visto una volta qualcuno sputare addosso a un uomo in preda a una crisi per difendersi dal contagio, come fosse peste.
Ma no, sono superstizioni! All'epoca antica di Dante credevano fosse il male delle streghe, oggi non  cos. Forse c'entrano gli astri. Vedi ora la luna  calata ma prima, rammenti, me l'hai mostrata, era piena e rossa. Ora riprenditi, ma fa presto, dobbiamo raggiungere la nave che sta partendo.
Non ce la faccio a muovermi, mi dolgono le ossa come se avessi preso tante botte e ho la testa confusa.
Devi farcela Caterina, non possiamo rimanere qui a lungo. Le guardie ci cercheranno. Stiamo rischiando molto.
Ma se, poc'anzi, dicevi di non aver paura e di affidarmi a te! risponde Caterina.
S, ma ora, le cose sono mutate, insomma il tuo male....
Lo sapevi Francesco, non era la prima volta!.
S, ma non ti avevo mai vista cos....
Cos come? Seguita, dillo!.
Indemoniata!  vero, mi fai paura, ma mi ci avvezzer. Mi sono abituato anche al resto.
Quale? Quello che ti hanno riferito su me e ser Giovanni? Allora voglio che tu sappia ogni cosa, devo fidarmi!.
Non dire nulla, non stancarti, stai ancora male, forse non sei tu a parlare ora, ma qualcun altro.
Mio Dio, Francesco, cosa stai dicendo? Io sono la tua Ekaterina e basta. Ti amo, anche se... se mi hai picchiata e usato violenza.
Lo so e me ne dolgo, ma ora vederti cos, mi ha fatto di nuovo infuriare contro il destino. Ebbene, noi dobbiamo fuggire, fuggire, poi le cose cambieranno, quando saremo a Barzellona, l dimenticheremo tutto, tu starai in casa e nessuno potr vederti e non parlerai con nessuno. Allora io sar tranquillo e la mia gelosia avr pace.
E il mio male non ti spaventa, allora, cosa pensi di fare?.
S,  vero, lo temo e... magari troveremo una medicina, un rimedio. Mi hanno detto della peonia oppure quando c' la luna o altro accidente ti chiuder in una stanza e aspetter che sia passato.
Tu non vuoi vedere e non vuoi sapere, ma quando sar la tua legittima moglie avrai dei doveri da rispettare, come Giovanni con Lusanna, adesso.
Perch dovremmo sposarci? Nessuno deve sapere, magari anche noi celebreremo nozze segrete e poi... un giorno.
Un giorno farai come ser Giovanni, ma io non sono Lusanna, non potrei contrastarti e portarti in tribunale.
Perch mai dovresti, sei una schiava e devi tutto a me... Ora dai muoviti, la nave non aspetta noi.
Con gran difficolt Caterina si siede e poi cerca di sollevarsi. Piano piano, con l'aiuto di Francesco, riesce a stare ritta sulle gambe; sempre reggendosi al braccio di lui, muove i primi passi.  l'alba. Il sole appena nato colora di rosa le nuvole all'orizzonte. Lontano, sul mare, le vele si distendono alla brezza.
Caterina salir su una di quelle imbarcazioni. Con i suoi abiti maschili e il berretto calato sulla faccia, solcher le acque, come quando  arrivata a Genova dal suo paese lontano, quando approd bambina inconsapevole, piena di pulci e pidocchi, lunga e ossuta, con la sua croce tatuata sul polso. Non sa se quella croce l'ha salvata, certo  ancora viva e ora libera. Ma lo  davvero? Non si fida pi dell'amore di Francesco. Non crede pi nell'amore paterno, ora che ha ricordato tutto, che proprio suo padre l'ha venduta al forestiero. Ne  certa. Aveva ragione ser Lapo, ma lei non poteva crederci e ora, di nuovo, il suo destino  nelle mani di un uomo che dice di amarla, ma che la picchia perch geloso e ha paura della sua malattia. Ha detto che la terr chiusa in casa e la sposer, ma in segreto.
Si stanno avvicinando alla nave, i marinai tirano su le corde e caricano le merci nella stiva. Balle di lana, rotoli di tessuti preziosi, pellami conciati e tavole di legno, presumibilmente dipinte. Le tante immagini di Madonne e bambini delle botteghe di Firenze, pronte per i mercati spagnoli e francesi. Quelle icone, che pure le sono cos care, certo non l'hanno aiutata nella vita. Ma in Russia non arriveranno mai e cos lei non torner pi a casa, neanche se glielo permettessero.
Francesco le dice di aspettarlo sotto la volta di un magazzino, mentre lui salir sulla nave per sistemare alcune questioni e capire se  possibile nasconderla o se sarebbe meglio farla ingaggiare come mozzo. La nave  genovese e non ci saranno altri fiorentini a bordo che potrebbero riconoscerla o denunciarla, almeno spera.
Aspettami qui all'ombra e non farti vedere conclude Francesco.
Certo papa, far come dici tu, perch dovrei disobbedire, non ho paura io, sono come l'acqua, lo diceva sempre la mamma.
Che dici? Torner presto da te, fai come dico.


Capitolo 33.

Sotto la volta, davanti a un uscio chiuso, Caterina si mette a sedere in terra. Finge di dormire con il capo appoggiato alle ginocchia e osserva i movimenti degli uomini poco distanti da lei, guarda lo scafetto che la porter via.  sicuro? Ha imparato che niente  sicuro.
Trascorrono lunghi minuti, forse ore. Un tempo che Caterina non sa quantificare, si ode il suono delle campane annunciare la messa. Il suo corpo si  ripreso dallo spossamento del mal di luna, sta meglio,  solo un po' indolenzita. E se Francesco non arrivasse pi? Ha avuto paura di condividere con lei il sogno della libert, di essere scoperto e condannato per aver favorito la fuga di una schiava? Oppure ha avuto paura del suo male. Divorato dalla gelosia non la vuole pi al fianco, come legittima moglie. Chi ha capo di vetro non vada a battaglia, diceva monna Vaggia. Perch fargliene una colpa del resto? Forse ha paura della sua gelosia e teme che finisca nel sangue, come la castellana di Vergy, certo!
Niente  certo, Ekaterina. Le sembra di sentire le parole di babushka, anzi  come se potesse leggere la risposta alle sue lettere.  la brezza del mare a portarle da lei la sua voce, un po' arrocchita dall'et, ma sempre pacata e dolce.
Katinca mia, ci sono troppi se nelle tue parole, prendi la tua decisione, non aspettare che siano gli altri a tracciare il tuo destino. Hai lasciato a Lusanna la mezza medaglietta del bambino, sapr averne cura, come buon auspicio per la tua nuova vita. Questa volta non hai catene che ti legano, n di ferro n d'amore. Non aspettare il ritorno di Francesco, se mai torner. In ogni modo ti esponi al disinganno o a lasciare in mano ad altri la decisione che sola spetta a te.
Non hai ringhiera davanti, non ci sono inferriate n muri. Di fronte c' il mare con tante navi ormeggiate e altre che arrivano silenziose in porto. Dietro c' il fiume, le campagne, puoi seguirlo e cercare altre citt. Gli uomini hanno sempre risalito la corrente dall'inizio dei tempi e tu sei come l'acqua che fa una buca nella pietra quando  intrappolata e cos pu scorgere la strada per uscire e andare dove vuole. Non aver paura, hai superato altri pericoli, ti aiuter la buona sorte e il dono che hai ricevuto. Veglier su di te da quass. Vai!.
Caterina si alza ed esce dal cono d'ombra. Francesco non si vede ancora, ma lei non l'aspetter. Non c' pi nessun soffitto sopra la sua testa e non ci sar per molto tempo. La decisione  presa. Ha gambe robuste e fiato per camminare, abiti maschili e una croce tatuata sul polso. Ha sentito dire che a Siena, in odio a Firenze, accolgono i ribelli e gli schiavi fuggitivi. Si china a prendere un sasso appuntito e se lo passa con forza sulla pelle. Sente dolore, sanguina ma alla fine la croce  scomparsa.
Un sospiro profondo. Caterina recupera il fagotto con le provviste, le poche cose che ha con s e, senza voltarsi, ripercorrendo le tracce che l'hanno condotta al porto, lontana dai magazzini e gli arsenali, schivando i marinai e i radi passanti, si allontana con passo sicuro.
Seguire le orme fresche sulla neve era stato uno dei suoi svaghi preferiti quando nella grande terra di Rus' con Irina giocava a rincorrere le lepri o i cerbiatti. E una volta si erano perse nella vasta distesa bianca che abbagliava lo sguardo e non vedevano pi nulla di conosciuto. Cos seguendo le impronte lasciate dalle loro scarpe erano riuscite a tornare a casa prima che sopraggiungesse la notte, infreddolite, spaventate, con gli abiti coperti di ghiaccio. I genitori non erano arrabbiati come avevano temuto e il caldo abbraccio dei loro corpi le aveva accolte e consolate. Babushka aveva detto: Ero sicura che ce l'avreste fatta, ho pensato intensamente a voi e mi sembrava di vedervi arrancare. Ho invocato le divinit protettrici del bosco e loro vi hanno condotto da me.
Stamattina Caterina inciampa, rallenta, non si sente in forze e il dolore alle ossa non le d tregua, poi quel sapore acido in bocca e la lingua gonfia aumentano la nausea e il senso di smarrimento. Deve cercare di orientarsi, senza chiedere a nessuno la strada, deve essere fuori dalla citt, almeno tre tiri di balestra, per non destare sospetti. Davanti a lei un chiarore diffuso e la palla di fuoco che si annuncia le indicheranno la via. Per il momento pu bastare, poi capir e domander alla gente.
Anche adesso  sicura che la nonna stia vegliando sulla sua fuga. Laggi la torre cilindrica si staglia bianca e altissima con la merlatura in cima. Monna Vaggia le aveva parlato del conte Ugolino di Pisa, un uomo crudele rinchiuso per tradimento con i figli in un carcere dove pi del dolor pot il digiuno. Ricordava il verso. Che impressione le aveva lasciata quella frase terribile e agile come una freccia. Prima non l'aveva creduto possibile, ora s, dopo la scoperta che suo padre l'aveva venduta al mercante per fame, forse comprende che anche il conte Ugolino potesse aver divorato la carne della sua carne. Rinchiuso per tanti giorni, dopo il delitto avr avuto il tempo di provare rimorso prima di morire anche lui. L'orrore non ha fine, un pozzo senza fondo, chiss cosa dovr vedere ancora di pi brutto. Pu solo dimenticare. Adesso  proprio sola, nessuno al suo fianco, nessuno da raggiungere, n testamenti o bambini, viaggi per mare, matrimoni e salvezza. Ha imparato abbastanza in questi anni di schiavit per cavarsela da sola, ci riuscir. Deve riuscirci, a ogni costo. Per ora ha davanti la salvezza, la fuga verso Siena. Non appena arrivata al porto le parole della nonna sono giunte con il vento del mare, e quelle parole la sospingeranno.
Trova il sentiero che la riconduce dove  approdata. Vede altre imbarcazioni ferme e un discreto traffico di merci. Coppie di buoi sono pronte per essere legate alle chiatte. Sarebbe comodo approfittare di un passaggio per risalire la corrente, ma  troppo pericoloso perch rischia di essere riconosciuta e non ha denaro con s sufficiente per il pedaggio.
Tenendosi a distanza seguir l'Arno, poi chieder informazioni. Lungo il fiume c' vita e non si perde l'orientamento: ai lati campi coltivati e poche case, se incrocer un villaggio star attenta a non attraversarlo, una volta tanto la fortuna sar dalla sua parte. Deve assecondarla e avere fiducia.
Cammina, cammina, ogni tanto una sosta sotto un albero per ripararsi dal sole, un sorso d'acqua e un pezzetto di pane raffermo ma ancora sostanzioso. Frugando nella bisaccia di Francesco che l'aveva dimenticata forse per la fretta di raggiungere la nave, trova anche un cacio marzolino, fichi secchi e in fondo, cucite in una tasca di stoffa, alcune monete. Certo la scarsella di cuoio con i risparmi l'aveva con s, attaccata alla cintura, quindi non avr problemi per il viaggio, mentre a lei quelle poche monete faranno comodo e dovr usarle con parsimonia. Accuratamente ripiegata appare anche la stoffa verde smeraldo con i riflessi dorati, dono di nozze.
Cos, intervallando il percorso lungo l'Arno a incursioni pi interne, arriva dove la campagna coltivata termina in una landa di felci e di arbusti con pennacchio. La stanchezza  ampliata dalla desolazione del paesaggio: non vede pi n un olivo n una vite, tantomeno campi coltivati. Il fiume si impaluda fermo e le scarpe affondano nel fango. Il gracidare delle rane le fa compagnia, ma in lontananza sente anche latrati di cani che la fanno tremare. Non ha pi visto anima viva e questo  un bene per chi  costretta a nascondersi, eppure si sente oppressa da una solitudine cos assoluta che le sembra riecheggiare qualcosa dei versi sull'Inferno che leggeva monna Vaggia. Non c' al mondo nessun luogo pi tremendo di quello dei dannati alla vita eterna, sapeva. Cos, per scacciare la malinconia comincia a fischiettare la bylina che cantava alla padrona malata. Si ferma davanti a un rovo di more succose e se ne riempie le mani per conservarle. Nascoste fra i rami, scorge le pi belle: non devono essere troppo dure a staccarsi n spolparsi tra le dita morbide. Ne assaggia una. Perfetta. Dolce e un po'acidula, come i suoi cibi preferiti.
Poco a poco il suo animo si acquieta e vede una macchia d'alberi che si infittisce: decide di attraversarla, cercando di non perdere l'orientamento. L'Arno non la porter a Siena ma, se ricorda bene le parole del barcaiolo, dovrebbe incrociare un ponte su quella che Francesco aveva chiamato la via Francigena, la via dei pellegrini che dal nord vanno a Roma e poi, attraversando il mare, a Gerusalemme. Non dester sospetti se chieder a qualcuno. Prosegue lungo un sentiero da cui riesce ancora a vedere le sponde dell'Arno. Incespica tra macchie sempre pi alte di pruni, di quercioli, di cappellini. Allungando il passo, entra nel folto del bosco, cos diverso dai boschi della sua terra: le betulle alte e familiari non appaiono mai.
Gli alberi sembrano figure strane ma amiche e non la spaventano. Il bosco la rassicura perch  da l che viene, dalle favole raccontate da babushka, dall'infanzia con Irina. Non ha paura:  il suo mondo con le processioni notturne e i riti propiziatori. Si ferma per aspirare i profumi e assaporare la brezza leggera, osservando ogni tanto il sole fare capolino tra i rami, mentre avverte appena il frusciare delle foglie e in sottofondo il mormorio del fiume che scorre non distante.
La stanchezza quasi scompare, il passo  lieve e una sensazione di calore si diffonde negli arti. Si stende in mezzo alle foglie e allarga braccia e gambe: guarda in alto le strisce di sole che s'insinuano creando pennellate radenti e luminose, in cui il pulviscolo lievita leggero. Prova una rinnovata fiducia in s stessa. Svanito il senso di oppressione comincia a ridere felice e soddisfatta: Sono, libera, libera!. E in quella condizione di piacevolezza chiude gli occhi.


Capitolo 34.

Trascorre il tempo, il corpo trova ristoro dopo la notte difficile, l'emozione della fuga e la lunga camminata nel bosco. Un sonno profondo l'accoglie, senza sogni e immagini a turbarla, poi piano piano come era giunto cos la abbandona e Caterina avverte brividi sulla pelle, nota un chiarore diffuso e sente il rumore del fiume che non  mai cessato: apre gli occhi e, per un attimo, non capisce dove si trova. Cerca di tirarsi su, avverte ancora l'indolenzimento e, spalancando gli occhi, nota un visino smunto con due pupille gialle che la guardano incuriosite.
Ti sei svegliata finalmente, pensavo fossi morta....
Ero stanca, sono crollata, ma tu, piccola, chi sei?.
Mi chiamo Gemma e abito qui vicino. Dato che sei viva posso salutarti, devo scappare.
No. Fermati, potresti aiutarmi per stanotte? Non vorrei dormire nel bosco, ci sono animali e pericoli di ogni tipo, se potessi... mi chiamo Francesco.
Che dici? Sei una femmina - e spalanca la bocca in una risata - anche se porti le brache e il berretto. Ti ho osservata, sai, e ho notato i tuoi capelli, sono bellissimi, perch ti sei mascherata cos?.
 una lunga storia, ti prego non dirlo, non tradirmi, ti far un dono....
Ti aiuter perch mi piaci, ma prima devo correre a casa a portare la legna, aspettami, torner, poi mi dirai il tuo nome se vuoi che ti aiuti.
Sono Vassilissa. Ecco te l'ho detto, a dopo.
La bambina si allontana, saltellando, con le treccine che oscillano e il fagotto fra le braccia. Forse ha sbagliato a fidarsi, pensa Caterina, i fanciulli sono imprevedibili. Si  lasciata guidare dall'istinto e spera di non essersi sbagliata. Dopo una certa attesa, eccola di ritorno, sempre allegra e con un paniere in mano. Le dice di seguirla in una capanna dove potr riposare e rifocillarsi con alcuni cibi che le ha portato. Sei cos magra e cammini male aggiunge mentre la conduce per mano nel bosco.
Caterina la asseconda, senza parlare, finch raggiungono una costruzione di legno piuttosto malconcia. Gemma spalanca la porticina senza chiave n catenaccio, Caterina abbassa la testa sotto la trave e entrano. Lo spazio  angusto; di lato una panca di legno coperta da paglia e una lucerna spenta. Puoi accomodarti qui per stanotte, la porta si pu bloccare dall'interno. Non temere, non entrer nessuno, da queste parti ci conosciamo tutti e puoi stare tranquilla. Riposati, domani sar di nuovo qui, ora mi aspettano. Trascorri una buona notte.
Grazie, Gemma, Dio te ne renda merito. A domani. Perch lo fai?.
Te l'ho detto, mi piaci e poi da queste parti non vedo mai nessun forestiero e voglio conoscere la tua storia.
Appena rimasta sola apre il paniere e mangia le uova assodate e due fette di pane fresco, poi si distende sulla paglia; non trova sonno. Da una finestrella stilla la luce della luna, ancora grande. Ripensa agli ultimi avvenimenti, a Francesco che avr preso la nave e lei non sapr mai se  tornato a cercarla e cosa sarebbe stato di loro due a Barzellona, se mai fossero giunti in porto. In fondo per Francesco  meglio cos, non avr a pentirsi di avere sposato una schiava fuggitiva e afflitta da mal caduco. E Lusanna? Felice di avere vinto il processo, la star cercando. In fondo le manca un po', ma spera che un giorno adotter il suo bambino all'Ospedale degli Innocenti e gli racconter chi era sua madre e perch non ha potuto riscattarlo in modo che non debba odiarla come Francesco disprezza sua madre. Raccoglie poi la paglia intorno e se l'accomoda addosso, facendosene una specie di coperta. Non ha freddo ma vuole sentirsi avvolta per temperare la malinconia che aumenta col passare delle ore. Si rannicchia e ascolta lo stormire delle foglie e il canto di un uccello notturno. Dopo quanto ha passato non ha paura. La notte le  amica adesso che  libera.
Di primo mattino Caterina sente un bussare alla porta leggero ma deciso.
Sono io, Gemma, apri. Svegliati pigrona che  quasi giorno!.
Caterina si tira su, fa tre passi e allontanando qualche arnese e lo sgabello solleva il battente che chiudeva l'uscio.
Buona giornata, amica mia, hai dormito bene? Ti ho portato un po' di latte fresco, appena munto alla mia pecora preferita.
Caterina fatica a rispondere,  frastornata e ha bisogno di qualche secondo per raccogliere i pensieri. Stava facendo un bel sogno e le dispiace averlo interrotto, dice.
Anch'io faccio dei bei sogni la notte, per al mattino li ho gi dimenticati, per esempio sogno la mia mamma che  andata a Firenze a lavorare e la vedo che torna da me. Anche tu sogni la tua mamma?.
No, Gemma, la mia mamma  morta tanto tempo fa.
Mi dispiace, ma certe volte  meglio cos, dicono gli zii. Bevi, bevi il latte. L'ho preso di nascosto, altrimenti i miei si arrabbiano.
Gemma, hai mantenuto il segreto, non hai rivelato che sono qui nel capanno?.
Che dici,  bello avere un segreto. Non dubitare di me.
Certo, hai ragione, sei una fanciulla buona, altrimenti non mi avresti aiutato ieri sera. Ma non hai paura a girare da sola nel bosco? Ci sono tanti pericoli, uomini cattivi che potrebbero farti del male, molto male!.
Come  capitato a te. Qualcuno ti ha fatto del male, lo vedo dai tuoi occhi, sei timorosa e come un furetto scappi via, vero?.
Sei molto curiosa, dopo ti racconter. Vengo da lontano, ma adesso dammi il tempo di riprendermi con il tuo latte e poi voglio lavarmi il viso.
Guarda cosa ti ho portato, un pettinino che ho fatto io con un osso e poi, ecco, ti serviranno....
Ma queste sono forbici! Cosa dovrei farmene?.
Devi tagliarti i capelli, non penserai di ingannare qualcuno con quel ridicolo travestimento? Si vede benissimo che sei una femmina e se non hai ingannato me figuriamoci se non ti noteranno per la strada. Anche tu incontrerai uomini cattivi....
Davvero furba. Hai ragione, per mi dispiace tagliarli, ma lo far, non posso rischiare e scuote la testa con grazia mentre una nuvola rosa invade la capanna illuminandole il viso.
Non sono tanto piccola, ho dodici anni.
Entrambe tacciono come se il momento non dovesse essere interrotto dalle parole, poi Caterina, dopo essersi rifocillata e rifrescata con una brocca d'acqua, si accomoda sul letto e guardandola con aria seria le chiede cosa vuole che le racconti.
Gemma le salta in collo e abbracciandola dice: Sono sicura che la tua vita  una favola. Tu sei la ragazza del bosco, venuta da lontano e profumi di buono. Le strofina il visino fra i capelli e Caterina le arruffa i suoi.
Comincia il racconto che inizia da un paese che si chiama terra di Rus', rivestita di foreste di betulle... E il bosco  un luogo magico e, anche se talvolta accadono cose impressionanti, a lei non faceva paura. Ben altre sono le angosce e i pericoli. Caterina non vuole rompere l'incanto con le storie di vita e i soprusi e le violenze che  stata costretta a subire. Gemma la guarda rapita, come un tempo lei guardava la nonna, e quando si ferma un attimo, la sprona a ricominciare subito e pone mille domande e vuole sapere dove si trovi esattamente questo paese cos bianco e immacolato. Da grande ci andr di sicuro. Desidera viaggiare, ma senza pantaloni e abiti maschili. Vuole trovare uno sposo, avere una bella festa di matrimonio e partire insieme a lui, senza avere bambini. Non si devono lasciare i bambini soli, vero?.
Caterina annuisce tristemente, ma subito cambiando discorso racconta delle danze per i matrimoni, quando la sposa ritornava dopo tre giorni a casa dei suoi, dove c'era la tavola imbandita come a nuove nozze e tutti erano felici di rivederla, l'applaudivano e le consegnavano i doni, sapendo che sarebbe venuta ancora e non li avrebbe dimenticati per la nuova famiglia, perch il cacio nuziale rotto per tradizione era rimasto diviso in due parti uguali, cos il matrimonio nasceva sotto buoni auspici. E in estate poi, per propiziare il raccolto, si muovevano in cerchio, uomini e donne e in mezzo lasciavano tre animali. Danzavano posando il piede ora a destra ora a sinistra, avvicinandosi sempre di pi al centro. Gli animali, pecore o maiali cercavano di scappare, ma alla fine il ballerino pi abile li uccideva spargendo il sangue intorno e poi continuavano tutta la notte con canti e altri balli e poi... Un giorno tutto questo era finito perch era venuto qualcuno che l'aveva portata via e dopo un viaggio lunghissimo, prima in slitta, poi su un carro e infine per mare era arrivata in una citt che si chiama Genova e l un mercante fiorentino l'aveva comprata.
Ma le fanciulle non si comprano, solo le capre, gli asini e le pecore, delle persone non l'ho mai sentito, la interrompe Gemma.
E invece s, mi vedi ed  per questo che sono vestita da uomo. Sto fuggendo, vado in una citt dove mi hanno detto che sar salva.
Gemma ribadisce che l'aiuter volentieri, si informer sulla strada da percorrere, ma ora deve stare l a raccontarle ancora le favole del bosco. A casa nessuno le racconta niente, sono occupati nei lavori dei campi e la nonna non sa parlare. La nonna  dura come una vecchia corteccia, ma io trovo sempre qualcuno con cui parlare quando vado da altre famiglie e anche in chiesa. Mi piacciono le storie della Bibbia, tu sei cristiana?.
Caterina annuisce, ma aggiunge di sentirsi tradita. Ora che ha trovato lei che l'aiuter a fuggire, pu fidarsi di nuovo, perch loro due hanno un segreto. Certo, un giorno se riuscir a essere libera in una citt nuova come Siena... La conosce vero?
Certo, ma credo sia lontana da qui.  la citt dei ribelli, dice mio zio, e chi ha qualche problema con la giustizia scappa e, se ci riesce, risale l'Arno e poi scende a sud, non so dove esattamente. Domani c' mercato, chieder.
Caterina la stringe a s e poi la bacia: Non dubitare, siamo amiche!.
E Caterina attende, dapprima serena e fiduciosa, rilassata sul pagliericcio. Ancora spunta un altro giorno e dalla finestrella l'alba inonda di nuovo la stanza. Comincia a essere in apprensione e anche affamata. Esaurite le provviste, attende ancora ma poi decide di fare un giro di perlustrazione. Non sopporta l'idea di aspettare, mentre i pensieri hanno ricominciato a frullarle in testa come libellule impazzite.
Perch Gemma non torna? Sar successo qualcosa, magari l'hanno vista con lei e non le permettono di uscire? Una fanciulla cos dolce e premurosa non pu mancare alla promessa!  tempo di andare fuori; la capanna non  pi sicura per lei e deve lasciarla al pi presto, pensa Caterina, e come un animale braccato fiuta i pericoli cercando di schivarli. I suoi sensi sono all'erta, ormai anche il corpo ristorato e appena dolorante non ce la fa a star fermo e cos, percorso il perimetro di quella gabbia, grida: Meglio uccel di bosco che di voliera, come diceva Francesco, s il suo Francesco che ora  lontano sulle onde dell'oceano.
Non lo ha aspettato in porto: non avrebbe retto la delusione se lui non fosse tornato, come adesso ha paura che Gemma l'abbia abbandonata. La bambina le ha mostrato affetto e appariva sinceramente preoccupata e desiderosa di aiutarla. Non pu essere, ma l'angoscia l'assale e apre la porta. Il profumo del bosco invade la stanza. Getta un'occhiata qua e l, per veder se c' qualcuno e, non scorgendo nessuno, cerca il sentiero. Lo riconosce e sta per incamminarsi. Il cielo promette una bella serata: la luna, pallida e senza raggi, spicca fra le fronde.
 il crepuscolo, l'ora di Baba Jaga, magari incontrer un cavallo alato come Vassilissa. A un tratto si ricorda delle forbici, rientra, le prende in mano e con colpi rapidi recide i capelli biondi che cadono a terra a ciocche sparse. Non ha il tempo di riflettere e taglia con energia accorciandoli il pi possibile. I signori li portano lunghi, ma non i garzoni, come potrebbe essere lei se fosse un maschio. Magari fosse nata uomo, tutto ci non sarebbe successo, perch i mercanti di schiave cercano solo femmine e lei adesso si troverebbe ancora nella sua terra di Rus' con babushka e suo padre. Papa, pensando a lui avverte una fitta di dolore, nemmeno rabbia, solo una staffilata decisa e profonda che la fa piegare in avanti e sussultare.
In quel preciso momento si apre la porta e compare Gemma con la sua faccia di mela pizzicata e gli occhi gialli. Che hai fatto, li hai tagliati? Stavi gi per andare via? e guarda il fagotto pronto sulla soglia. Allora non ti fidi di me! Ho detto che sarei tornata a qualunque costo, solo che  successa una cosa: ti hanno cercata, hanno domandato in paese se qualcuno ti avesse vista. Erano dei ceffi, uno con la cicatrice sul viso mi ha fatto paura. Ti chiami Caterina e non Vassilissa, perch hai detto una bugia?.
Mi spiace ma Vassilissa  il personaggio di una fiaba molto bella.
E non me l'hai raccontata ancora? Adesso non devi uscire, sono stata attenta che non mi seguisse nessuno, anzi quei due mi guardavano con una strana espressione e poi mi hanno chiamata ma io sono scappata, non gli ho dato retta, mi hanno fatto intravedere del denaro in mano.
Hai fatto bene, non so se sapessero di me, comunque ti avrebbero portata via, sei giovane e ingenua, come ero io alla tua et.
E cosa mai sarebbe successo? Caterina tace.
Volevo dirti che ho trovato il modo per farti andare via senza essere notata. Ti nasconderai nel carro del vetturale che partir domattina all'alba, fra le ceste, e quando arriverete al ponte, nel paese di Santa Croce sull'Arno, salta gi e vai in direzione opposta. Non entrare nel borgo, ma attraversa l'Arno, stando attenta ai gabellieri, e poi di l prosegui tenendo l'acqua verso la mano sinistra, risali per un po' la corrente e pi avanti incrocerai la via Francigena. L troverai i pellegrini che vanno dal Papa, passerai da San Miniato, Certaldo e poi a Monteriggioni, dove iniziano i possedimenti della Repubblica di Siena. La citt non  distante. Queste informazioni le dava mio zio a un pellegrino che aveva perso la via e le ho tenute bene a mente per te, ripetendole un'infinit di volte. Al mercato gli uomini parlavano del vetturale per portare le ceste di frutta a Empoli.  per questo che ho aspettato e se avessi tardato non ti avrei pi trovata!.
 vero, per sono state le forbici a farmi indugiare e le forbici me le hai portate tu. Se fossi uscita mi avrebbero vista di sicuro, grazie ancora piccola Gemma e perdonami se ho dubitato di te. Sono diventata sospettosa, ma  pur vero che tu hai ascoltato le mie parole e non ti sei fatta incantare da quei due, uno  il Manigoldo, un uomo terribile, accusato di mille delitti. Dunque la nostra  un'amicizia speciale, ci aiutiamo e ci consigliamo, anche se tu sei piccola e io potrei essere tua madre....
Mi piacerebbe tanto, ma tu non hai figlioli tuoi?.
S, ne ho uno,  un trovatello,  a Firenze, all'Ospedale degli Innocenti. Non sono stata io ad abbandonarlo, mi hanno costretta, non me l'hanno nemmeno detto, lo hanno portato via e non ho potuto dargli il nome, ma una donna lo far uscire di l e lo adotter, sono sicura. Le ho lasciato mezza medaglietta per ricongiungerla all'altro pezzo che il bambino aveva con s quando  stato deposto alla Ruota.
Se  una tua amica lo far senz'altro e gli spiegher tutto.
 una persona speciale, Lusanna, era la mia padrona, ma siamo diventate amiche, forse per lei  arrabbiata perch sono andata via, sono fuggita.
Ma come siete complicati voi adulti, per me  semplice: sei amica mia e ti aiuto. Adesso ti sistemo i capelli, li hai tagliati malissimo. Peccato, erano cos belli! Adesso sporcati la faccia con il fango cos non ti riconosceranno, poi esci e prendi il sentiero che abbiamo percorso, ma non ora, prima dell'alba e quando arrivi in piazza, di lato alla chiesa troverai il vetturale. Nasconditi bene e copriti con questi sacchi. Ci vede poco, non ti noter; la cavalla va da sola perch fa sempre lo stesso percorso. Mi raccomando: al ponte scendi, la strada curva, c' un tabernacolo della Madonna, segui il dito di Ges bambino. Ora mangia qualcosa.
Caterina divora le uova e le fette di pane nero, addenta una mela e chiede come mai il pane  salato. Gemma spiega che sono i fiorentini a mangiare il pane sciocco da quando Pisa non fece pi giungere alla citt rivale nemmeno un granello di sale, pensando di farla arrendere. Figuriamoci se Firenze si abbass a darla vinta a Pisa. Non c'era sale, ma tanto grano e cos i fornai impastarono pane sciapo.
Gemma, sei preziosa come il tuo nome, ora vieni qui e ti racconto la favola di Vassilissa. Baba Jaga viaggiava su un mortaio che si spostava con un remo a forma di pestello e intanto lei cancellava le tracce alle sue spalle con una scopa fatta di capelli. E il mortaio volava nel cielo con i capelli grassi di Baba-Yaga che svolazzavano dietro. Il lungo mento era ricurvo verso l'alto e il lungo naso verso il basso, cos si incontravano al centro, come una falce di luna... un giorno Vassilissa la bella capit a casa sua....
Incantata dalle parole Gemma si  rannichiata addosso a Caterina e sembra sognare.


Capitolo 35.

Gli sballottamenti del carretto intensificano il dolore, la schiena  ancora rigida e Caterina avverte fitte acute per gli scossoni, ma non  questo che la preoccupa. Ora, rilassata e rifocillata, pensa con terrore al Manigoldo e al compare che sono sulle sue tracce. Avere qualche ora di vantaggio non  poco, ma dovr stare attentissima, i due la riconoscerebbero anche in abiti maschili per consegnarla a Giovanni, ma prima... No. Se accadesse questo, di sicuro dovr uccidersi per non cadere nelle loro mani, e utilizzer le forbici. Le ha portate via all'ultimo minuto, perch Gemma aveva detto: Almeno avrai di che difenderti, quando ti troverai a mal partito e alle sue rimostranze aveva obiettato che tanto l'avrebbero picchiata lo stesso per avere sottratto il cibo e per le forbici, in pi, non cambiava niente. Ci era abituata alle busse, ma se questo serviva a Caterina almeno...
Gemma era stata un prezioso aiuto, una bambina saggia bisognosa di tenerezza, come lei da piccola nella terra di Rus'. Se non l'avesse incontrata non ce l'avrebbe mai fatta, segno che qualcosa stava cambiando nel suo destino. I vecchi e i bambini sono gli unici che sanno leggere l'animo umano e non avendo nulla da perdere sono disposti a fare qualcosa per gli altri senza chiedere compensi.
Ecco, proprio davanti al carro, apparire una palla scarlatta in una graticola rosa. Da sotto il canovaccio dei sacchi guarda estasiata il miracolo del sole che risorge ogni giorno. La luna era venerata al villaggio, ma la potenza del sole in questi paesi del sud  totale e abbagliante. La luna era andata in frantumi sull'Arno mentre scendeva con Francesco in barca e aveva capito tante cose che prima non voleva vedere. Adesso il sole pu accecarla, ferirla e rendere manifesta la sua presenza, comunque guida il suo cammino verso la libert.
Si rincantuccia fra le ceste di frutta e aspetta il momento. Occorreranno alcune ore prima di raggiungere il paese di Santa Croce, meglio rimanere sveglia per non rischiare, cos si racconta la storia della castellana di Vergy, di cui ricorda i versi che la facevano struggere per Francesco: Che, se una notte diventasse una settimana / E una settimana un mese / E un mese un anno e un anno tre / e venti cento / alla fine, invece del giorno / vorrebbe la notte di nuovo. Invece la luce del sole le  adesso amica e forse un giorno rincontrer il suo uomo e magari sar diverso. Per  vero che le ha insegnato ad amare, senza di lui tutto il resto era buio, violenza pura e umiliazione. Anche Lusanna era l'abbandono in una calda fragranza dei sensi, e un inno alla gioia di sentirsi uguali, bench lei fosse la padrona e Caterina la schiava. In fondo sentiva meno distanza con lei che con tutti gli uomini che aveva incontrato, compresi quelli che si erano comportati bene, ed erano davvero pochi: se provava a contarli l'unico esente da colpe era mastro Totto il barbiere che la peste si era portato via, forse Antonio, il fratello di Lusanna, con lui era mancato qualsiasi contatto. Timoroso, attento a non avvicinarsi troppo, chiss, forse preoccupato di evitare ogni tentazione, in fondo un uomo onesto e pio, ma freddo.
Ricordando momenti belli e cantando byline trascorrono le ore quando, prima del tramonto, sente il rumore dell'Arno farsi pi energico, scrosciare con sciabordii e tonfi di panni. Sono le lavandaie, come le aveva spiegato Gemma, intravede il campanile e le costruzioni a destra e sinistra della strada, casupole povere e addossate le une alle altre. Ecco il ponte, ora deve saltare gi senza farsi notare, come le ha raccomandato la bambina. Non c' molto tempo, purtroppo, quando si accende una discussione fra il vetturale e un altro che, procedendo in senso inverso, lo urta e comincia a imprecare.
I curiosi e gli sfaccendati, sulla spalletta del ponte, immediatamente si alzano per osservare da vicino e cercare le ragioni o le colpe, nella speranza di trarne qualche vantaggio. Le voci si sollevano e le mani cominciano a muoversi nell'aria e a volteggiare. Questo  il momento, scivola via dal carro e si allontana con passo disinvolto verso l'Arno. Dall'altra parte nota un gabelliere che sta venendo nella sua direzione, probabilmente per controllare cosa succede fra la folla.
 un attimo e Caterina svolta per risalire il fiume e nascondersi fra gli alberi che costeggiano le sponde. Le piante sono rade e spoglie; forse  meglio proseguire in questa direzione, poi penser a come ritrovare la strada, adesso  troppo pericoloso.
Continua a camminare senza incontrare anima viva, solo barconi e zattere che scendono portati dalla corrente. Con Francesco aveva viaggiato sul fiume allo stesso modo. Sembra tanto tempo fa eppure pochi giorni sono trascorsi; deve tenere a mente le lune e considerare quella notte come l'inizio della nuova vita, finalmente libera e padrona di s.
Dopo poco osserva su una collinetta un grosso centro con torri merlate e campanili. Sembra una localit importante, ma non ne conosce il nome. A ogni modo  bene tenersi a distanza dai luoghi abitati; sa che deve attraversare il fiume e quindi non pu che continuare a seguirne il corso fino a un altro ponte. Solo che gli alberi sono pi radi e nota una distesa di canne che ondeggiano al tramonto, cespugli e brillio sull'acqua. Camminare  difficile perch il terreno  bagnato: occorre fare attenzione a dove mette i piedi; in alcuni punti affonda e via via che procede il sentiero diventa pi faticoso, fino a che scompare nel fango.  il padule. Scansato dai viaggiatori come la peste per l'altra malattia temuta da tutti: la malaria.
Ora non pu tornare indietro, deve attraversarlo. In lontananza scorge alberi, costruzioni e all'orizzonte un altro ponte. Il bosco le  amico ma la palude non l'accoglie certo con entusiasmo. Richiami di uccelli si susseguono e le fronde stormiscono, adesso ha entrambe le gambe dentro l'acqua e si aggrappa ai rami, procedendo come fosse sulle uova. Un uccello la guarda immobile, fermo su una gamba sola, mentre uno stormo si solleva facendo un gran fracasso. Le torna in mente la novella di Chichibio. Quella deve essere una gru e qui probabilmente vengono i signori a cacciare. Pensa e sorride alla trovata del cuoco che voleva convincere messer Corrado che le gru hanno una gamba sola; in realt perch l'altra l'aveva offerta alla sua bella che l'aveva volentieri mangiata. E se l'era cavata con una battuta.
Anche a Caterina piacerebbe tanto avere sempre la battuta pronta e nel ricordo di quella storia sorride e continua a camminare rincuorata. Dopo poco si rende conto che  difficile proseguire e deve stare attenta se non vuole affogare rimanendo impantanata nel fondo putrido di erbacce e liquami. Ogni tanto si sente sfiorare le gambe da battiti veloci e sguiscianti. Pesci o altri animali di cui non osa immaginare le forme: bestie immonde che la sua fantasia non riesce a partorire, ma da cui  terrorizzata.
In alto vola uno sparviero, planando sulle prede e forse aspettando il suo momento per calare su Caterina. Lei non pu proseguire, deve tornare indietro per forza. Dove sar il canale che ha attraversato, dove le acque sono pi sicure? pensa, cercando di orientarsi con il sole per uscire dal padule. Acqua granulosa l'avvolge fra un ammasso di filamenti marci. Suda, si agita,  terrorizzata eppure insiste, anche se le difficolt di liberarsi sono enormi. Si ferma, attaccata a un ramo, fra pennacchi e canne che spuntano ovunque minacciosi e anneriti dalla luce del crepuscolo. Ogni momento che passa la situazione si fa pi difficile e sta calando la notte. Si intravede gi qualche stella. Venere, grande, la prima a sorgere e l'ultima a sparire. Cosa gliene importa delle stelle. Sta per abbandonare questa terra e non ce la far di sicuro a reggersi tutta la notte al ramo. Trovasse almeno un po' di terraferma! Deve camminare ancora e magari scorger un terrapieno o un'isoletta asciutta.
La distesa d'acqua prosegue, ha perso l'orientamento e un groppo alla gola le impedisce di urlare. Non resta che raccomandarsi l'anima a Dio e attendere il giorno, sempre che arrivi a vederlo. Stranamente l'idea della morte non la terrorizza, ha provato a vivere, a fuggire, ad amare. Ha assaporato la gioia di essere libera, grazie alla sua volont e ai suoi sforzi, e quindi non ha nulla da rimproverarsi, perch a un certo punto i nostri sforzi sono inutili e occorre rimettersi nelle mani di Dio e attendere che quello che abbiamo temuto si compia. Amen.
Appena pronunciata la formula le sue orecchie avvertono dei fruscii e un sibilo leggero. Le canne nascondono alla vista qualsiasi forma, sar una bestia, un diavolo? In alto sorge una testa che incede diritta e poi ode un tonfo sordo, dopo poco un altro tonfo e via via che il capo si avvicina, osserva lineamenti umani e non diabolici, quindi con tutto il fiato che ha in gola grida: Accorr'uomo, aiuto, sono quaggi!.
Silenziosa appare una strana barchetta, allungata e bassa, con un uomo in piedi col braccio piegato su un remo e alcune testine sul fondo che si alzano per cercare di capire chi ha gridato in quel luogo desolato.
Eccoci, arriviamo. Ti vedo laggi fra le fronde, distinguo bene il berretto azzurro, resisti fanciullo! grida il remaiolo, fornito di una lunga pertica, e si avvicina prontamente alla riva del canale per porgerla a Caterina.
La schiava trae un sospiro di sollievo, poi cerca di salire a bordo, fra gli sguardi di meraviglia dei passeggeri. Qualche tentativo va a monte; le braccia sono esauste e prive di forza e anche la schiena ha ripreso a dolerle, ma alla fine due mani possenti la sollevano e la depositano come fosse una piuma sul fondo dell'imbarcazione.
Dio  stato dalla tua parte. Ci siamo attardati a imbarcarci per una discussione con i gabellieri che pretendevano una mancia eccessiva e siamo partiti quasi al tramonto, per il barcaiolo non ci ha avvisato che avremmo incontrato le paludi e gli acquitrini dai miasmi cattivi, altrimenti avremmo atteso il nuovo giorno. Almeno cos abbiamo salvato una creatura umana dice una donna che parla con affettazione e non nasconde la curiosit di aver trovato un essere umano in quella landa infernale.
Madonna Ghisola Aldovrandi da Bologna - pronuncia con sussiego -, questa  la mia serva Maria e loro due Iacopo e Lionardo, le guardie che ci accompagnano e ci proteggono dai ladroni, almeno spero.
 pericoloso per due donne viaggiare da queste parti, non avete paura?.
Cerchiamo di stare attente e loro due sono armati, oggi per abbiamo rischiato davvero; ad ogni modo siamo liete di averti trovato e messo in salvo, un merito in pi per il viaggio che stiamo compiendo: andare a San Pietro dal Papa. Sono vedova e non ho figlioli e vorrei esaudire il desiderio del mio povero marito che part per l'Anno Santo nel 1450, ma non raggiunse nemmeno Siena e cos andr io per lui.
Dopo un'ora di navigazione, fra i racconti di monna Ghisola il barchino giunge all'Arno. A quel punto, ringraziato Dio di essere arrivati sani e salvi, il gruppetto si appresta a scendere. La schiava, che tutti hanno preso per un ragazzo, non sta in s dalla gioia ed esprime gratitudine pi volte alla signora, che la invita a trascorrere la notte alla locanda dei pellegrini. Caterina ha paura di essere riconosciuta e si scusa dicendo che l'attendono i parenti e non pu farli stare in pensiero. Saluta con un piccolo inchino e appena scesa si allontana di buon passo.


Capitolo 36.

Caterina si asciuga alla meglio, per fortuna  una serata calda e la luna illumina il cammino ai viandanti. Avrebbe continuato volentieri la strada con la signora e il suo seguito, ma le occhiate delle due guardie non promettevano niente di buono; probabilmente avevano intuito qualcosa nella sua persona che tradiva l'identit femminile. Insomma era meglio non fidarsi, aveva deciso Caterina, e poi quella storia raccontata da monna Ghisola le aveva comunicato una familiare inquietudine. Riguardava il ponte che era crollato alla fine della palude. Un certo Bonfiglio, negli anni antichi, aveva gabbato il diavolo in persona per costruire un ponte. Gli aveva promesso in cambio un'anima candida e invece, una volta ottenuto ci che voleva, aveva lasciato un gatto coperto da fasce. Il diavolo, infuriato, lo aveva inseguito ma non era riuscito ad acciuffarlo e, arrivato al quadrivio, che nella forma rappresenta la croce, si era bloccato. E l fu costruita la chiesa di Santa Maria al Porto d'Arno.
Caterina desidererebbe solo raggiungere la chiesa e nascondersi in un anfratto per sentirsi protetta; il diavolo aveva continuato negli anni a perseguitarla di notte nei sogni, cos preferiva non rischiare proprio dove era stato evocato, anche se molti anni addietro. Il demonio non invecchia, quindi c' sempre da aspettarsi di vederselo comparire davanti.
La chiesa non si vede, forse ha capito male. Il fatto  che la luna sta scomparendo e l'oscurit avanza. Ode dei latrati e accelera il passo, senza correre perch potrebbe destare sospetti o invogliare i cani a inseguirla, sempre che si tratti di cani e non di lupi, pensa. Il bianco della strada riverbera ancora e a testa bassa si accorge di avere qualcuno alle calcagna quando, giunta a un incrocio dove appunto si erge un piccolo tabernacolo, scopre che si tratta di un cagnolino.
La bestiola comincia a scodinzolare e la guarda chinando il capo, poi si accosta per annusarla. Caterina ormai stremata si ferma e, dopo essersi segnata, decide che quello  sicuramente il posto pi sicuro per trascorrere la notte. Si adagia sugli scalini, protetta dal tettuccio e allontanando i vasi dei fiori, che emanano un odore acre e pungente. Avverte fortissimo il dolore alle ossa. Il cagnolino comincia a leccarle la mano: ha fame. Dalla bisaccia tira fuori un pezzo di pane che gli porge e appoggiandosi alla parete si lascia andare accarezzandogli la testa ispida. Poi si rincantuccia su se stessa e sospira. Un'altra giornata  passata, altri pericoli scampati, ha incontrato la signora gentile, ha superato l'Arno. Ha schivato il demonio e trovato alla fine il crocevia. Ora non dorme sola e il cagnolino far buona guardia; se sentisse rumori sospetti l'avvertirebbe di certo e poi il calore di una creatura pelosa  vitale, cosicch lo strige forte a s.
Trascorre la notte fino a quando il rumore di un carretto che cigola e il grido del conducente che dice: Forza cavallino! Sbrigati che devi portarmi a Siena prima di sera, siamo solo al Trebbiaccio, sveglia entrambi dal sonno che li ha colti vicinissimi, sotto il cielo senza stelle.
Caterina, timorosa, si appiattisce al muro, sperando di non essere vista e, confidando che il cane non abbai come sono soliti fare i cuccioli, gli fa cenno di tacere. E infatti il cane la guarda con occhi supplici e le si accosta alle gambe senza proferire suono. Passa il carretto, cos carico di mercanzie che il cavallo fatica a tirare, ma il conducente insiste con la frusta e, schioccando la lingua, lo incita.
Speriamo che ce la faccia a portarli a Siena, sotto il carico, sono comunque sulla direzione giusta, pensa Caterina.
Decide, a quel punto, di riprendere il viaggio, seguendo la via indicata dalle ruote, visto che si aprono quattro strade davanti e se esclude quella da cui  venuta ne restano sempre tre. Caro mio, dobbiamo separarci, non posso certo portarti con me, si rivolge al cane e, stiracchiandosi le membra e scrollandosi la polvere, si rimette in cammino. Il cane guaisce e lei gli ordina col dito di rimanere fermo, ma quello dopo poco inizia a seguirla, tenendosi a distanza. E va bene, amico mio, per un po' ti permetter di venirmi dietro, per non credere di intenerirmi con i tuoi occhi imploranti, non ho pi nulla da darti, rassegnati e poi torna a casa.
Prosegue guardinga, pronta a nascondersi a ogni rumore. Almeno  certa che si tratta della strada giusta, fra un po' incontrer un luogo detto Roffia e poi il paese di San Miniato, come le ha spiegato monna Ghisola, perch sta seguendo quella che gli antichi chiamavano la via Romea, detta anche Francigena, la via dei pellegrini che vanno dal Papa. Infatti, quando albeggia, comincia a notare gruppi di uomini che si riconoscono per avere scarpe robuste, un bastone e la bisaccia. Parlano animatamente e intonano canti, qualcuno prega con il rosario in mano. Discutono di quanti fiorini dovranno sborsare a Roma. Per andare in Terra Santa, dove visiteranno il Santo Sepolcro, occorre la licenza del Papa. Caterina si tiene sempre a debita distanza e quando pu cerca di origliare informazioni e consigli sul percorso da seguire.
Su una collina appare un paese grazioso con il campanile squadrato al centro. La strada sale verso le abitazioni, e il gruppo di uomini prosegue per fermarsi a mangiare in una taverna o visitare qualche chiesa. Lei aggira la collinetta attraversando una vigna. Gli acini sono ancora verdi e i grappoli si protendono come manine striminzite verso di lei, che avverte un certo appetito. Sar affamato anche il suo accompagnatore peloso, che ora le cammina a fianco trotterellando contento. Fra un po' dovrai tornare a casa tua... Gi, chiss se hai una casa, mio... come ti chiami?.
Il cane la guarda e scodinzola, poi abbaia in segno di approvazione.
Come sono ridotta, povera me, parlare a un cane, nemmeno potesse capirmi. Non ho nulla da mangiare per te, vai via e cerca qualcuno messo meglio di me che possa accudirti, mio bastardello senza padrone.
La bestiola non si muove e quando Caterina riprende a camminare la segue guardingo, allora la ragazza raccoglie un sasso e lo getta verso di lui senza troppa convinzione. A quel punto il cucciolo se ne va con la coda fra le gambe, a testa bassa, mugolando. Rimasta sola Caterina avverte un vuoto, un senso d'angoscia, che non ha mai provato nemmeno nei suoi momenti peggiori e, ritta in piedi, si blocca e sta per mettersi a piangere. Poi lo chiama: Cane, ehi! Torna, Snezhinka, commossa pronuncia in russo le parole che pensava di aver dimenticato. Fiocco di neve era il nome che aveva dato al cagnolino bianco, che il babbo le aveva permesso di tenere. A quel punto il pianto che aveva trattenuto troppo a lungo erompe e le lacrime cominciano a scenderle sulla faccia, gi impiastricciata di fuliggine e fango, formando un impasto denso che le offusca anche la vista. Quando inizia a singhiozzare, fra le dita che coprono la faccia, vede il cagnolino saltellante che le si butta addosso e cerca di leccarla.
Snezhinka, sei tornato! Caro Fiocco, guarda come sei sporco, vieni e lo stringe forte a s, fino a sentire le ossa tenere sotto il pelo.
Proseguono insieme, l'una accanto all'altro, ogni tanto incontrano qualcuno che li osserva appena, tutti camminano di fretta e sembrano sicuri della strada, tutti col bastone e uno addirittura lancia un osso da rosicchiare al cane, offrendo anche a lei del cibo. Caterina rifiuta con gentilezza; non vuole dare confidenza, non vuole che qualcuno la noti e nonostante abbia tanta fame resiste all'invito. Pi avanti vede un giovane che trasporta un vecchio sulle spalle. A Certaldo troveremo un asino, cos non arriveremo mai a Roma, padre dice.
Sul fondovalle del fiume Elsa il cammino  pi agevole e Caterina pu finalmente lavarsi la faccia e bere una sorsata d'acqua fresca. Sotto un albero si ferma a riposarsi, mentre Fiocco immerso nel fiume comincia a spruzzare dintorno. Con gli occhi chiusi Caterina si gode il pomeriggio assolato e immerge i piedi nell'acqua, costatando le piaghe che si sono aperte sulla pianta e sui talloni gonfi.
Ehi, fanciullo, sei ancora qui?  destino che ci incontriamo di nuovo pronuncia una voce di donna. Apre gli occhi e nel riverbero vede solo un carretto senza distinguere i volti. Proteggendosi la faccia con la mano dai raggi del sole, riconosce monna Ghisola e il suo seguito.
Se hai bisogno di un passaggio sali con noi, non meravigliarti del fatto che dovremmo essere a piedi, come ogni buon pellegrino, ma stanotte alla locanda siamo stati infestati dalle pulci e la mia serva nell'impeto di grattarsi  cascata dal letto e si  fatta male, cos abbiamo deciso per un tratto di utilizzare il carro di questo buon uomo che si  offerto di portarci a Certaldo, cosa aspetti? Sali.
Caterina appare titubante, ma lo sguardo della signora  cos luminoso, l'azzurro dei suoi occhi cos magnetico e rasserenante, che non pu proprio rifiutare l'offerta. Dio ve ne renda merito e indica il cagnolino.
L'hai trovato per strada? Non preoccuparti, c' posto anche per lui.
Dopo essere stata rifocillata e accudita, educatamente formula una domanda sulla strada, ma monna Ghisola senza neanche rispondere incomincia a parlare di s, della sua famiglia e del marito, che era gravemente malato e, proprio perch desiderava guarire, aveva deciso di andare in pellegrinaggio per il Giubileo. Lei aveva cercato di dissuaderlo, data la sua condizione fisica, ma quell'uomo fiero e ostinato non aveva voluto sentire ragioni, anzi aveva espresso il desiderio di proseguire per il Santo Sepolcro. Tuttavia non era arrivato nemmeno a vedere San Pietro, perch lungo la strada era morto ed era stato seppellito a Certaldo, dove lei si sarebbe fermata a piangere sulla tomba prima di proseguire.
Oh, il luogo dove  nato messer Boccaccio! interrompe Caterina.
Proprio cos e le sue novelle mi sono state di conforto durante questi lunghi anni di vedovanza, ma tu, garzone, sembri istruito....
So leggere, scrivere e far di conto, come ogni buon lavoratore fiorentino risponde Caterina, cercando di falsare la voce.
 vero, chi non conosce messer Boccaccio oggigiorno? Ad ogni buon conto, sembri straniero, non avrai qualcosa da nascondere? e le pianta in viso due pupille penetranti.
No, vi dico solo che ho sofferto e non ho commesso male alcuno. Per la misericordia verso Dio e il ricordo di vostro marito, fatemi scendere se non avete fiducia in me.
La signora la guarda e soppesandola scuote la testa e poi aggiunge: Chi sono io per giudicarti? Resta con noi fino a Certaldo e poi andrai per la tua strada. Hai occhi innocenti. Non credo di sbagliarmi e sia fatta la volont di Dio.
La strada che segue il corso dell'Elsa, un affluente dell'Arno, bench dissestata  pi agevole di quelle che ha percorso finora.  transitata da carri e uomini a cavallo, riccamente vestiti, e da tanti pellegrini con il caratteristico bastone, tutti male in arnese, ma allegri e spensierati come sanno esserlo coloro che hanno affidato a un voto la speranza di guarigione o semplicemente di una ricompensa dopo la morte. Il Paradiso, che tutti desiderano raggiungere, a lei  precluso, cos dicono i preti a Firenze. Che importa, pensa Caterina, la sua ricompensa alle sofferenze la trover in questa vita, in un futuro ancora da scrivere, se ce la far a raggiungere Siena.
La terra promessa  per lei molto vicina: monna Ghisola ha detto trenta, quaranta miglia, due giorni a piedi e, anzi, il confine della Repubblica  alla fortezza di Monteriggioni, appena sette miglia. L'importante  arrivare fra quelle mura, pensa Caterina. Monna Ghisola ama parlare, probabilmente  rimasta tanto tempo sola e adesso questo bel garzone biondo dai tratti gentili che le sta davanti le ricorda qualcuno che ha conosciuto, tanto tempo fa, sotto i portici della sua bella terra di Bologna.  un fanciullo di poche parole, ma conosce le novelle di messer Boccaccio e anche se ha qualcosa da nascondere ama la sua compagnia.
Il terreno coltivato si distende ai lati della strada nell'aria calda di fine agosto. Colline e colline in un paesaggio morbido di viti e ulivi. Ecco spuntare un borgo, proprio in alto sul monte.  Certaldo, dove  sepolto il marito della signora.
Allora ci salutiamo. Io proseguo, devo arrivare presto a casa.
Non ti trattengo. Potresti dormire con noi all'ostello, ma so che preferisci andare, ad ogni modo... e si avvicina all'orecchio di Caterina per non farsi udire dagli altri.
Fai attenzione, ho capito che sei una fanciulla osservando le tue movenze e come hai aperto le gambe quando ti hanno lanciato una mela, cos che  caduta fra le brache che non sei abituata a portare.
Caterina la guarda sorpresa e atterrita, stringendole la mano a implorare il silenzio, senza osare proferire parola, appena qualche balbettio.
Non preoccuparti, non dir nulla, devi avere un segreto da custodire, come quasi tutti i pellegrini che vengono per espiare o cercare una grazia. Io devo completare il viaggio per volont del mio uomo, cosicch possa riposare, pace all'anima sua. Voglio darti un indirizzo per quando sarai a Siena. Vai all'Ospedale della Scala e cerca di suor Orsola degli Alberighi,  mia cugina, dille di te, sapr aiutarti, ha un gran cuore e fama di santit.
Grazie, monna Ghisola,  la seconda volta che mi aiutate. Il destino mi ha messo sulla vostra strada e vi sono debitrice ancora.
Prendi questi, ti saranno utili, le buone azioni non hanno prezzo nell'aldil, per qui hai bisogno di un po' di denaro, perch la masserizia  buona ma non l'avarizia, allora apri la mano e ricordati di me.
Caterina stringe il pugno e s'inchina, saluta il resto della compagnia e scende dal carro, con il cagnolino che la segue in un balzo, abbaiando contento.


Capitolo 37.

Il viaggio prosegue per la ragazza e il suo amico peloso. Rinfrancata dalla buona ventura di aver incrociato sul suo cammino prima la bambina Gemma, poi la signora bolognese, Caterina  cos contenta che inizia a cantare la bylina e saltella giocando a tirare un bastone a Fiocco di neve. Con il denaro ricevuto pu permettersi un pasto caldo e una locanda per la notte, spera di trovarne una lungo il percorso, perch ormai il sole  calato e si stanno avvicinando le ombre della notte. Non si vedono costruzioni n insegne, solo qualche casupola di contadini e tabernacoli votivi. Caterina si pente di non essere rimasta a Certaldo e adesso dovr cercarsi un rifugio di fortuna, proprio ora che poteva dormire comoda e fare riposare i piedi gonfi. Tant', non tutti i guai vengono per nuocere e per lei, fuggiasca e inseguita dagli uomini di Giovanni,  sempre meglio rimanere defilata e nascosta. Per questo, non appena vede un anfratto nella roccia del monte, si avvicina ed entra.
Subito l'assale un odore di uova marce. La grotta  angusta, con le pareti ricoperte di muschi e in basso avverte salire un certo calore. Un vapore leggero si alza, depositandosi sulle mani e sul viso. Non capisce bene di cosa si tratti e quando un raggio di luna s'insinua vede dappertutto polle d'acqua che ribollono e un ruscelletto a delimitare l'accesso. L'acqua  calda, come una linfa vitale ed  piacevole immergervi i piedi stanchi e arrossati, solo deve far attenzione perch in certi punti scotta addirittura. Si siede e riposa con le gambe immerse. Monna Vaggia le parlava dei Bagni di Lucca e delle acque sorgive che vengono dal profondo per curare varie infermit e sono utili soprattutto alle donne che desiderano avere un bambino. La fortuna l'ha condotta in un luogo simile, un posto dall'aspetto infernale, che per  un paradiso per il corpo e cos trascorrer la notte provando una sensazione di benessere. La felicit  sempre sottoposta alle avversit, diceva spesso monna Vaggia, anche se la felicit per lei non era mai arrivata e la malattia l'aveva portata via in pochi mesi, senza il conforto n dei parenti n del marito. Pace all'anima sua e maledetto ser Lapo, tranquillo fra i frati nell'eremo.
Il mattino seguente, all'alba  gi sulla strada, sempre con il cagnolino al fianco che trotterella contento e l'ha svegliata al primo chicchirich del gallo. Un canto fievole, lontano, proveniente da una fattoria in cima alla collina, che ha scosso Fiocco facendolo abbaiare.  tempo di andare sembrava volesse dire.  Ancora un giorno di viaggio e arriveremo alla meta, pensa Caterina  il momento pi delicato, deve stare all'erta ed evitare i luoghi dove potrebbero trovarsi i suoi inseguitori. Forse  proprio al confine con il contado senese che la stanno aspettando. La fortuna l'aiuter e la fortuna  donna, ama chi osa e nella vita si ribella. Anche la signora bolognese glielo aveva ripetuto. La giornata procede senza intoppi, con soste prolungate in riva al fiume a bere, ristorarsi e cercare cibo. Lungo la strada si infittiscono le fortificazioni, fra castelli e torrette di avvistamento, Caterina intravede gruppetti di guardie che bivaccano per la via. Lei rimane in disparte preferendo sentieri poco battuti. La via Romea non  distante e riesce comunque a intuire dove va il flusso. Non avrebbe mai immaginato tante comitive in viaggio; anche monna Vaggia le aveva promesso che per il Giubileo sarebbero andate insieme dal Papa, la sua dolce padrona sperava in una guarigione o aveva qualcosa da farsi perdonare e per cui chiedere l'assoluzione.
Nel dipinto dei Linaioli ricorda che San Pietro aveva due chiavi in mano e Francesco le aveva spiegato che una, quella d'oro, serve per unire in matrimonio e l'altra, quella nera, per sciogliere dal peccato. Unire e sciogliere, due gesti che facciamo ogni giorno, ma il Papa li fa in grande. E babushka che legava le fascine la notte di San Giovanni compiva il giro dei fal in cerchio. Anche quello era un gesto magico. Il cerchio entro cui si muovevano i ballerini alle feste del villaggio. Che strano, non ha pi pensato alla nonna ed  come se si stesse allontanando.  In un solo modo ci si separa davvero, pensa Caterina che per non vuole credere che la nonna sia morta!
Mentre rimugina fra s della sua vita passata e di cosa potrebbe succedere domani a Siena, solleva lo sguardo e si ferma. In tutta la sua magnificenza le appare, rialzata fra il bruno della terra e il cielo, una citt fortificata entro mura perfettamente avvolgenti, quasi un cerchio che racchiude le case. Si alzano alte torri quadrate, giganti che sembrano tenersi per mano, ad abbracciare lo spazio. La strada prosegue diritta fino alla porta e mentre osserva estasiata, Caterina accarezza il cagnolino e vorrebbe proprio addentrarsi in quel cerchio magico.
Guarda magnetizzata le mura quando le si para davanti una figura avvolta di stracci che si avvicina piano piano, annunciata dal suono di un campanaccio. Caterina si ritrae, ma quella fa segno di fermarsi, sbracciandosi e sollevando un bastone nodoso. Il tempo di realizzare che si tratta di un malato di lebbra e, come le hanno sempre raccomandato, si allontana di corsa. Il cuore batte forte forte, mentre le gambe sollevano la polvere della strada. Del resto  naturale su una via di pellegrini incontrare infermi e ammalati di ogni genere, ma i lebbrosi sono quelli pi ripugnanti, con le membra che cadono a pezzi e poi, secondo la Chiesa, sono stati puniti per gravi peccati di lussuria. Inoltre il loro corpo emana odori nauseabondi. Meno male l'ho visto in tempo, chiss cosa voleva... pensa Caterina rabbrividendo all'idea di un possibile contatto con il lebbroso. Raggiunge un piccolo stagno e decide di lavarsi per togliersi di dosso anche solo la polvere sollevata da quel miserabile corpo.
Ferma sotto il sole ad asciugarsi, scalza, a un tratto vede, riflessa nello specchio d'acqua fra i pennacchi, l'orribile sagoma col cappuccio calato sulla faccia. Si volta e fa per prendere le scarpe, ma quella allunga la mano e parla.
Caterina, non temere, non sono qui per contagiarti. Non avresti dovuto scappare, guardami! e si solleva il cappuccio con gesto repentino.
Un sussulto: la faccia scura e i denti bianchi inconfondibili, si aprono in un largo sorriso. Hysa, sei tu? Cosa ti  successo? e intanto retrocede a piccoli passi.
Caterina, non aver paura, la lebbra non  contagiosa come credono. Vedi, sono all'inizio della malattia, per ora ho perso qualche dito delle mani, ma posso ancora usarle per fortuna e sollevando le braccia mostra bende ricadenti e sfilacciate.
Caterina osserva i lineamenti del volto di Hysa, intatti ma un po' raggrumati, lo sguardo un tempo vivace e fiero appare ora offuscato. Nessun odore nauseabondo sembra provenire dal corpo. La ricorda, con la pelle scura e il sorriso radioso, sui tetti del Frascato e nell'ultimo incontro mentre le parlava di Francesco. Hysa, il tuo stato mi addolora. Come hai fatto a trovarmi?  un miracolo che io sia qui ancora viva e vegeta.
Sto andando a Roma per la grazia della guarigione e ieri, mentre ero dietro un cespuglio a riposarmi, ho sentito arrivare gente e mi sono nascosta fra le fratte, perch alla mia vista tutti fuggono e hanno anche cercato di uccidermi a sassate, maledicendo in me le colpe che non ho commesso.
Povera amica mia, le tue colpe sono l'essere diventata puttana perch sei schiava come me e non hai potuto ribellarti al tuo destino.
S, Caterina, ma quando ho saputo che eri fuggita ho voluto seguire il tuo esempio. E non sai come mi hanno scacciata dal bordello quando i segni della malattia si sono manifestati. Mi hanno bastonata, urlandomi le peggiori ingiurie, poi mi hanno abbandonata in un fosso, pensando fossi morta. Invece Domineddio mi ha salvata, sono riuscita a scappare da Firenze e prendere la via Romea. Lungo la strada dei buoni frati mi hanno curata e confortata all'Ospedale di San Giovanni della Calza, mi tenevano in un orto fuori le mura e da l ho proseguito con questo campanello. Ma torniamo a te, ho una cosa urgente da dirti, ti ho aspettata proprio per avvisarti.
Caterina sbianca in volto e si piega in attesa del peggio.
Dimmi, ti prego, non tenermi sulle spine ancora, Hysa mia.
Hai ragione. Insomma mentre ero nascosta nel cespuglio, immobile per non rivelare la mia presenza, ho sentito le voci di quei due criminali al servizio di Giovanni. Parlavano di te, sanno che sei da queste parti con un cane, ti hanno riconosciuta anche se indossi panni da uomo, eri con una nobile bolognese e le guardie hanno riferito di te.
Hysa, figurati che, seguendo il mio istinto di bestia braccata, non mi sono fermata all'ostello con monna Ghisola Aldovrandi, altrimenti mi avrebbero gi trovata.
Prima di lasciare Firenze, ho saputo che eri scappata con Francesco, ma in citt si parlava solo della vittoria di Lusanna; una schiava fuggitiva  cosa ordinaria, singolare  che una donna comune vinca un processo contro un potente. Il vescovo ha costretto Giovanni a ripudiare Marietta Rucellai. Uno scandalo. Non illudiamoci, Giovanni  partito subito per Roma per chiedere di rivedere la sentenza e ha spedito quei due a cercarti, vogliono catturarti per non avere testimoni. Giovanni sa del colloquio con Antonino e aveva mandato il Manigoldo per convincerti a far ritrattare Lusanna e consegnargli l'anello, invece tu, per niente impressionata, sei andata diritto diritto dal vescovo a denunciare le sue malefatte, vero? E poi, anche se non potevi testimoniare al processo, ne hai condizionato l'esito. Almeno questo pensa Giovanni.
Ho fatto quello che ho reputato giusto, non avevo scelta. So io la paura che mi sono presa quel giorno davanti al vescovado, quando manc poco che non venissi catturata e sgozzata. Se ci penso mi vengono i brividi.
Sei stata coraggiosa e Dio ti aiuter, ma cosa hai detto ad Antonino?.
Niente di quello che non sai gi e che Giovanni ha fatto anche a te. Soprattutto credo l'abbia impressionato il fatto che facesse in casa bordello con i suoi amici e mi usasse per ottenere favori con i clienti, quelli stessi a cui prestava a usura, gli stessi clienti di Cosimo. Lo scandalo avrebbe coinvolto anche lui, il Signore di Firenze.
Eh gi, come si dice a Firenze: quando Cosimo fa tintinnare le monete nella sua scarsella, Antonino fa suonare le chiavi del vescovado....
Sicuro, a dimostrare che nonostante i soldi avuti da Cosimo per ricostruire San Marco, sulle anime comanda lui, Antonino, e decide sui peccati da assolvere o no.
Pi o meno col processo le cose sono andate cos, per ora. Nondimeno su Antonino comanda il Papa che fa tintinnare le chiavi di San Pietro... Staremo a vedere. Anche Francesco ti cerca ed  in pericolo, non si  pi imbarcato. Sembrava pazzo,  venuto anche da me per avere notizie e cos ho saputo da lui che non eri sulla nave. Si era attardato perch tutto fosse a posto e non voleva rischiare questioni una volta in mare. Voleva proteggerti, ha detto che ti avrebbe sposata. Perch non ti sei fidata e sei scappata? Ti ama. Ha sofferto e sembra pentito di ci che ha fatto.
L'amore non basta, lui non sa controllare i suoi istinti e poi temevo che mi avrebbe abbandonata o tenuta prigioniera per paura. Ad ogni modo, la scelta  fatta, voglio arrivare a Siena al pi presto, devi aiutarmi....
L'unica cosa  nasconderti dove loro non possano vederti, ma non saprei....
Caterina un po' riluttante la segue, tenendosi a una certa distanza e insieme si avviano in direzione delle alte mura. Non potendo entrare nel borgo, trascorrono la notte all'aperto, in un oliveto sotto le stelle, sperando che l'aspetto di Hysa scoraggi eventuali aggressori, cos ogni tanto si sente tintinnare il campanello e Caterina, mettendo da parte le sue paure, deve accettare la vicinanza dell'ammalata.
Non preoccuparti amica mia, non sono contagiosa. Le persone che venivano da me al bordello non hanno contratto il morbo e un medico valentissimo, Antonio Benivieni dell'Ospedale di Santa Maria Nuova, ha provato a sperimentare su di me unguenti e impiastri. Non sono guarita ma nemmeno peggiorata e anche lui riteneva, contrariamente ai suoi colleghi, la lebbra una malattia dovuta allo squilibrio degli umori. Non so dirti altro se non che di notte l'ho visto aprire cadaveri al lume di una torcia e osservarne gli organi. Sono fuggita perch temevo volesse fare lo stesso con me.
Tu, Hysa, vedi il male dappertutto, perch avrebbe dovuto?.
E tu sei ancora troppo ingenua, fanciulla. La Chiesa proibisce gli esperimenti sui corpi perch appartengono solo a Dio, ma lui lo faceva di nascosto. Sapeva che avrei potuto denunciarlo, cos non ho voluto rischiare.
Guarda che notte stellata sopra di noi, la luna ci veglia e ci aiuter, Hysa, me lo sento. Ora che siamo insieme ci proteggeremo e aiuteremo a vicenda. Adesso dormiamo, un'altra lunga giornata ci attende domani.
L'indomani all'alba, sotto un sole velato che irradia sfumature violacee, la terra murata di Monteriggioni appare ancora pi sorprendente fra gli ulivi. I fiorentini l'hanno distrutta una volta tanto tempo fa, ma i senesi l'hanno ricostruita pi bella e pi forte e da qui controllano i loro territori dice Hysa indicando in alto.
Sai, credo abbia qualcosa di magico dentro che mi attrae, lo sento.
Fossi in te non entrerei,  un posto chiuso e faresti la fine del topo in trappola, invece ho pensato di accompagnarti a Isola, c' un abbazia dei frati, potresti andare in chiesa e chiedere aiuto al padre guardiano;  un brav'uomo, lo conosco bene e forse ti potrebbe tenere per un po', con questi abiti da uomo....
Caterina la segue e dopo un breve cammino raggiungono l'abbazia di San Salvatore a Isola, cosiddetta perch un tempo era immersa fra le acque paludose e sembrava sorgere in mezzo a un lago. Dietro le mura con alti baluardi che proteggono gli edifici, si intravedono la cuspide della chiesa e il campanile quadrato e solo questo fa capire che  un luogo sacro e non un castello. Intorno  stato scavato un fossato su cui si apre la porta principale, e si nota una bella torre poligonale al vertice opposto. L'aspetto  decisamente quello di una fortezza militare.
Giunte davanti al ponte levatoio, Hysa saluta Caterina raccomandandole di fare molta attenzione e di parlare solo con il padre guardiano, specificando che viene per conto di Hysa. Lui la conosce bene, quando viveva a Firenze spesso capitava nella sua botteguccia al Frascato. Era un ragazzo e non aveva ancora preso i voti.
Caterina annuisce tristemente e l'abbraccia, vincendo la ripugnanza istintiva di quel corpo. Dopo i saluti si avvia verso il ponte con il cagnolino che le trotterella dietro. Caterina si china ad accarezzarlo per l'ultima volta, poi alzando gli occhi dice: Devi prenderlo con te, si chiama Snezhinka, fiocco di neve nella mia lingua, ti far compagnia, sei sempre sola. Ti parler di me quando io non ci sar.
Forse hai ragione, sono cos sola che averti ritrovata mi ha confortato e adesso sar nuovamente scacciata. Non dire al padre guardiano come mi sono ridotta, lui mi ricorda giovane e bella, non turbarlo e soprattutto non rivelare a nessuno che sei una donna. I frati, ormai quei pochi rimasti, non ti faranno entrare, ti troveranno una sistemazione nelle stalle, d che sai badare alle bestie e sar pi facile che ti diano ospitalit. Il convento  stato quasi abbandonato, il priore e i frati maggiori sono andati a Siena. Questa fortezza non serviva pi a nessuno da quando hanno ricostruito Monteriggioni e anche i pellegrini preferiscono alloggiare l.
Caterina si allontana e alla porta gira lo sguardo per l'ultima volta verso la sua amica, che ha legato il cagnolino a una corda perch non scappi per tornare da lei. Si guardano e si salutano ancora con la mano, consapevoli entrambe che non si rivedranno mai pi. Anche questa volta Caterina ha fatto un piccolo dono. C' comunque una parte di s che ha dovuto lasciare. Ogni bivio una scelta importante, ogni bivio una prospettiva diversa: da una parte la salvezza, dall'altra la morte. E non ha che il suo istinto a guidarla e finora non ha dovuto pentirsene.


Capitolo 38.

Trascorrono giorni piatti all'abbazia. Dentro le mura Caterina si sente protetta, il padre guardiano  stato gentile con lei o meglio con il garzone che si  presentato col nome di Francesco. Quando ha nominato Hysa il frate ha sorriso, come chi riemerge da un sogno lontano e ne conserva ancora il piacere segreto. Le ha chiesto informazioni, Caterina  rimasta sul vago, schivando le domande pi precise. Ad ogni modo non ha rivelato la malattia dell'amica, che avrebbe turbato i ricordi dell'uomo. Cos, senza troppe difficolt,  stata accolta, a patto di non entrare in convento, restando nelle stalle per accudire le ultime bestie rimaste e occupandosi di polli e conigli, cosa che fa volentieri perch le  sempre piaciuto stare con gli animali. Solo odia doverli uccidere e capita, ogni tanto, dato che i frati devono pur nutrirsi. Meglio raccogliere le uova calde e rassettare i recinti e il pollaio. Chiudere bene ogni anfratto e sbarrare le porticine, altrimenti la faina entra e fa strage dei volatili.
I frati pregano tutto il giorno nelle loro celle, all'interno del grande chiostro dove non le  permesso entrare e Caterina spazza la chiesa vuota, dove rimbombano i suoi passi e i rumori si amplificano. Si lascia andare a quei gesti sempre uguali, svuotando la mente da ogni pensiero. Ma un'immagine continua a inserirsi in quella pace, rompendola con prepotenza. L'immagine di Francesco che la cerca al molo, i suoi occhi scuri e il sorriso amabile, i racconti dei pittori e le passeggiate per Firenze. L'amore sensuale e quello prepotente e doloroso che avevano vissuto. Al bivio aveva fatto la sua scelta, per questo scaccia via i ricordi, come uccelli che vengono ad affollarsi sulla sua testa.
Ogni tanto si distrae con la lettura. Scartando i testi in latino non restano che le Vite dei Santi e la Bibbia. Poter riprendere in mano i volumi  una grande emozione, ma deve stare attenta a non farsi vedere. I monaci sono gelosi dei libri, oggetti costosi e dotti non adatti a un garzone quale finge di essere. Fuori si sente pi a suo agio, seduta sul prato scosceso. Oltre i campi lo sguardo pu spaziare libero e sognare Siena. Sullo sfondo, in lontananza, si notano le turrite sentinelle di Monteriggioni che la riportano al presente e alla decisione di ripartire, al bisogno di trovare una nuova identit. Ormai i due malfattori saranno andati via e nulla pi ostacola il suo cammino verso la libert.  ora di andare.
Il portone si richiude dietro di lei e una folata d'aria fresca l'assale. Un'altra alba immobile nel cielo che sembra dipinto sui contorni degli alberi che si illuminano a tratti. Il buon padre guardiano la saluta, benedicendola per il viaggio che si preannuncia sempre irto di difficolt. Lui non chiede, ma intuisce qualcosa.  dispiaciuto per il garzone che va via, soprattutto perch a breve i tre frati saranno costretti a lasciare il convento per trasferirsi altrove. Nessuno pi custodir questo luogo dove hanno trascorso molti anni della loro vita e forse le mura cederanno, poi il soffitto e un giorno l'abbazia croller sotto le intemperie e lo scorrere del tempo. Il padre guardiano  invecchiato l dentro e ora vede andare via il garzone nel pieno della giovinezza e del vigore verso altre terre e un futuro ancora da scoprire.
La strada per Monteriggioni  riconoscibile fra gli alberi che circondano il monastero e dopo poco Caterina vede spuntare la fortezza tonda tonda con le torri merlate, cos come le era apparsa la prima volta.  il cerchio magico che attira i pellegrini. Nel ricordo delle notti russe, fra le favole di cavalli alati e principesse perdute nel bosco che seguivano una scia di fumo, Ekaterina cammina ardita e speranzosa verso una nuova vita. I capelli sono un po' ricresciuti e il berretto copre la testa e parte del viso. Ha un paio di brache nuove e un farsetto di velluto, dono del buon padre, la bisaccia e il bastone da pellegrino. Le scarpe consumate e logore sono state sostituite da un bel paio di stivali, un lusso insperato, trovati al convento e appartenuti a qualche soldato seppellito dentro la chiesa dopo uno dei numerosi assalti all'abbadia.
Arrivata alla porta di San Giovanni, due sentinelle assonnate la guardano senza interesse, badando solo che non porti sacchi e cibarie da vendere, per le quali dovrebbe pagare la gabella. Entra e l'incanto sparisce: un senso di delusione la coglie. Un borgo come tanti, con una strada che lo attraversa per lungo e qualche edificio a destra e a sinistra. Dall'ostello escono i pellegrini pronti a riprendere il viaggio e ancora silenziosi. Poco oltre un gruppo di donne cerca di vendere prodotti dell'orto e statuette di terracotta con immagini di santi protettori.
Frotte di bambini cenciosi le si accalcano intorno per chiedere l'elemosina, attratti dagli stivali di pelle, alcuni da dietro cercano di mettere le mani nella bisaccia. Prova a scacciarli come fossero mosche fastidiose che le ronzano intorno, ma con scarso successo. Tuttavia non vuole attirare l'attenzione su di s. Non c' niente di magico in questo posto, niente per cui valga la pena rischiare di essere vista. Eppure se il suo istinto l'ha guidata fin qui...  qualcosa le sta sfuggendo.
La strada sale a dorso di mulo per poi ridiscendere dalla piazza verso l'altro ingresso, la Porta Franca che guarda Siena. Il codazzo di bambini si dissolve all'apparire di una bella dama con seguito, verso cui si dirigono sperando in una ricompensa. I pellegrini sanno essere generosi con i fanciulli, pensa Caterina, mentre nella scarsella risuonano le monete che le ha regalato monna Ghisola che ormai sar giunta a Roma o almeno cos spera in cuor suo. Dal gruppo si distacca un signore, vestito di scuro, con un cappello alla moda fiorentina, floscio e calato a met fronte, sta venendo verso di lei e nell'avvicinarsi se ne  delineano le fattezze e si nota la camminatura un po' ondeggiante. No, non pu essere lui! pensa Caterina. Non crede ai suoi occhi e li spalanca nel tentativo di vedere meglio. In poche falcate  davanti a lei e si leva il berretto facendo schizzare fuori tanti riccioli neri, poi la guarda e spalanca le braccia: Sei arrivata! Ti stavo aspettando da tempo, sapevo che saresti passata di qui.
Caterina  rimasta ammutolita, prova a parlare ma Francesco la precede e prosegue il discorso interrotto: Non dire niente. Ti prego, perdonami. Ho sbagliato, lo so. Ho sofferto tanto quando sei andata via a Porto Pisano....
Francesco, ti prego, sono felice di vederti... la mia sorpresa  cos grande che non riesco a immaginare come tu abbia fatto a trovarmi.
Hysa mi ha raccontato di averti incontrata e ha detto che prima o poi saresti passata da Monteriggioni. So che vuoi andare a Siena e che... apre le braccia e le mette una mano sulla spalla.
S, ricordo tutto, anche quanto mi hai fatta soffrire il giorno a casa di Lusanna, quando mi hai picchiata e non avrei mai voluto che proprio tu mi trattassi da bestia. Da altri ho dovuto subire tutte le angherie, ma da te no, Francesco. Io, io....
Basta, dobbiamo andare, ti riporter a Pisa e prenderemo un'altra nave e tutto ricomincer. C' una nuova vita per noi oltre il mare, in un paese diverso.
Me lo avevi gi detto e poi... ma io adesso....
Non vuoi venire? Non dirmi che dopo tutto quello che ho fatto per te e tutto il tempo speso a cercarti, non vuoi diventare mia moglie. Sono cambiato, te l'ho detto, ti prego Caterina.... Mentre pronuncia queste parole, poco lontano inizia un tafferuglio e si sente un urlo: Accor'uomo! Al ladro! Quello laggi mi ha derubato - grida la signora elegante - inseguitelo, presto prima che scappi dalla Porta.
Francesco si precipita nella direzione indicata e aggiunge: Aspettami, devo aiutare la signora.
Caterina, interdetta, osserva la folla che insegue un fanciullo scalzo e senza nemmeno rendersene conto si sente all'improvviso stretta in una morsa, poi sollevata per aria come un fuscello. Fa appena in tempo a girarsi per vedere una faccia, un ghigno e la nota cicatrice. Proprio lui, il Manigoldo  a pochi centimetri dal suo viso e la sua mano pesante le serra la bocca per impedirle di gridare. Era tutto orchestrato, il furto del fanciullo era solo un diversivo per distrarre le guardie. Adesso nessuno si accorge di lei e non pu n scappare n gridare. Hysa glielo aveva detto di non entrare a Monteriggioni, adesso  troppo tardi per fare qualsiasi cosa. Trascinata in un antro, viene chiusa la porta e solo allora il Manigoldo le parla: Credevi di averla fatta franca, credevi di poter scappare cos facilmente, ti abbiamo seguita e ti abbiamo aspettata al varco. Tutti i pellegrini passano di qui e tu non hai resistito alla tentazione di entrare.
Caterina, sbiancata e senza forze, spera che l'ammazzino presto, risparmiandole altre umiliazioni. Non pu parlare, visto che le hanno messo un bavaglio ben stretto ed  inutile implorare con lo sguardo. I suoi occhi sono spenti e rassegnati, pu solo raccomandare l'anima a Dio e augurarsi che finisca presto. Il bel sogno si  infranto, forse il suo destino era segnato. Non vedr mai Siena, la libert  stata solo un momento transitorio, ma valeva ugualmente la pena provare.
Averardo, avevi ragione, abbiamo fatto bene a rimanere qui, adesso ser Giovanni ci dar i fiorini promessi per la sua cattura, prima per ci divertiremo!.
Non qui, presto, andiamo via dal borgo e poi faremo i nostri comodi. Ora mettila dentro il sacco e usciamo senza farci notare. Prendi l'altro sacco, in modo che sembri un trasporto di farina e poi saliamo sul carretto e via.
Si torna a Firenze a intascare il premio. Poi faremo i signori.
Sei certo che ser Giovanni della Casa, ora che Papa Callisto gli ha annullato il matrimonio con Lusanna, ci dar ancora quel che ci promise?.
La Sacra Rota ha dato ragione a Giovanni, s, e lui non dimenticher l'accordo. I patti sono patti, risponde Averardo col tono di chi non ammette repliche, perch dei due  lui a comandare, poi apre il portone e a testa bassa si avvia.
Hanno proprio l'aria di due scaricatori che trasportano farina. Infatti seminano polvere bianca al passaggio, senza destare sospetti fra la gente che, riacciuffato il ladro, discute animatamente sulla pena che verr inflitta al ragazzo colpevole di aver rubato alla pellegrina. Data la giovane et forse gli sar risparmiata la vita, si far qualche anno di carcere. Per dovrebbe avere dei complici pi grandi di lui che lo hanno aizzato, dice qualcuno rivolto a Francesco che si guarda intorno in cerca di Caterina. Non pu essere sparita di nuovo, almeno non cos in fretta. Potrebbe chiedere a loro se l'hanno vista. Si avvicina con una certa fretta, ma uno dei due si gira e lo guarda male e poi accelera il passo. Cosa diavolo succede? pensa Francesco. Qualcosa non torna e poi il sacco si muove come se scalciasse, non sar che l'hanno... e senza riflettere si getta addosso a uno dei due tirando gi la balla di iuta. A toccarla capisce che dentro c' un corpo e allora si affretta ad aprirla per far uscire quella che spera sia Caterina.
I due, presi alla sprovvista, sono rimasti qualche secondo immobili, guardandosi l'un l'altro, non sapendo se scappare o salvare la refurtiva. Visto che intorno non c' nessuno, saltano addosso a Francesco che ha appena tagliato le corde ai polsi della ragazza. Inizia una colluttazione violenta, Francesco si batte come un leone,  atletico e robusto, ma sono due contro uno e quando la lama del suo coltello si conficca nel petto di Averardo, l'altro lo colpisce alle spalle e con tutta la rabbia che ha accumulato lo trafigge ripetutamente.
Un grido pi forte trapassa l'aria e Caterina, che  rimasta rincantucciata dietro una scala, capisce che non c' pi nulla da fare se non mettersi in salvo. Arrivano in massa tutti quelli che discutevano e anche le guardie sopraggiunte per arrestare il ragazzo. I due vengono catturati mentre scalciano e fendono colpi a destra e a manca. Tutti gli uomini si danno da fare per immobilizzarli e, non senza fatica li legano l'uno alle spalle dell'altro. Criminali, farabutti, avete ucciso un uomo! Quanto sangue sparso, la forca non ve la leva nessuno, maledetti....
Caterina sgomenta recupera le forze e tutto il suo sangue freddo per allontanarsi in sordina e scivolare lungo i muri fino alla porta che si apre sulla strada per Siena. Le sentinelle sono scese per raggiungere la piazza. Oltrepassare i pesanti battenti  come scivolare sull'olio per poi spiccare il volo.
Babushka guarda e sorride.  seduta sotto le fronde del grande albero nodoso, fra le betulle leggere che mormorano al vento e rinfrescano l'aria. Intorno adulti e bambini in circolo ascoltano rapiti. Sono uomini e donne con le casacche di lino e le cinture colorate, ai piedi hanno scarpe di scorza d'albero. Sono alti di statura e hanno i capelli biondi, quasi bianchi. Qualcuno accenna una melodia accompagnandosi con un piccolo strumento a corde. Babushka racconta della povera Vassilissa che, inviata dalla matrigna a casa della strega, fu costretta a obbedirle in tutto e per tutto e la casa era decorata di teschi e di occhi e sorretta da colonne di gambe umane. Le maniglie delle porte e delle finestre erano fatte con dita di mani e piedi di uomini e donne e il chiavistello era un grugno di denti appuntiti.
I bambini tremano a sentire nominare la strega e si stringono alle gonne delle mamme, i pi piccoli piangono. Nel gruppo Caterina riconosce monna Vaggia con la Ginevrina e mastro Totto, un po' in disparte Francesco ancora con la giubba insanguinata. Sembrano non vederla. Per quanto lei si sbracci e si sforzi di chiamarli per nome, non rispondono. E poi cosa ci fanno in questa radura della grande terra di Rus', nel bosco incantato delle favole della nonna?
Babushka narra della leggenda dei tre cavalieri che Baba Jaga considera i suoi servitori: il Cavaliere bianco, che rappresenta il giorno; il Cavaliere rosso, che rappresenta il sole; il Cavaliere nero, che rappresenta la notte. Vassilissa chiede alla strega chi siano e Baba Jaga risponde: La mia alba luminosa, il mio sole e la mia notte scura. Quando Vassilissa vuole saperne di pi sui tre cavalieri, la strega risponde che non tutte le domande portano risposte: Molto saprai, presto invecchierai. Finisce il racconto e Vassilissa sposa il re.
Mentre tutti si avviano a tornare a casa babushka fa cenno a Caterina di avvicinarsi e poi con un sussurro le dice: Adesso posso andare contenta, ti ho protetta da lontano e ascoltavo tutto ci che scrivevi nelle lettere. Ora non hai pi bisogno di me, Ekaterina, sei stata brava a cavartela laggi, abbi cura di te e se dovesse tornare un attacco del male non preoccuparti, passer come  venuto. Il mal caduco ti ha salvata,  stato il tuo dono e ne hai saputo far tesoro. Resta l dove sei e aspetta, vedrai che le cose si metteranno in bene fra un po'. Non prendere decisioni affrettate. Il tempo  la migliore medicina e Baba Jaga che custodisce le chiavi del tempo  stata sconfitta. Ora devo lasciarti, ti bacio, figlia mia e sparisce nella corteccia del grande albero.
Caterina si ritrova seduta sul letto con la camicia bagnata per il sudore e i capelli tutti appiccicati, la gola riarsa e gli occhi sgranati. Le compagne dormono, meno male che non le ha svegliate con un urlo. Ha sognato la nonna e tutti gli altri. Forse era quello l'aldil. Sembrava un bel posto e adesso babushka si  trasformata nella grande quercia nodosa e anche gli altri saranno rinati sotto varie forme: abeti, betulle, aceri. Per questo le piante sono sacre al suo paese e bisogna annaffiarle con cura e rispettarle.
Da qualche giorno  qui nel grande Ospedale di Santa Maria della Scala. Finalmente  giunta a Siena, che l'ha accolta con pigra benevolenza, entrando da Porta Camollia insieme a tanti pellegrini, desiderosi di una sosta nella bella citt. L'ultimo tratto di strada da Monteriggioni  stato agevole, anche se aveva la morte nel cuore per la fine di Francesco. Correva sollevando i piedi come se potesse volare. Non si erano neanche potuti salutare, per via di quel delitto orribile per mano dei due assassini che erano venuti a prendere lei. Lei che si era salvata passando attraverso la boscaglia e poi, dopo l'alveo del lago di terra rossa e la foresta dei Renai, aveva visto le grandi mura e la cuspide del Duomo e il campanile spiccare fra i tetti rossi delle case. Poco discosta, ma alla stessa altezza, svettava la torre del Mangia sotto un cielo smaltato, con piccole nuvole in fuga. Era salva, nessuno le avrebbe chiesto di rendere conto di chi fosse e del perch si trovasse l. Aveva solo un nome: suor Orsola degli Alberighi all'Ospedale della Scala. Non era stato difficile trovarlo, il flusso andava in una sola direzione verso la cattedrale dell'Assunta, sollevata su un colle a dominare la citt.
Nonostante fosse sconvolta per Francesco, di fronte alla grande chiesa non aveva potuto fare a meno di trasalire per la bellezza dell'edificio, ricoperto di marmi bianchi, ravvivato da decori verde scuro e rossi, con un rosone intarsiato come un cristallo di neve. Nemmeno a Firenze aveva mai visto niente di simile ed era rimasta a bocca aperta a contemplare il Duomo. Aveva deciso per di non entrare, ma di rivolgersi subito all'Ospedale della Scala per cercare suor Orsola. Il tempo per ammirare  in seguito l'interno della chiesa non le sarebbe mancato di certo. Finalmente era giunta nella terra promessa, la citt della libert. Libertas si leggeva sullo stemma azzurro che aveva notato alla porta.
Aveva dovuto attendere a lungo prima di poter incontrare suor Orsola e molte erano state le insistenze da parte sua e le preghiere e le suppliche nel parlatorio delle monache. I vestiti che aveva indosso erano laceri, ma i religiosi non erano forse abituati ad avere a che fare con poveri e malati? Dunque perch essere cos sospettosi? Nonostante facesse il nome di monna Ghisola, le inservienti scuotevano la testa e andavano via, lasciandola senza risposte. Poi si ricord delle monete d'argento avute dalla signora e ne consegn un paio a una donna anziana, la quale si affrett a riporle in tasca. Dopo poco torn per accompagnarla in un'altra stanza. Percorsero lunghi corridoi attraverso i quali si aprivano le stanze per i malati a destra e a sinistra. Alla fine erano giunte in una sala dagli alti soffitti con volte decorate e pareti affrescate con immagini di malati e bambini. Lungo le pareti erano disposti i letti su cui riposavano pellegrini stanchi del viaggio.
Questa sala  il Pellegrinaio, hanno appena finito gli affreschi spieg la donna a Caterina, con gentilezza, forse per sdebitarsi della ricompensa inaspettata ricevuta da una poverella come lei. Caterina osservava in silenzio quei dipinti che sembrava volessero sfondare le pareti e allargare gli spazi. I colori nitidi e brillanti richiamavano la precisione dei dettagli, ma evocavano anche un senso di favole lontane. Arrivata in fondo alla sala vide dietro una grata una monaca piccola dai tratti signorili. Con dignitosa affabilit le fece segno di avvicinarsi con la sedia e si pose in ascolto. Caterina inizi riferendo di monna Ghisola che a quell'ora di certo si trovava a Roma dal Papa e forse avrebbe proseguito per Gerusalemme, secondo le ultime volont del marito morto. Poi con grande naturalezza raccont di s, dal principio, aprendo il suo cuore, come non aveva mai fatto con nessuno, nemmeno con Francesco.
Si capiva che quella era una donna avvezza a formarsi un'opinione degli altri senza ricorrere a sotterfugi e alla fine del racconto gli occhi grandi e neri, che avevano seguito con attenzione le vicende di Caterina, si illuminarono e con voce calma e profonda le disse che poteva rimanere al convento quanto avrebbe voluto. E un giorno avrebbe potuto anche prendere i voti, se questa si fosse rivelata la sua vocazione, ma solo in quel caso, perch nessuno l'avrebbe obbligata. Il lavoro non mancava all'Ospedale e due braccia in pi erano sempre ben accette. Fra i gettatelli c'era bisogno di cure e Caterina avrebbe saputo fare da mamma a quei poveri bambini abbandonati: ogni giorno ne arrivavano di nuovi e la prima cosa da fare era battezzarli, perch molti morivano durante il primo anno di vita. Occorreva nutrirli, vestirli e fare loro qualche vezzo ogni tanto, ma questo Caterina lo sapeva da s, comment la suora.
Dopo il sogno della nonna fa fatica a riaddormentarsi. Un letto comodo  una novit a cui deve riabituarsi. I bambini la tengono occupata tutto il giorno, senza contare che il lavoro comprende anche strofinare i pavimenti delle camerate e pulire piatti e scodelle, pentole e catini, lavare lenzuola e fasce per i neonati. Un lavoro duro e la sera  cos stanca che si addormenta senza dire amen. Ogni tanto rivede il volto di Francesco e prova una fitta al cuore, ma subito un bambino la chiama e lei accorre sforzandosi di sorridere. L'odore dei neonati, quell'afrore di latte e urina la calma subito.
Ogni tanto nella bisaccia tocca la seta verde che ha portato con s, il regalo di Francesco per le nozze e pensa che un giorno forse si cucir un vestito bellissimo e magari uscir dal convento per iniziare una vita nuova, ma adesso l'importante  essere qui a Santa Maria della Scala. E ricordando le parole di babushka, ripete fra s: Il tempo  la migliore medicina e Baba Jaga che ne custodisce le chiavi  stata per ora sconfitta.
...
.
...
FINE.
...
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...
Nota dell'autrice.
.
Dove finisce la verit storica e dove comincia la libera invenzione? Questo  il punto di ogni romanzo storico che ha la pretesa di raccontare oltre che i fatti anche le atmosfere, i pensieri, le emozioni, i comportamenti dei protagonisti di un determinato periodo che, essendo morti da tempo, non possono pi testimoniare. Mi sono presa nei confronti della Storia alcune libert, perch come dice Manzoni: Lo scrittore deve profittare della Storia, senza mettersi a farle concorrenza, pur mantenendo fermi aspetti e personaggi che hanno operato cos, proprio in quel momento. Mi riferisco ai grandi che qui fanno solo da sfondo: Cosimo il vecchio, il vescovo Antonino e Alessandra Macinghi Strozzi, il cui carteggio ho studiato e analizzato per trarne ispirazione. Fondamentale per il personaggio di Lusanna  stato il libro di Gene Brucker Giovanni e Lusanna, edito dal Mulino nel 1988, che ricostruisce le vicende attraverso la documentazione degli atti. Antonino Pierozzi, dopo un lungo processo che coinvolse tutta la citt, condann Giovanni della Casa, concludendo che una vedova onesta e virtuosa si era scambiata delle promesse con Giovanni, ricevendo da lui un anello, e che tutto era avvenuto alla presenza di testimoni, fra cui il frate che aveva celebrato l'unione tra i due. Era la prima volta che capitava una sentenza del genere e forse anche l'ultima. Sono rimasta colpita da questa storia e mi sento in debito nei confronti del testo di Brucker. La protagonista del mio romanzo, Caterina, viene rivenduta e donata come regalo di nozze a Lusanna di Benedetto (figlia di un artigiano benestante, emigrato dalla Dalmazia) e qui le vicende di Caterina si intrecciano con quelle della donna realmente vissuta a Firenze in quegli anni, che riusc a vincere in tribunale contro il ricco mercante, che l'aveva sposata in segreto e poi ripudiata.
Ho voluto dare voce alla protagonista, la schiava Caterina, un personaggio di invenzione (dagli atti del processo risulta soltanto che Lusanna avesse avuto in dono una schiava da Giovanni) che assiste e partecipa alle vicende ma intanto vive una sua vita difficile e tormentata, sempre alla ricerca di una possibile fuga e, al contempo, spaventata dalle conseguenze in caso di fallimento del piano.
Non  noto a molti che in quel periodo nelle grandi citt europee esisteva una schiavit domestica quasi esclusivamente femminile di provenienza est-europea. Queste donne erano impiegate nelle famiglie nobili per la cura della casa, come balie o amanti dei padroni e prostitute nei bordelli. Venivano comprate per un costo massimo di cento fiorini, affittate per allattare i neonati e spesso rubate. Gli anziani le tenevano per farsi accudire nella malattia e in vecchiaia. Non  sorprendente come la storia si ripeta?
Ma il romanzo  anche un intreccio di fatti e aneddoti scovati durante il lavoro di documentazione sulla Firenze del 1450. Mi riferisco ad esempio alle avventure del prete Arlotto Mainardi, un buontempone che aveva ispirato una raccolta di storielle che circolavano su di lui a Firenze. Interessante anche il diario fiorentino di Luca Landucci e una serie di Libri di Ricordi di mercanti dell'epoca, che annotavano tra debiti e crediti anche vicende familiari pi o meno importanti. Per le donne ho fatto riferimento alle lettere di Margherita Datini, ma soprattutto al carteggio di Alessandra Macinghi, la madre di Filippo Strozzi, che ci ha lasciato un documento impeccabile anche dal punto di vista letterario.
La mia formazione storica mi ha portato a un lungo lavoro di ricerca in archivi e biblioteche. Ho utilizzato la documentazione sul Catasto fiorentino del 1480, reperita per la mia tesi di laurea (da cui  stato tratto un testo pubblicato poi per Giunti). Per questo il romanzo si pu leggere anche come una sorta di guida della Firenze medicea, prima dei cambiamenti ottocenteschi, vista attraverso uno sguardo insolito, quello di una straniera che entra in contatto con un mondo diverso dal suo e con istituzioni, quali l'Ospedale degli Innocenti, le confraternite, le botteghe, i mercati, i modi di vivere e le abitudini dei fiorentini.
Quello che emerge , come succede spesso, la punta dell'iceberg di una miriade di libri e documenti consultati, ne cito solo alcuni: Firenze nel Rinascimento di Gene Brucker (La Nuova Italia,1980); La costruzione della Firenze rinascimentale di Richard Goldthwaite (Il Mulino, 1984); Le schiave orientali a Firenze nei secoli XIV e XV di Agostino Zanelli (Loescher, 1885, ristampa anastatica Forni editore, 1976); La famiglia e le donne nel Rinascimento a Firenze, di Christiane Klapish-Zuber (Laterza, 1988); Schiave ribaldi e signori a Siena di Assunta Ceppari Ridolfi e altri autori (Il Leccio, 1994); Il controllo dell'omosessualit a Firenze (in Quaderni Storici, 1987) di Michael J. Rocke; Linguaggio di schiave del Quattrocento di Mario Ferrara (in Studi di Filologia Italiana,1950); Schiave di Franco Angiolini  (in Storia delle donne in Italia, Laterza, 1996); Rinascimento al femminile, a cura di Ottavia Niccoli (Laterza, 1991).
Fra i personaggi storici per il banchiere Cosimo dei Medici non occorrerebbe dire altro. Ad ogni modo sottolineo che comandava di fatto sulla citt senza ricoprire cariche ufficiali. La sua ricchezza era immensa e gli aveva garantito appoggi politici, soprattutto presso i papi. Vent'anni prima gli Albizzi e gli Strozzi preoccupati del suo potere lo fecero incarcerare e intanto guidarono la rivolta cercando di convincere i cittadini che occorreva punire il tiranno, colui che minacciava la libert del governo fiorentino. Fu esiliato ma, grazie all'enorme patrimonio e ai numerosi contatti politici, riusc a tornare a Firenze dopo solo un anno, nel 1434, richiamato ufficialmente. In realt aveva fatto in modo di influenzare e corrompere i membri della Signoria perch votassero per il suo rientro. Il suo primo pensiero fu allontanare coloro che lo avevano ostacolato, gli Albizzi e gli Strozzi. In quest'occasione fu esiliato, fra gli altri, proprio Matteo Strozzi con la moglie Alessandra e i figli piccoli.
Antonino Pierozzi, figlio di un notaio, era molto amato e ammirato dal popolo, giudicato incorruttibile, sempre dalla parte degli ultimi, come annuncia il Vangelo. Da semplice frate domenicano di Fiesole era salito per meriti pastorali al priorato del convento di San Marco nel 1436, in contemporanea alla creazione degli affreschi delle celle del Beato Angelico, che incoraggi e protesse. Grande teologo, attento alla moralit dei fedeli, spesso si mise contro il clero fiorentino, rilassato e indifferente, ricorrendo alla forza per convincere i pi ostinati e arrivando a riconoscere allo stato il diritto di tassarli, in caso di necessit. Condann la pratica dell'usura o cambio secco, stabilendo quali fossero le attivit lecite per i mercanti, per questo i suoi precetti erano spesso in disaccordo con la politica fiorentina. Profondamente legato all'idea di Repubblica, non approv mai i metodi con i quali Cosimo l'aveva sovvertita per imporre il proprio controllo e utilizzando qualunque mezzo per far eleggere gli amici alle cariche pubbliche. Antonino ribad in molte occasioni l'illecito di queste pratiche nell'esclusivo interesse di Cosimo e fu a sua volta accusato dalla Signoria di interferenze negli uffici. Venne proclamato santo nel 1523.
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Ringraziamenti.
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Per il mio lavoro desidero ringraziare innanzitutto un caro amico e compagno di studi, il prof. Franco Franceschi dell'universit di Siena che mi ha sostenuta e incoraggiata con i suoi preziosi consigli, ma soprattutto perch l'idea di questo romanzo  nata proprio da una conversazione avuta con lui alcuni anni fa. Un debito di riconoscenza va al professore Elio Conti, con cui mi sono laureata, che mi ha insegnato il metodo della ricerca storica unito allo spirito critico. Un maestro per tanti studiosi di storia medievale che ci ha lasciato troppo presto.
Ringrazio la filologa Irina Devizova dell'associazione Italia Russia, per i riferimenti bibliografici: in particolare mi ha suggerito un libro prezioso, Gli Slavi di Francis Conte (Einaudi, 1990) e Il matriarcato slavo. Antropologia culturale dei protoslavi di Evel Gasparini (Firenze University Press, 2010).
E ancora voglio esprimere la mia gratitudine a: Maria Letizia Grossi per la collaborazione e il sostegno; Saveria Gattini per i riferimenti linguistici in russo; Emilia Daniele e tutti gli amici e amiche che mi hanno incoraggiato ad andare avanti, in particolare lo scrittore Alfredo Colitto, anche lui autore di romanzi storici. Grande disponibilit ho trovato nel personale della Biblioteca Nazionale di Firenze, e della Biblioteca Berenson di studi rinascimentali a villa I Tatti a Vincigliata, sede incantevole. Da l si gode di una vista spettacolare sulle colline fiorentine che mi ha ispirato spesso.
Ringrazio infine le editrici Viviana Rosi e Francesca Schiavon che hanno creduto in questo lavoro.
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FINE.